Bruxelles – La Commissione europea ha presentato oggi (26 febbraio) una proposta di direttiva per combattere il traffico di armi da fuoco. Nessun allarme, “l’Europa è uno dei luoghi più sicuri nel mondo, ma stanno sorgendo alcune sfide”, ha affermato il commissario per gli Affari interni, Magnus Brunner. In particolare, sono due i crucci che preoccupano l’esecutivo: una futura invasione di armi provenienti dai teatri di guerra in corso, in primis dall’Ucraina, e la crescita della produzione e commercio di armi stampate in 3D.
Secondo le stime della Commissione europea, nell’UE circolerebbero già oltre 620 mila armi da fuoco smarrite o rubate. Uccidono ogni anno più di 1.300 persone. Bruxelles ha adottato per la prima volta una direttiva sulle armi da fuoco nel 1991, aggiornata e irrigidita nel 2015 dopo la stagione degli attentati terroristici e ancora nel 2021. Ma “attualmente esistono differenze significative nel modo in cui i reati connessi alle armi da fuoco sono definiti e puniti, con conseguente frammentazione del quadro giuridico nell’UE”, ammette la Commissione.

La Commissione propone di armonizzare le sanzioni minime per alcuni reati connessi alle armi da fuoco: almeno 2 anni di reclusione per la creazione, l’acquisizione, il possesso e la diffusione di progetti 3D, almeno 5 anni per il possesso di armi da fuoco, componenti essenziali e munizioni illeciti e almeno 8 anni per il traffico e la fabbricazione di armi da fuoco illecite.
Inoltre, la proposta include l’obbligo per gli Stati membri di istituire un centro, un “punto focale nazionale”, per migliorare la raccolta e la standardizzazione dei dati disponibili e per rafforzare la cooperazione operativa tra gli Stati membri per indagini e sequestri. Le capitali sarebbero tenute a condividere i dati statistici raccolti – sul numero di armi da fuoco sequestrate nel contesto di reati penali, sul numero di indagini, procedimenti penali, condanne, casi archiviati, numero di persone giuridiche coinvolte, livello e tipo di sanzioni inflitte – con la Commissione europea, ogni cinque anni.










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