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    Home » Energia » Inquinamento, Agenzia UE Ambiente: Serve trasformazione industriale profonda per più progressi nel calo delle emissioni

    Inquinamento, Agenzia UE Ambiente: Serve trasformazione industriale profonda per più progressi nel calo delle emissioni

    Secondo l'Agenzia europea dell'ambiente (AEA), la semplice applicazione delle leggi UE vigenti non è più sufficiente. "Il raggiungimento di ulteriori progressi dipenderà dalla piena attuazione della legislazione ambientale e climatica dell'UE esistente, combinata con cambiamenti più radicali nei processi industriali ad alta intensità di emissioni"

    Annachiara Magenta</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/annacmag" target="_blank">annacmag</a> di Annachiara Magenta annacmag
    25 Febbraio 2026
    in Energia
    Industria - emissioni

    Industria - emissioni

    Bruxelles – Negli ultimi vent’anni le emissioni delle industrie ad alta intensità energetica in Europa sono diminuite drasticamente, ma i progressi si sono arrestati e i costi sanitari legati all’inquinamento rimangono elevati. Per ottenere ulteriori riduzioni sarà necessaria una trasformazione industriale più profonda, insieme alla piena attuazione della legislazione ambientale dell’Unione europea esistente, con qualche aggiunta. E’ quanto mostrato nel nuovo rapporto “Inquinamento zero, decarbonizzazione ed economia circolare nelle industrie ad alta intensità energetica”dell’Agenzia europea dell’ambiente (AEA), che si occupa di fornire informazioni sullo stato dell’ambiente in UE.

    Il rapporto spiega che le industrie ad alta intensità energetica hanno compiuto passi da gigante negli ultimi vent’anni, riuscendo a tagliare le emissioni di gas serra del 42 per cento. Settori cruciali come la siderurgia, la chimica e la produzione di cemento hanno visto crollare la presenza di inquinanti atmosferici, in particolare diossine (63 per cento), nichel (64 per cento) e NOx (55 per cento), dimostrando che il connubio tra tecnologia e normative può dare frutti concreti. Tuttavia, dietro questi numeri si cela una realtà più complessa: il progresso sembra essersi arrestato e il conto che la società continua a pagare per l’inquinamento rimane pesantissimo, con costi sanitari stimati in circa 73 miliardi di euro all’anno.

    Il rapporto mette in evidenza come il calo delle emissioni osservato dopo il 2020 non sia esclusivamente il frutto di una maggiore efficienza energetica, ma rifletta anche le difficoltà economiche del continente. La riduzione dell’impatto ambientale è infatti coincisa con un calo del Valore aggiunto Lordo (VaL in italiano, GVA in inglese) dei settori interessati, suggerendo che il rallentamento della produzione e i cambiamenti strutturali dell’economia stiano giocando un ruolo determinante. Queste industrie, che rappresentano oltre il 60 per cento dei consumi energetici totali del manifatturiero europeo, si trovano oggi a fronteggiare “l’impatto negativo sulla loro competitività durante la crisi energetica dell’UE, aggravando le difficoltà già esistenti legate alla debolezza della domanda e alla sovraccapacità globale in settori come quello siderurgico”. E ancora, “nell’UE l’elettricità costa ancora da due a quattro volte di più rispetto ai principali partner commerciali dell’Unione”.

    Per uscire da questa situazione di stallo e abbattere drasticamente i costi sociali legati alla salute, l’Agenzia europea dell’ambiente sostiene che la semplice applicazione delle leggi vigenti non sia più sufficiente. “Il raggiungimento di ulteriori progressi dipenderà dalla piena attuazione della legislazione ambientale e climatica dell’UE esistente, combinata con cambiamenti più radicali nei processi industriali ad alta intensità di emissioni. L’analisi si inserisce nel contesto del Clean Industrial Deal dell’UE, che mira ad accelerare la trasformazione industriale sostenendo al contempo la competitività sostenibile”, si legge. Per l’AEA, dunque, è necessaria una metamorfosi industriale più profonda, che vada oltre i miglioramenti incrementali e abbracci cambiamenti radicali nei processi produttivi. Il futuro di questi settori dipende dalla capacità di integrare l’elettrificazione dei sistemi, l’uso di materie prime secondarie e la transizione verso modelli di economia circolare.

    In definitiva, la sfida per l’Europa consiste nel “coordinare gli investimenti e le scelte politiche per garantire che ogni passo verso la decarbonizzazione si traduca anche in un vantaggio per la salute pubblica e la stabilità economica”. Solo attraverso questa visione integrata, secondo l’AEA, l’industria potrà smettere di essere vista esclusivamente come una fonte di emissioni e diventare il pilastro di una nuova competitività sostenibile per l’intero continente.

    Tags: Agenzia europea dell’ambienteambienteclean industrial dealdiossineEeaemissionienergiagas serraindustriaindustria UEueunione europea

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