Dall’inviato a Strasburgo – Mentre Donald Trump spara a zero sull’Unione europea dal palco di Davos, e i leader UE tentano una riconciliazione disperata nei corridoi del World Economic Forum prima del vertice straordinario di domani, il Parlamento europeo prende l’iniziativa sulla risposta alle minacce della Casa Bianca. Il primo passo, formalizzato oggi (21 gennaio), è la sospensione dei lavori sull’implementazione dell’accordo UE-USA sui dazi commerciali. Il secondo passo, che sarà in discussione già lunedì 26 gennaio, potrebbe essere la richiesta di attivare lo strumento anti-coercizione, il ‘bazooka‘ commerciale a disposizione di Bruxelles.
“Mi aspetto che i coordinatori della commissione per il Commercio internazionale (INTA) del Parlamento europeo decidano di richiedere l’avvio della procedura di indagine dello strumento anti-coercizione”, ha annunciato Bernd Lange, eurodeputato socialista e presidente della commissione INTA. Lo stesso Lange si è detto “personalmente a favore”, evidenziando che “lo strumento è stato creato proprio per casi come questo“.

Casi in cui un Paese terzo sta esercitando gravi minacce commerciali contro l’UE: Trump “sta utilizzando i dazi come strumento coercitivo”, hanno riconosciuto Lange e i relatori dei diversi gruppi politici che hanno formalizzato oggi la decisione di sospendere i lavori sull’accordo commerciale UE-USA siglato quest’estate in Scozia.
Una volta pervenuta la richiesta, la Commissione europea avrebbe quattro mesi di tempo per svolgere un’indagine sulle minacce trumpiane, primo passo di un lungo processo che prevede una fase di dialogo con Washington e una valutazione degli strumenti a disposizione per un’eventuale risposta. La Commissione potrebbe presentare al Consiglio dell’UE una proposta di ritorsione, che le capitali dovrebbero poi approvare a maggioranza qualificata.
Attivando lo strumento, l’UE potrebbe imporre nuovi o maggiori dazi doganali, limitare gli scambi di merci, di servizi e gli investimenti, applicare restrizioni ai diritti di proprietà intellettuale, ridurre l’accesso degli operatori statunitensi al mercato degli appalti pubblici dell’Unione.
Nel frattempo, Lange ha suggerito che si potrebbero compiere “passi ulteriori” e più rapidi, come sbloccare le tariffe sui beni americani per un valore di 92 miliardi di euro sottoscritte a luglio e sospese una volta raggiunto l’accordo. “Era stata rinviata a causa dell’accordo in Scozia, ma la lista è ancora lì, tutti i regolamenti sono pronti e possiamo renderla esecutiva immediatamente”, ha sottolineato il socialista tedesco.
Tra gli eurodeputati chiamati a discutere del ‘bazooka’ c’è anche Jörgen Warborn, coordinatore del Partito popolare europeo in INTA. Warborn è rimasto più cauto, spiegando che Trump e diversi leader europei si strovano attualmente a Davos e “c’è dunque una finestra di opportunità per risolvere la questione per via diplomatica”. Ma non ha escluso l’opzione. Che finora non era mai stata così solida.
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