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    Home » Editoriali » Il rapimento di Maduro, prova generale per vedere dove si può arrivare

    Il rapimento di Maduro, prova generale per vedere dove si può arrivare

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    5 Gennaio 2026
    in Editoriali
    Donald Trump

    Il presidente statunitense Donald Trump (foto via Imagoeconomica)

    Cosa il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha voluto fare con il suo attacco a Venezuela è, come sempre  per le cose che lo riguardano, opinabile. E’ una violazione del diritto internazionale, di sicuro; è un atto populista di “lotta al cartello della droga”, certamente; è un aiuto ad almeno una compagnia petrolifera statunitense, certo. Ma è soprattutto un atto di arroganza teso a testare le reazioni nel mondo, in vista di altri gesti eclatanti e probabilmente inutili, se non dannosi, per gli Stati Uniti. Colombia e Groenlandia sono già stati confermati come obiettivi dal 47° presidente degli Sati Uniti. Con grande tranquillità, come se fosse normale.

    L’attacco non ha avuto effetti sul prezzo del petrolio (d’altra parte il Venezuela rappresenta meno dell’uno per cento dell’offerta mondiale), è salito l’oro, i mercati finanziari hanno reagito bene, e dal resto del mondo le reazioni non sono state tali da destare preoccupazioni negli Usa. Dall’Unione europea è venuto un, inevitabile, richiamo al rispetto del diritto internazionale, ma di condanna al raid neanche se ne parla, come non ci si sbilancia nell’immaginare e commentare la nuova situazione. Da Cina e Russia, che erano Paesi “amici” di Maduro, sono venute parole leggere di condanna. Insomma, il bombardamento, i morti, il rapimento di Maduro e della moglie sono stati accettati e già digeriti in tutto il mondo.

    Il che apre la via a scenari potenzialmente drammatici, anzi, certamente drammatici. La Cina sta cercando di penetrare commercialmente anche il Sud America e certo questa mossa di Trump non la aiuta, ma non ci può far niente, non ha armi per rispondere, almeno al momento. Però Pechino ha un interesse dichiarato da sempre e che l’ha spinta a non condannare l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e, di fatto, ad accettare l’azione in Venezuela da parte degli USA: Taiwan. Da anni Pechino prepara l’invasione (e da anni Taipei organizza le difese). L’esercito di Pechino sembra che al momento non sia pronto, ma che lo sarà tra pochissimo. Se dunque il clima internazionale è che chi ha la forza e la utilizza a sua piacimento è legittimato a farlo dalla nota “legge del più forte” ecco che per Pechino il problema dell’invasione di Taiwan diventa esclusivamente militare, senza problemi politici in giro per il mondo.

    Per quanti riguarda Mosca le cose sono ancora più evidenti: da quattro anni cerca di conquistare l’Ucraina (senza riuscirci) e se le cose a livello internazionale stanno così continuerà la sua guerra finché ne avrà la forza, finché gli USA glielo consentiranno.

    Dunque ecco, nessuna lacrima per Maduro, che certamente era un dittatore impresentabile, ma tante per un sistema mondiale che è saltato, per tornare a quella “legge del più forte” che nel continente europeo ha insanguinato le terre per secoli e secoli.

     

    Tags: cinaMadurorussiaTrumpVenezuela

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