Bruxelles – Si aggrava sempre più il bilancio della repressione delle proteste in Iran. Dopo il blocco di internet imposto dal regime, ricominciano a circolano immagini e video delle violenze sui social network. L’ong Iran Human Rights ha dato un nome a 648 vittime tra i manifestanti. Ma “allo stesso tempo, secondo fonti non verificate, potrebbero essere state uccise almeno diverse centinaia di persone e, secondo alcune stime, più di 6 mila“, denuncia la stessa associazione. L’occidente prepara una risposta: mentre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, minaccia dazi del 25 per cento a chiunque commerci con Teheran, l’UE metterà sul tavolo “rapidamente ulteriori sanzioni nei confronti dei responsabili”.
Le proteste nei centri urbani di tutto il Paese proseguono ininterrotte da sedici giorni. Sono state innescate da un crollo del valore del ral, la moneta nazionale, ma si sono immediatamente trasformate in una decisa sollevazione anti-governativa. Il regime degli ayatollah, in piedi dal 1979, vacilla più che mai e – come già accaduto durante le proteste di tre anni fa a seguito dell’uccisione della giovane Mahsa Amini – ha deciso di reprime le manifestazione nel sangue.
In una nota diffusa ieri, Iran Human Rights, che ha sede in Norvegia, ha parlato di oltre 600 vittime, tra cui nove minori, migliaia di feriti e oltre 10 mila arresti. “A causa del blackout di Internet in atto dall’8 gennaio e delle severe restrizioni all’accesso alle informazioni, è estremamente difficile verificare in modo indipendente queste notizie”, ha sottolineato. Secondo quanto riportato da Reuters, un funzionario del governo di Teheran avrebbe affermato che circa duemila persone, compresi membri delle forze di sicurezza, sarebbero rimaste uccise durante i disordini. Ma la stessa IHR ha accennato ad “alcune stime” che indicano “più di 6 mila vittime”.
The rising number of casualties in Iran is horrifying. I unequivocally condemn the excessive use of force and continued restriction of freedom.
The European Union has already listed the Islamic Revolutionary Guard Corps in its entirety under its human rights sanctions regime.…
— Ursula von der Leyen (@vonderleyen) January 13, 2026
Numeri “terrificanti”, ha commentato in un post su X la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha annunciato che “in stretta collaborazione con l’Alta rappresentante UE per gli Affari esteri, Kaja Kallas, saranno rapidamente proposte ulteriori sanzioni nei confronti dei responsabili della repressione”. L’UE ha già inserito l’intero Corpo delle Guardie della rivoluzione nel suo regime di sanzioni per le violazioni di diritti umani in Iran, che conta ormai 230 individui e 40 entità.
Le condanne a Teheran sono arrivate da diverse cancellerie europee: secondo Friedrich Merz il regime degli ayatollah è giunto ai suoi “ultimi giorni e settimane“, per Emmanuel Macron la Repubblica Islamica sta “prendendo di mira indiscriminatamente le donne e gli uomini iraniani che coraggiosamente chiedono il rispetto dei propri diritti”. Palazzo Chigi ha affermato in una nota di seguire “con forte preoccupazione la situazione di questi giorni in Iran e le notizie che stanno giungendo circa i numerosi morti tra i manifestanti”. I governi di Spagna e Belgio hanno convocato gli ambasciatori iraniani nei rispettivi Paesi.
Oggi il ministero degli Affari Esteri di Teheran ha convocato gli ambasciatori di Regno Unito, Germania, Italia e Francia nel Paese, e presentato loro immagini delle azioni violente compiute dai manifestanti. Nel frattempo, ieri il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha minacciato di imporre dazi extra del 25 per cento a qualsiasi Paese che intrattiene rapporti commerciali con l’Iran. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, non ha escluso eventuali attacchi aerei tra le “molte, molte opzioni” che Trump sta prendendo in considerazione, anche se “la diplomazia è sempre la prima opzione per il presidente”.
![[Credits: Account X Mario Nawfal]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/01/G-PQhi-WIAAtRBF-750x375.jpg)



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