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    Home » Editoriali » E se facessimo qualcosa di più che postare delle bandiere e scendessimo in piazza? (Con l’aiuto dei partiti)

    E se facessimo qualcosa di più che postare delle bandiere e scendessimo in piazza? (Con l’aiuto dei partiti)

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    9 Dicembre 2025
    in Editoriali
    (Foto: Parlamento europeo)

    (Foto: Parlamento europeo)

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    Per una volta, probabilmente non l’unica ma non vorrei sembrare il nazionalista che non sono, l’Italia potrebbe aver fatto qualcosa che potrebbe essere d’esempio all’Unione europea: una manifestazione di popolo a sostegno dell’idea.

    Il 15 marzo del 2025, a Roma, si tenne una allegra riunione di cittadini a sostegno del progetto europeo. Ebbe un notevole successo, benché molto ingenua e priva di un programma, piena di contraddizioni sul ruolo che l’Unione dovrebbe avere. Però mobilitò migliaia di persone a difesa di un’idea, i contenuti poi, si sperava che sarebbero arrivati.

    Ora l’Unione è davvero sotto attacco, dalla Russia, dagli alleati più cari, gli Stati Uniti, da commercianti agguerriti e poco democratici come i cinesi. Un attacco che è militare nel senso di veri aerei militari che sorvolano illegalmente i nostri cieli, se qualcuno non volesse considerare l’attacco stragista all’Ucraina come un attacco anche e forse soprattutto all’Unione europea. Un attacco cyber, con interi sistemi informatici che vengono bloccati, un attacco di mala informazione. E questo viene solo dalla Russia.

    Poi ci sono gli Stati Uniti, che ci hanno esplicitamente mollati, che si sono schierati, come abbiamo sempre avvertito su questo giornale, al fianco di Mosca, e che ora, nero su bianco, scrivono che l’Unione deve morire, e deve morire, questa è la verità, non perché è debole, ma perché è forte, e perché ancora più forte può diventare.

    Infine ci sono i cinesi, che ci vogliono tenere per il collo con le materie prime che solo loro hanno, con i fiumi di merci con in quali sono in grado di polverizzare il nostro mercato. Non ci sparano addosso, di hackeraggio fanno il minimo indispensabile, ma ci vogliono “spolpare” con la potenza del commercio.

    Bene, cioè, malissimo. Se però tutto questo è vero, se è vero che ieri passeggiando tra le vetrine o sorseggiando una cioccolata davanti al camino (chi lo ha) o guardano la tv belli al caldo, abbiamo eroicamente ritwittato la bandiera europea (che poi, personalmente, dalle bandiere mi guardo sempre con una certa prudenza, anche da quella europea che pure come giornale abbiamo ritwittato) allora forse siamo pronti a fare un passo in più: a scendere in piazza in tutta Europa, come europei, per dire (se i sondaggi di Eurobarometro sono veri) che noi in questo progetto ci crediamo, che noi vogliamo il nostro posto di democrazia nel mondo, che abbiamo un sistema di vita che ci piace e che non vogliamo né rendere armato fino ai denti né privarci delle tante libertà che abbiamo. E che siamo pronti a difenderlo.

    Non voglio fare retorica, parlare di “milioni di morti” (che pure ci sono stati) o di grandi sognatori come Spinelli o Monnet, voglio difendere un sistema per il quale posso scrivere liberamente questo giornale, posso professare la religione o il credo politico democratico che voglio, posso viaggiare, studiare, leggere i libri che preferisco. Per dire che voglio votare liberamente, senza trucchi e senza inganni. Per dire che la crescita economica incredibile che abbiamo avuto in questi decenni deve continuare, dando di più in particolare a chi ha meno.

    E qui i partiti democratici europei devono aiutare. I popolari, i socialisti, i liberali, i verdi, la sinistra, forse anche qualche conservatore, devono aiutarci a dire pubblicamente, nelle strade, che questo progetto esiste, che ancora ci crediamo, che è un progetto di libertà che non vogliamo ci sia rubato.

    Tags: manifestazione pro ue

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