Bruxelles – Dopo Regno Unito e Francia, anche la Spagna del socialista Pedro Sánchez si dichiara disponibile al dispiegamento di contingenti in Ucraina. “Se la Spagna ha mandato truppe di pace ad altre latitudini lontane, come non inviare forze di pace in Ucraina, in un Paese europeo? Dobbiamo partecipare attivamente all’implementazione di questa architettura di sicurezza europea”, ha dichiarato Sánchez in apertura della conferenza dei 130 ambasciatori spagnoli riunita a Madrid.
I contingenti arriverebbero in Ucraina solo dopo il raggiungimento del cessate il fuoco nell’area. In uno scenario globale molto complicato, Sánchez ha poi rinnovato la disponibilità, già paventata a ottobre, per l’impiego di “truppe di pace, quando sarà il momento”, anche in Palestina. Il socialista è così l’unico leader mondiale ad aver dichiarato esplicitamente la volontà di impegnare direttamente le sue truppe in entrambi i conflitti.
La Spagna allineata con Francia e UK
La presa di posizione del leader spagnolo è arrivata due giorni dopo la dichiarazione di disponibilità sottoscritta, durante l’incontro della coalizione dei volenterosi, da Francia e Regno Unito. La buona volontà delle cancellerie europee dovrà comunque superare la prova dell’aula. Sia Keir Starmer che Pedro Sánchez hanno ricordato come sia necessario l’assenso del Parlamento per avallare una decisione così importante. A Madrid, dove la maggioranza si regge su un precario equilibrio, l’assenso parlamentare non è scontato.

Gli europei che non ci stanno
La scelta di Sanchez è una sorpresa nel contesto dell’Unione. Nel continente sono pochi coloro che si sono dimostrati aperti a un sostegno militare diretto all’Ucraina. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha negato categoricamente questa ipotesi. Più possibilista il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che però ha parlato solo di un generico “schieramento di forze sul territorio della NATO vicino all’Ucraina dopo un cessate il fuoco”. Approccio simile quello del premier polacco Donald Tusk, che ha negato il contributo diretto di militari polacchi in Ucraina, delineando però per la Polonia il ruolo di “Paese guida” per quanto riguarda la supervisione del supporto logistico all’Ucraina.
Mosca: “Le truppe sono un obiettivo di combattimento legittimo”
La buona volontà di Francia, Spagna e Regno Unito dovrà in ogni caso superare la prova dei negoziati, dove il principale ostacolo rimane la contrarietà di Mosca alla pace. La Federazione russa non ha mai realmente aperto, in questi mesi, a un cessate il fuoco. Anzi, le dichiarazioni ostili nei confronti degli Stati europei non sono mancate anche oggi. In una nota del ministero della Difesa, il piano di mantenimento della pace proposto dalla coalizione dei volenterosi è stato definito “pericoloso”, aggiungendo che qualsiasi truppa inviata in Ucraina dai governi occidentali sarebbe un “obiettivo di combattimento legittimo”.

Le truppe in Palestina
Sulle sponde del Mediterraneo, invece, la fase 2 del cessate il fuoco a Gaza non è ancora del tutto operativa. L’impiego di militari stranieri sotto la supervisione delle Nazioni Unite per garantire la tregua ha raccolto non molti consensi. Nella lista, a cui oggi si è iscritto anche l’esecutivo di Madrid, figurano anche Indonesia, Malesia, Pakistan e Italia. I grandi eserciti mondiali sono rimasti silenti se non negato esplicitamente l’adesione con forze militari al mantenimento della possibile pace.











