Bruxelles – E due! Per la seconda volta nel giro di pochi mesi il vicepresidente della Banca centrale europea, Luis de Guindos, mette pubblicamente in discussione la potenza americana. “Le preoccupazioni del mercato sulla credibilità di bilancio degli Stati Uniti sono aumentate a causa dei deficit persistentemente elevati e hanno contribuito a un irrigidimento delle curve dei rendimenti”, confida alla platea della giornata degli investitori spagnoli. Il numero due dell’eurotower il primo avvertimento sulla tenuta dell’economia a stelle e strisce l’aveva dato ai ‘suoi’, ai tecnici della BCE, adesso invece mette in guardia il più vasto pubblico: il timore per i conti pubblici USA “potrebbe creare ricadute di rischio dagli Stati Uniti all’area dell’euro, amplificate dall’incertezza politica e dal deprezzamento del dollaro”.
Al netto di una situazione contabile c’è una questione di percezione, avverte de Guindos: se si inizia a considerare che il debito USA sia a livelli insostenibili c’è tutta un’impalcatura mondiale che rischia di venire giù. “Dubbi intensivi per quanto riguarda la credibilità di bilancio degli Stati Uniti – sottolinea il vicepresidente della BCE – potrebbero innescare bruschi cambiamenti nel sentimento, con ricaduta tra classi di attività e aree geografiche“.
Gli Stati Uniti non sono più in sostanza un punto di riferimento, e non solo da punto di vista economico-finanziario. De Guindos torna alla questione ‘dazi’, ricordando come “l’anno scorso ha portato importanti cambiamenti nel contesto economico internazionale, guidati da cambiamenti significativi nella politica degli Stati Uniti e dall’erosione del sistema multilaterale basato sulle regole che ha a lungo sostenuto il commercio globale e le relazioni internazionali”. Ma punta il dito contro la politica neo-imperialista di Donald Trump: “Il passaggio a un nuovo paradigma, in cui i principi dello stato di diritto vengono messi in discussione, riflette profonde incertezze globali che probabilmente persisteranno”.
Tutti questi sviluppi hanno avuto “implicazioni tangibili per l’attività economica e la stabilità finanziaria nell’area dell’euro”, a cui occorre correre ai riparti innanzitutto attraverso le riforme. Perché in questi rischi contagio da debolezze americane si inseriscono limiti e ritardi comunitari: “Anche i fondamentali di bilancio alcuni Paesi dell’area dell’euro sono rimasti persistentemente deboli”, avverte de Guindos. Un avvertimento valido soprattutto per l’Italia.
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![Il vicepresidente della Banca centrale europea, Luis De Guindos [foto: Philippe Buissin/imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/06/Imagoeconomica_2439813-350x250.jpg)






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