Bruxelles – Perdite di tempo e frammentazioni non aiutano, e allora ben venga un’Unione europea ancorata a regolamenti più che a direttive. La ricetta per la competitività del vicepresidente della Banca centrale europea, Luis de Guindos, prevede meno Stati e più Unione europea. Non piacerà a forze patriottiche e sovraniste ma, ragiona nel corso dell’audizione sulla semplificazione in commissione Affari economici del Parlamento europeo, “sostituire le direttive UE con regolamenti porta efficienza“, e quindi, un procedere in questo senso “può aiutare” a semplificare e migliorare il funzionamento dell’UE.
“I regolamenti entrano immediatamente in vigore, mentre le direttive devono essere recepite”, ricorda de Guindos. Non è una differenza da poco: gli Stati possono tardare a recepire normative, o farlo in modo parziale. Oltre a incorrere nelle procedure d’infrazione del caso che la Commissione europea può avviare nei confronti del governo, correggere errori o recuperare ritardi implica frammentazioni e disomogeneità che non aiutano l’Unione europea a creare quel mercato unico e funzionante di cui c’è bisogno, come sottolineato dal rapporto Draghi (che Eunews ha integralmente tradotto in italiano).
Anche se, riconosce il numero due della Banca centrale europea, “il modo migliore di semplificare è una vera unione bancaria“, che a oggi ancora non c’è, lamenta. “Ancora non c’è uno schema europeo di garanzia di depositi, e questo crea difficoltà”, riconosce. Il progetto di schema unico di garanzia dei depositi (EDIS). Rilanciato con forza già dieci anni fa quando alla guida della BCE c’era ancora Draghi, il progetto di EDIS ha incontrato tentennamenti, divisioni e perplessità degli Stati membri, e a poco sono serviti i richiami della BCE a guida Lagarde: l’integrazione e la mutualizzazione bancaria non si riesce a fare, perché i ricchi Paesi del nord continuano a non fidarsi delle banche dei più poveri Paesi del sud.
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