Bruxelles – “Stiamo dimostrando a un mondo frammentato che un’altra via è possibile”. È la via intrapresa dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, partita per l’India per firmare, domani, un altro importante accordo di libero scambio, dopo il controverso accordo UE-Mercosur . In un contesto internazionale di protezionismo e dazi, l’Unione europea prova a diversificare gli amici in risposta all’aggressiva politica protezionistica statunitense.
Archiviato (quasi) il lungo negoziato con i quattro del Mercosur, la presidente della Commissione ora guarda all’India. Il patto economico aprirebbe ai produttori europei un mercato da 1,5 miliardi di abitanti, abbassando le tariffe commerciali sul 90 per cento dei beni scambiati. Verranno coinvolti settori strategici come automotive, industria chimica e plastica. Secondo quanto riportato dal Times of India, oltre alla probabile firma sul trade deal i rappresentanti UE sigleranno anche documenti per una maggiore partnership su temi di sicurezza, mobilità e un’agenda strategica globale per il periodo 2026-2030.
Today we join India in celebrating Republic Day.
Our partnership is built on a shared goal to tackle the world’s greatest challenges.
As we look forward to tomorrow’s EU-India Summit, we are ready to take our next step together. pic.twitter.com/7Ud8Qsnvto
— European Commission (@EU_Commission) January 26, 2026
Cosa c’è nel patto
Nella giornata di oggi, 26 gennaio, la presidente della Commissione (in un dorato abito indiano) e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa stanno assistendo con tutti gli onori alla parata per il Giorno della Repubblica a New Delhi. Dopo i festeggiamenti, si passerà però domani alle strette di mano. Sul tavolo, l’accordo dovrebbe comprendere una riduzione dei dazi dal 110 per cento al 40 per cento per le autovetture a 12 stelle, oltre a diminuzioni tariffarie in settori come la componentistica auto, la produzione di plastica e il commercio vitivinicolo.
Fuori dall’intesa invece il settore agroalimentare, punto di discordia dell’accordo con il Mercosur. Nuova Deli ha chiesto invece esenzioni sulle regole climatiche europee, come la tassa sul carbonio (CBAM), e non intende riconoscere le certificazioni agroalimentari sui prodotti alimentari europei.

Dazi bassi su automotive e vini
Ad oggi, lo stato governato da Narendra Modi rimane è già il principale partner commerciale dell’UE per quanto riguarda i beni: il commercio bilaterale nell’anno 2024-25 è stato di 136 miliardi di euro (esportazioni verso l’UE per 76 miliardi, importazioni dall’UE per 60 miliardi).
L’interscambio tra le due potenze economiche, seppur già rilevante, potrebbe però incrementare del 30-40 per cento, almeno secondo gli studi fatti dall’UE. I benefici per i produttori UE potrebbero essere più rilevanti in settori come l’automotive: le vetture UE hanno una quota di mercato solo del 5 per cento, mentre nel settore vitivinicolo (in forte crescita in India) i produttori europei esportano meno di quanto commerciato con l’Islanda per via di dazi molto alti. La presidente von der Leyen ha definito, ieri, l’accordo come “il massimo livello di accesso mai concesso a un partner commerciale nel mercato indiano, tradizionalmente protetto”.
Geopolitica e contraddizioni
La visita di oggi ha un valore geopolitico oltre che economico. Con la ratifica dell’accordo, l’Unione potrebbe distaccare Cina e Stati Uniti nelle relazioni commerciali con l’India, intensificando anche il legame in materia di difesa con un alleato essenziale al centro dell’Oceano Pacifico. Non mancano le contraddizioni in questo senso. Infatti, Modi rimane uno dei migliori amici del presidente russo Vladimir Putin, forte di un approvvigionamento di idrocarburi a basso prezzo provenienti dalla Siberia. Senza aver paura di sbagliare si può dire che è lo stesso Modi uno dei principali finanziatori della guerra russa contro l’Ucraina.
Picture released from the Modi-Putin meeting in India pic.twitter.com/AIlqsYxTTW
— Visegrád 24 (@visegrad24) December 4, 2025
In ogni caso dopo le stangate trumpiane e le sue arroganti sparate contro partner e amici storici, l’Unione tenta di diversificare i propri partner. Se si volessero utilizzare il gergo del primo ministro canadese Mark Carney a Davos: questo accordo commerciale rappresenta una prima rivincita delle “potenze medie”.

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