Bruxelles – Minacce portano a minacce, dazi ad altri dazi. Se da una parte gli Stati Uniti del presidente Donald Trump (autoproclamatosi “Tariff King”) paventano dal primo febbraio dazi del 10 per cento per Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e Finlandia, in Unione Europea si torna a parlare dello strumento anti-coercizione (ACI). Il primo a evocare l’utilizzo del cosiddetto “bazooka finanziario” è stato il presidente francese Emmanuel Macron. All’annuncio coraggioso del francese hanno risposto in molti tra cui, il presidente del Consiglio Europeo, António Costa: “Siamo pronti a difenderci con qualsiasi forma di coercizione”.
La particolarità dello strumento è quella di poter introdurre misure di deterrenza capaci di colpire qualsiasi ambito, dalle merci ai servizi digitali. Una sua applicazione metterebbe fine alla tregua commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea iniziata ad agosto.
Trump wants to blackmail NATO countries.
Trump called himself the “Tariff King” and declared he could impose tariffs on countries that oppose the US position on Greenland.
We need Greenland for our national security. So I can do this.
Who elected this idiot? Idiots. pic.twitter.com/k2E12FjyvS
— Jürgen Nauditt (@jurgen_nauditt) January 16, 2026
L’anti-coercizione europea
Lo strumento anti-coercizione dell’Unione esiste dal 2023 (regolamento (UE) 2023/2675) e serve a proteggere l’UE e i suoi Stati membri da pressioni economiche provenienti da Paesi terzi. L’introduzione risale al 2023 ma il pretesto furono le minacce cinesi contro la Lituania. Vilnius, nel 2021 fu sanzionata dalla Cina per aver aperto un ufficio di rappresentanza di Taiwan quello stesso anno.
L’utilizzo
La normativa può essere utilizzata solo nei casi in cui un Paese esterno all’Unione cerca di influenzare una decisione europea esercitando pressioni economiche, ad esempio attraverso minacce o misure che colpiscono il commercio o gli investimenti.
Nel caso specifico sarebbe la Francia a richiedere alla Commissione Europea di esaminare le minacce di Trump. Dopo la richiesta formale da parte di uno stato membro l’organo UE ha quattro mesi di tempo per valutare la situazione. Se la Commissione ritiene che sia in corso un’azione coercitiva, può presentare alle capitali degli Stati membri una proposta da discutere in sede di Consiglio dell’Unione Europea. Per far passare la proposta è necessaria una maggioranza qualificata. Il Consiglio ha otto settimane di tempo per decidere.
Prima il dialogo
Il regolamento prevede comunque “l’utilizzo in modo proattivo di tutti i mezzi di dialogo disponibili con il paese terzo interessato”. Principio ben chiaro a Palazzo Berlaymont. Oggi, uno dei portavoce dell’istituzione infatti sottolineato che “la priorità è non far precipitare la situazione, impegnandosi con gli Usa ed evitare i dazi, perché danneggerebbero le imprese e i cittadini su entrambe le sponde dell’Atlantico”.
Le possibili sanzioni
L’ACI rimane in ogni caso sul tavolo e, se superato il faticoso iter di applicazione, potrebbe mettere in campo misure inedite. In sostanza attivando lo strumento, l’Unione può contrastare i dazi americani imponendo nuovi o maggiori dazi doganali, limitando gli scambi di merci, servizi e investimenti, applicando restrizioni ai diritti di proprietà intellettuale e riducendo l’accesso degli operatori stranieri al mercato degli appalti pubblici dell’UE. Sarebbe in sostanza una guerra aperta contro il principale partner economico europeo: gli Stati Uniti. Vista l’ampiezza dello strumento, è però impossibile stimare il danno economico. Ad oggi l’interscambio dalle due parti dell’Atlantico è di 1.500 miliardi di dollari. Finora l’Unione non ha mai usato lo strumento anti-coercizione nei confronti di un paese terzo.
EU–US trade is bigger than most people realize.
€1.68 trillion in goods and services annually.
Roughly 20% of total US global trade. No other US partner comes even close.
This isn’t a side relationship.
It’s one of the core pillars of the global economy. pic.twitter.com/2ml9BAkvo8— Grimlavamancer (@DomainFluent) January 18, 2026
L’opzione più probabile
Nonostante l’aura di forza che orbita intorno allo strumento anti-coercizione, il meccanismo resta lento e di difficile applicazione. Più probabile che l’Unione introduca dazi mirati agli Stati Uniti per rispondere alle minacce trumpiane. In questo caso i 27 non dovrebbero fare altro che far decadere la sospensione delle tariffe sui beni americani per un valore di 92 miliardi di euro sottoscritti a luglio.
Questa punizione non era poi stata applicata dopo l’incontro scozzese tra Stati Uniti e Unione Europea, dove si era messo nero su bianco la tariffa media per lo scambio di merci UE negli Stati Uniti al 15 per cento. Ora, però, gli Stati membri potrebbero decidere di reintrodurre quelle tariffe sospesa in estate, per farlo basterebbe non prolungare la sospensione con scadenza 6 febbraio.
I commenti politici
“La sospensione dei dazi potrebbe non essere prorogata ed entrare in vigore all’inizio di febbraio” ha detto il ministro dell’Economia tedesco Lars Klingbeil mostrando una certa intesa con la Francia di Macron.
All’interno del Parlamento Europeo la sensibilità è simile. Gli eurodeputati dei popolari europei (PPE), riuniti in questi giorni a Strasburgo, hanno ventilato l’ipotesi di sospendere l’accordo, silenti invece sul meccanismo anti-coercizione. Le altre forze della maggioranza, S&D e Renew, puntano sia allo stop dell’intesa che all’attivazione dello scudo. “Non ci sono le condizioni per approvare un accordo sui dazi che è estremamente sfavorevole all’Unione europea” ha commentato il MEP, Sandro Gozi del gruppo Renew. Qualche perplessità in più tra conservatori e patrioti, impegnati ancora nell’ultima strenua difesa della linea anti-Europa di Trump.



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