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    Home » Editoriali » Da Parlamento e Commissione due schiaffi a Trump. Forse una nuova visione europea (con l’aiuto di Draghi e Letta) si fa strada

    Da Parlamento e Commissione due schiaffi a Trump. Forse una nuova visione europea (con l’aiuto di Draghi e Letta) si fa strada

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    20 Gennaio 2026
    in Editoriali
    Mario Draghi e Ursula von der Leyen, 16 settembre 2025 (Immagine: Commissione europea)

    Mario Draghi e Ursula von der Leyen, 16 settembre 2025 (Immagine: Commissione europea)

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    “Bisogna rifuggire il panico e stare in piedi con la coscienza di avere forze e potenzialità che dobbiamo saper sviluppare, indirizzare meglio, per mantenere la nostra forza economica e trovarci un posto degno nel Mondo”. Lo scrivevamo un anno fa su questo giornale, quasi un mese dopo l’insediamento di Trump. Per quasi un anno la risposta dei governi è stata invece quella di tenere aperto un dialogo, di evitare “il peggio”. Probabilmente qualche “peggio” si è evitato, ma Donald Trump va avanti comunque per la sua strada, che in questi giorni, per quanto riguarda la politica estera, passa per la conquista della Groenlandia. In politica interna passa invece sempre più per il plateale ed offensivo disprezzo, degli oppositori, contro i quali lancia cause giudiziarie temerarie e forze di polizia violente.

    Oggi invece da Parlamento e Commissione europea sono arrivati due segnali forti su un possibile cambiamento di rotta da parte dell’Unione europea, che sembra mostrarsi più assertiva e coraggiosa. Il primo segnale a Donald Trump arriva dal cuore della democrazia europea, come ci ha raccontato da Strasburgo il nostro inviato Simone de la Feld. L’Eurocamera ha deciso di sospendere i lavori sull’implementazione del logorante accordo sui dazi commerciali raggiunto in estate tra Bruxelles e Washington: “Se vuole accesso al mercato unico a dazi zero, sia affidabile“, intima Manfred Weber, presidente del Partito Popolare europeo, segnando un radicale cambio di passo del PPE.

    Con garbo e compostezza la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, riesce a evitare scontri e strappi con gli Stati Uniti di Donald Trump, nei confronti dei quali, sempre con garbo, prende però le distanze e ridefinisce gli orientamenti, ci ha spiegato Emanuele Bonini nel suo articolo sul Forum economico mondiale di Davos dove von der Leyen ‘rompe’ con la leadership americana ma non con l’America. E’ questo uno dei momenti chiave che probabilmente segna un nuovo corso euro-atlantico: “Consideriamo il popolo degli Stati Uniti non solo nostri alleati, ma nostri amici”, scandisce, volutamente lenta nel parlare, a sottolineare la differenza che c’è tra società civile e classe politica.

    Forse qualcosa di nuovo sta accadendo, vista, se non altro, la totale inutilità nella lunga distanza di politiche di appeasement don il presidente USA, che va comunque per la sua strada. E su questo percorso l’Unione ha deciso di lavorare intensamente, cercando di superare anche le certe resistenze dei Paesi i cui governi sono più asserviti a Trump, come l’Ungheria. Von der Leyen, ha osservato un esperto di politica estera, “oggi ha offerto una visione”. Ora ci sarà un Consiglio europeo straordinario, convocato da Antonio Costa, il suo presidente, per questo giovedì sera, e tra poco, il 12 febbraio, i leader europei, a quanto pare tutti, compresa la Commissione, si vedranno vicino Bruxelles per parlare del futuro, ed il futuro ora è come gestire l’effetto Trump.

    Non è solo farina del sacco della Commissione, del Parlamento, di alcuni leader europei più accorti. No. Molto arriva anche da Mario Draghi ed Enrico Letta, che proprio su questo stanno ragionando e che stanno lavorando a stretto contatto con i vertici dell’Unione e che saranno presenti al vertice del 12 febbraio.

    Trump è un bullo, potente, sì, pericoloso, sì, ma che sta perdendo consenso interno, che ne ha poco all’esterno (anche se problematico, come Vladimir Putin ed altri personaggi simili) e che soffre di un complesso di inferiorità culturale notevole verso l’Europa, come dimostra la penosa questione del Nobel per la Pace che tanto desidera e che ha finito per accettare di seconda mano.

    Delle regole, nel mondo, esistono, neanche Trump le può violare come se nulla fosse. Perché sono equilibri in gran parte economici necessari, non sono solo norme, tanto care all’Ue, ma tanto facilmente violabili. E rispettare, noi europei per primi, quelle regole, può voler dire salvare l’occidente come lo abbiamo conosciuto negli ultimi 80 anni. Per cui, come scrivevamo un anno fa, “stai in piedi Europa”, sappi che hai la forza di difenderti e fallo. Perché è l’unico modo per sopravvivere.

    Tags: commissionedraghiLettaparlamentoTrump

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