Bruxelles – Qualcosa si muove sul fronte auto elettriche tra l’Unione europea e la Cina. A oltre un anno dall’imposizione di dazi UE fino al 35 per cento sull’import di e-cars da Pechino, oggi la Commissione europea ha pubblicato una serie di linee guida per far sì che i produttori cinesi possano presentare adeguate offerte di impegno sui prezzi. Un documento che il ministero del Commercio cinese ha salutato immediatamente come la fine della contesa, mentre da Bruxelles hanno chiarito: “Fornisce orientamenti, nient’altro”.
Il documento orientativo copre “vari aspetti da affrontare in un’eventuale offerta di impegno, tra cui il prezzo minimo all’importazione, i canali di vendita, la compensazione incrociata e i futuri investimenti nell’UE”, si legge in una nota dell’esecutivo UE. Il portavoce della Commissione europea per il Commercio, Olof Gill, ha precisato che le linee guida sono state redatte in seguito a un’offerta di impegno sul prezzo ricevuta lo scorso dicembre da una casa automobilistica cinese. “Abbiamo ritenuto che fosse arrivato il momento di emettere questo ulteriore orientamento affinché eventuali ulteriori offerte di impegno, qualora dovessero arrivare, abbiano un quadro molto chiaro entro il quale devono essere formulate”, ha affermato il portavoce.
Sebbene lo stesso Gill abbia confermato il dialogo con il ministero del Commercio della Repubblica Popolare sulla questione, la lettura offerta in mattinata da Pechino va ben oltre l’apertura di Bruxelles. “La Cina e l’UE hanno condotto diversi cicli di consultazioni in uno spirito di reciproco rispetto – ha annunciato in una nota il ministero del commercio cinese -. Entrambe le parti ritengono necessario fornire orientamenti generali sugli impegni di prezzo per gli esportatori cinesi che esportano veicoli elettrici a batteria per passeggeri (Bev) nell’UE, consentendo loro di affrontare le questioni rilevanti in modo più pratico, mirato e coerente con le norme dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO)”.
Per Pechino, “i progressi compiuti riflettono pienamente lo spirito di dialogo e i risultati delle consultazioni” e “dimostrano che sia la Cina che l’UE hanno la capacità e la volontà di risolvere adeguatamente le divergenze attraverso il dialogo e la consultazione nel quadro delle norme del WTO e di mantenere la stabilità dell’industria automobilistica e delle catene di approvvigionamento in Cina, nell’UE e nel mondo intero”.
Un accordo vero e proprio per congelare i dazi compensativi imposti dalla Commissione europea il 28 ottobre 2024 a seguito di un’indagine antisovvenzioni non c’è stato. Le extra-tariffe per le quattro ruote a batteria cinesi restano in vigore. Variano a seconda del marchio, e si aggiungono all’aliquota base del 10 per cento: la più colpita è Saic (35,3 per cento), seguita da Geely (18,8 per cento), Byd (17 per cento) e Tesla (7,8 per cento), quest’ultima inclusa perché parte della produzione avviene a Shanghai.
“Il mercato europeo è aperto ai veicoli elettrici da tutte le altre parti del mondo, se ci sono parità di condizioni”, ha chiarito Gill, insistendo sul fatto che l’obiettivo della Commissione è “affrontare il vantaggio competitivo ingiusto”. Con le nuove linee guida, l’esecutivo UE fissa i paletti per approvare eventuali impegni sui prezzi dei produttori cinesi e abolire i dazi corrispondenti. Bruxelles ha precisato che “ogni offerta di impegno sui prezzi è soggetta agli stessi criteri giuridici e la Commissione europea condurrà ogni valutazione in modo obiettivo ed equo, seguendo il principio di non discriminazione e in conformità con le norme dell’OMC”.
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