Bruxelles – Gli ospiti non sono sempre desiderati (almeno dal governo). Il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Michael O’Flaherty, in visita in Italia, ha tenuto un discorso all’Università Roma Tre, dove denuncia la diminuzione dello stato di diritto in Italia. O’Flaherty non ha dimenticato, infatti, di sottolineare come l’arretramento dei diritti dei migranti in Europa sia frutto dell’impegno italiano (e danese). Per poi rincarare la dose dicendo che “l’Italia nell’indice dello Stato di diritto del World Justice Project del 2025 ha un punteggio di 6,6 su dieci”.
L’insofferenza verso il governo
Il commissario sarà in visita oggi, 13 gennaio, anche al Senato e alla Camera per dialogare con le commissioni Affari costituzionali. O’Flaherty, però, già nel discorso all’università romana ha fatto trapelare una certa insofferenza nei confronti dell’indirizzo del governo Meloni. Non sono mancati affondi su tematiche strettamente legate alla politica interna. “Durante la mia visita in Italia – ha dichiarato il commissario – presterò particolare attenzione allo stato della magistratura e dei media indipendenti”.
La riduzione dei diritti dei migranti
Il tema ricorrente del commissario per i diritti umani è però quello dei migranti, facenti parete del suo mandato istituzionale. O’Flaherty ricorda agli studenti dell’università come il governo di Roma sia in prima linea nel voler ridurre i diritti dei richiedenti asilo. Il 10 dicembre, infatti, 27 Stati membri (su 46) del Consiglio d’Europa hanno siglato una dichiarazione che stimola a modificare l’approccio della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) in materia di migrazione.
“L’iniziativa della dichiarazione è stata guidata dai governi di Danimarca e Italia” ricorda il commissario. La sua paura, inoltre, è quella della strumentalizzazione del fenomeno: “La migrazione irregolare verso l’UE è diminuita del 25 per cento nei primi 11 mesi del 2025 e, in ogni caso, non siamo affatto vicini alla situazione che abbiamo visto nel 2015. In altre parole, non sembra che la migrazione rappresenti una sfida nella misura suggerita”.
Questa concentrazione, immotivata, sul fenomeno nasconde qualcosa di più per O’Flaherty: “Se le autorità arrivano a designare ampi gruppi di persone che non gradiscono e la cui protezione dovrebbe essere indebolita, ci avventuriamo su un terreno pericoloso e scivoloso”, spingendosi fino a domandare: “Chi sarà il prossimo?”.
Venezuela e Ucraina
Il monito del commissario per i diritti dell’uomo non è rivolto solo all’Italia e all’Europa. La destituzione da parte degli Stati Uniti del presidente venezuelano Maduro viene definita un “rapimento illegale”, mentre l’attacco russo all’Ucraina una “persecuzione figlia del declino dell’ordine mondiale del dopoguerra”. La soluzione per il funzionario è dunque rafforzare le istituzioni intergovernative, mettendo però sempre al centro gli Stati. “Solo gli Stati possono arrestare il declino e riparare i sistemi. In primo luogo, dobbiamo rivolgerci a loro e cercare di persuaderli”. Parole che appaiono anacronistiche in un contesto di guerre e violazioni dei diritti umani come quello odierno.










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