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    Home » Economia » L’Ue svela il suo Clean Industrial Deal per unire decarbonizzazione e reindustrializzazione

    L’Ue svela il suo Clean Industrial Deal per unire decarbonizzazione e reindustrializzazione

    Presentato dalla Commissione europea, il documento - atteso da mesi da industria e società civile - si concentra su industrie ad alta intensità e tecnologie pulite e pone al centro la questione della circolarità per ottimizzare le materie prime che nel Vecchio Continente scarseggiano di più. Nel breve termine, mobiliterà fino a 500 miliardi di euro

    Giulia Torbidoni di Giulia Torbidoni
    26 Febbraio 2025
    in Economia
    Foto Commissione Ue. I vice presidenti esecutivi Teresa Ribera e Stéphane Séjourné e il commissario al Clima, Wopke Hoekstra

    Foto Commissione Ue. I vice presidenti esecutivi Teresa Ribera e Stéphane Séjourné e il commissario al Clima, Wopke Hoekstra

    Bruxelles – E’ arrivato – come annunciato dalla presidente Ursula von der Leyen – nei primi 100 giorni di mandato della nuova Commissione europea. E’ il Clean Industrial Deal, che è stato presentato oggi dalla Commissione europea. Un documento atteso da mesi dal mondo produttivo, politico e dalla società civile, che si pone l’obiettivo di sostenere la competitività e la resilienza dell’industria europea, accelerare la decarbonizzazione e unirla alla re-industrializzazione del Vecchio Continente. E, dopo le anticipazioni dei giorni scorsi sui contenuti, è arrivata la chiarezza sull’ammontare delle risorse destinate alla transizione pulita: “Nel breve termine, il Clean Industrial Deal mobiliterà oltre 100 miliardi di euro per sostenere la produzione pulita Made in Ue. Questo importo include un ulteriore miliardo di euro di garanzie nell’ambito dell’attuale quadro finanziario pluriennale”, si legge nel documento.

    Per von der Leyen, il documento avrà lo scopo di “tagliare i lacci che ancora frenano le nostre aziende e creare un chiaro business case per l’Europa”. E per il commissario al Clima, Wopke Hoekstra, “è un punto di svolta per l’economia europea” e “non volta le spalle all’azione per il clima”. Anzi, “con questo piano, puntiamo a ridurre le emissioni industriali fino al 30 per cento”, ha precisato in conferenza stampa. Più cauto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “Credo che un giudizio si possa dare solo quando saranno presentati i piani di settore”, ha detto rispondendo a una domanda a margine dell’audizione davanti alle commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera sul nucleare. “C’è bisogno di maggiore concretezza, di risorse adeguate per sostenere le imprese in questa grande sfida. E’ bene che finalmente si parli di industria pulita e non di green deal, però c’è bisogno di velocità, concretezza e risorse adeguate: bisogna uscire fuori dalla favola da Mulino bianco”, ha sottolineato.

    Nel dettaglio, il Clean Industrial Deal si concentra principalmente su due settori strettamente collegati: le industrie ad alta intensità energetica e le tecnologie pulite. Le prime, perché “necessitano di un sostegno urgente per decarbonizzare ed elettrificare” dato che “il settore deve far fronte a costi energetici elevati, concorrenza globale sleale e normative complesse, che ne danneggiano la competitività”. Le seconde, perché “sono al centro della competitività e della crescita future, nonché cruciali per la trasformazione industriale”. Il documento, inoltre, precisa che anche la circolarità è un elemento centrale, perché funzionale a massimizzare le risorse limitate dell’Ue e a ridurre le dipendenze eccessive dai fornitori di materie prime di Paesi terzi.

    A questi elementi, si aggiungono dei ‘driver’ aziendali, cioè delle leve per il successo dell’industria nell’Ue. Il primo di questi elementi è l’azione per ridurre i costi dell’energia – su cui la Commissione oggi ha proposto un Piano d’azione dedicato -, per accelerare l’introduzione dell’energia pulita e dell’elettrificazione, completare il mercato interno dell’energia con interconnessioni fisiche e l’efficienza, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili importati. A seguire, il Clean Industrial Deal punta a stimolare la domanda di prodotti puliti. A tale proposito, “l’Industrial Decarbonisation Accelerator Act aumenterà la domanda di prodotti puliti realizzati nell’Ue, introducendo criteri di sostenibilità, resilienza e made in Europe negli appalti pubblici e privati” e, “con la revisione del quadro degli appalti pubblici nel 2026, la Commissione introdurrà criteri di sostenibilità, resilienza e preferenza europea negli appalti pubblici per i settori strategici”.

    Terzo driver è quello dei fondi. Qui, la Commissione adotterà un nuovo quadro di aiuti di Stato che “consentirà un’approvazione semplificata e più rapida delle misure di aiuti di Stato per l’implementazione delle energie rinnovabili, della decarbonizzazione industriale e la garanzia di una sufficiente capacità produttiva di tecnologie pulite”; “rafforzerà il Fondo per l’innovazione e proporrà una Banca per la decarbonizzazione industriale, puntando a 100 miliardi di euro di finanziamenti, sulla base dei fondi disponibili nel Fondo per l’innovazione, delle entrate aggiuntive derivanti da parti dell’Ets e della revisione di InvestEU”; “modificherà il regolamento InvestEU per aumentare la capacità di assunzione del rischio di InvestEU: ciò mobiliterà fino a 50 miliardi di euro in investimenti privati ​​e pubblici aggiuntivi, tra cui tecnologie pulite, mobilità pulita e riduzione dei rifiuti”. Infine, il gruppo della Banca europea per gli investimenti (Bei) lancerà anche una serie di nuovi strumenti per supportare il Clean Industrial Deal: un ‘Grids manufacturing package’ per fornire controgaranzie e altro supporto per la riduzione del rischio ai produttori di componenti di rete; un programma pilota congiunto Commissione europea-Bei di controgaranzie per i Power Purchase Agreement (Ppa, i contratti di acquisto a lungo termine) intrapresi da Pmi e industrie ad alta intensità energetica; e lancerà un CleanTech guarantee Facility nell’ambito del programma Tech Ue supportato da InvestEU.

    Infine, gli altri driver sono la circolarità e l’accesso delle materie prime – con un meccanismo che consenta alle aziende europee di riunirsi e aggregare la loro domanda di materie prime critiche e con l’adozione di un Circular Economy Act nel 2026 per garantire che i materiali scarsi siano utilizzati e riutilizzati in modo efficiente: l’obiettivo finale è di avere il 24% di materiali circolari entro il 2030 -; l’azione su scala globale lanciando partnership di investimento e commercio puliti (Clean Trade and Investment Partnerships); la formazione dei lavoratori – istituendo un’Unione delle competenze.

    Tags: Clean Industrial Deaclean techcommissionedecarbonizzazionehoekstraindustrializzazioneueursoVon der Leyen

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