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    Home » Cronaca » Diminuiscono i decessi per l’inquinamento atmosferico in UE. Italia ancora maglia nera

    Diminuiscono i decessi per l’inquinamento atmosferico in UE. Italia ancora maglia nera

    L'Agenzia europea per l'Ambiente conferma un trend quasi ventennale: dal 2005 le morti premature per esposizione al particolato fine sono diminuite del 57 per cento. Ma anche nel 2023, se l'UE si fosse attenuta alle linee guida dell'OMS, avrebbe potuto prevenire 182 mila decessi

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    1 Dicembre 2025
    in Cronaca, Salute
    Inquinamento urbano, lo skyline di Milano 16 gennaio 2024 (Imagoeconomica)

    Inquinamento urbano, lo skyline di Milano 16 gennaio 2024 (Imagoeconomica)

    Bruxelles – Dal 2005 al 2023, i decessi prematuri attribuibili al particolato fine – il più pericoloso inquinante atmosferico – sono diminuiti del 57 per cento in tutta l’Unione europea. Il trend ormai ventennale è stato confermato anche nell’ultimo rapporto dell’Agenzia UE per l’Ambiente, aggiornato al 2023. E riguarda anche l’impatto sulla salute degli altri due gas più letali e diffusi, il biossido di azoto e l’ozono.

    Il taglio netto delle morti causate dell’esposizione al PM2,5 indica – sottolinea il rapporto – che “l’obiettivo del piano d’azione dell’UE per l’inquinamento zero, ovvero una riduzione del 55 per cento dell’impatto, è stato raggiunto per il 2023”.   Ma non è tutto oro quel che luccica: quasi tutti gli abitanti delle città europee – il 95 per cento – sono ancora esposti a livelli di inquinamento atmosferico “notevolmente superiori” a quelli raccomandati dall’Organizzazione mondiale della Sanità.

    Secondo le stime dell’AEA, se il blocco UE fosse riuscito a seguire le linee guida dell’OMS, avrebbe potuto prevenire 182 mila decessi attribuibili all’esposizione al particolato fine (PM2,5), 63 mila all’esposizione all’ozono (O3) e 34 mila all’esposizione al biossido di azoto (NO2). Solo nel 2023.

    La direttiva rivista sulla qualità dell’aria, entrata in vigore lo scorso anno, avvicina gli standard dell’UE alle raccomandazioni dell’OMS, incoraggiando un’ulteriore riduzione dell’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute nei prossimi anni. L’UE – dopo una dura battaglia sia al Parlamento europeo che al Consiglio dell’UE – ha scelto di puntare a dimezzare le emissioni delle principali sostanze inquinanti entro il 2030 in tutti i Paesi membri, con la possibilità di deroghe di dieci anni per i territori con “specifiche condizioni climatiche e orografiche”.

    Livelli di particolato fine nel 2020 e quelli previsti nel 2030 secondo i nuovi limiti Ue

    Purtroppo, sono spesso quelle aree in cui – proprio per le loro particolari situazioni geografiche e climatiche, ma anche economiche ed industriali – si contano il maggior numero di decessi attribuibili all’inquinamento atmosferico. Come la pianura Padana in Italia, la bassa Slesia in Polonia, il bacino della Ruhr in Germania. E in effetti, nonostante il tasso di mortalità sia diminuito del 43,4 per cento negli ultimi vent’anni, nel 2023 l’Italia è stata ancora maglia nera per i decessi causati dall’esposizione al PM2,5. Le vittime italiane del particolato fine sono state 43.083. Nella triste conta, al secondo posto figura la Polonia (25.268), al terzo la Germania (21.640).

    Nel 2023, l’Italia è stata il primo Paese in UE anche per i decessi attribuibili al biossido di azoto (9.064) ed è seconda solo alla Germania per quelli causati dall’ozono (11.230). Oltre alle morti premature, il rapporto evidenzia anche i significativi effetti derivanti dal convivere con malattie legate all’inquinamento atmosferico. Per l’asma, ma anche per le cardiopatie ischemiche e il cancro ai polmoni. Secondo l’AEA, “nuove prove suggeriscono che l’inquinamento atmosferico possa causare anche la demenza“.

    Tags: Agenzia europea ambienteambienteinquinamentoitaliaparticolatopm 2.5Saluteue

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