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    Home » Economia » Fertilità UE ai minimi storici nel 2024: il tasso medio è sceso a 1,34 figli per donna

    Fertilità UE ai minimi storici nel 2024: il tasso medio è sceso a 1,34 figli per donna

    Secondo un report diffuso oggi da Eurostat, l'UE rischia sempre di più di avvicinarsi alla soglia del "lowest-low fertility rate". Le conseguenze sono invecchiamento e riduzione della popolazione, diminuzione della forza lavoro e pressione su pensioni e welfare. Ma c'è un dato che fa ben sperare: il contributo dell'immigrazione

    Giorgio Dell'Omodarme di Giorgio Dell'Omodarme
    6 Marzo 2026
    in Economia

    Bruxelles – Nel 2024, il tasso di fertilità dell’Unione Europea – l’indicatore che misura quanti figli avrebbe in media una donna se vivesse la sua età riproduttiva con le condizioni di natalità di quell’anno – si è assestato a 1,34 nuovi nati per donna. Si tratta di un dato in calo rispetto all’1,38 del 2023 e, soprattutto, del livello di fecondità più basso mai registrato dal 2001 (il primo anno in cui il dato è stato calcolato a livello aggregato per tutto il Vecchio Continente). A rivelarlo in un report pubblicato oggi è Eurostat, l’istituto di statistica dell’UE. La dinamica negativa che caratterizza il tasso di fertilità UE si ritrova anche nei dati sui numeri assoluti dei nuovi nati. Nel 2024, in tutti i Paesi UE si sono registrati 3,55 milioni di nuove nascite (7,9 neonati ogni 1000 abitanti), con una decrescita del 3,3 per cento rispetto ai 3,67 milioni del 2023.

    I numeri presentati nello studio sono significativi soprattutto perchè, secondo la maggior parte degli esperti di demografia, un Paese sviluppato ha bisogno che il proprio tasso di fertilità rimanga intorno ai 2,1 bambini per madre affinché la sua popolazione rimanga stabile nel tempo senza il contributo dell’immigrazione (è il cosiddetto “replacement level” o livello di sostituzione). L’UE, invece, si sta avvicinando alla soglia dell’1,3, nota come “lowest-low fertility” o  livello di fertilità estremamente bassa, e le conseguenze di una tale dinamica sono presto dette: invecchiamento rapido della popolazione, sua diminuzione nel lungo periodo, riduzione della forza lavoro e pressione su pensioni e welfare.

    Quanto ai dati dei singoli Paesi, nel 2024 il tasso di fertilità più basso si è registrato a Malta, con 1,01 neonati per donna. Seguono la Spagna (1,10) e la Lituania (1,11). Tra i grandi Paesi UE, hanno fatto poco meglio la Polonia (1,14) e l’Italia (1,18 dall’1,21 del 2023), mentre si sono collocate più in alto in classifica la Germania (1,36) e la Francia (1,61). I transalpini figuravano addirittura nella top-3 dei Paesi UE con il tasso di fertilità più alto: insieme a loro la Bulgaria, che ha segnato il ‘picco’ di 1,72 bambini per madre nel 2024, e la Slovenia (1,52). La Slovenia è anche l’unico Paese tra i Ventisette ad aver fatto segnare una crescita del proprio tasso di fertilità rispetto al 2023, quando il dato si era fermato all’1,51. Nei Paesi Bassi e in Lussemburgo, il dato è rimasto stabile e il tutti gli altri 24 Stati c’è stato un calo.

    Se il tasso di fertilità complessivo mostra progressivi segnali di sofferenza (lo studio sottolinea come il dato viva una decrescita costante dalla metà degli anni ’60, fatta eccezione per una parentesi all’inizio degli anni 2000), c’è una fascia d’età in cui questo dato va in controtendenza. Si tratta delle donne over 30, il cui tasso di fecondità – secondo Eurostat – è in progressiva crescita dal 2004. Addirittura, il 2024 è stato il primo anno in cui il gruppo di età 30-35 anni ha fatto segnare il tasso di fertilità più alto di tutti, sopravanzando la fascia delle donne under 30. Si tratta di numeri che confermano un altro trend ormai consolidato nella demografia europea: le donne fanno figli sempre più tardi, con l’età media alla nascita del primo figlio che dal 2013 al 2024 è passato da 28,8 anni a 29,9. L’Italia, in questo ambito, guida la classifica con un’età media di 31,9 anni, mentre la Bulgaria è il Paese con le neo-mamme più giovani (26,9 anni).

    Infine, lo studio Eurostat sottolinea l’importanza di un dato che potrebbe diventare sempre più significativo col passare degli anni: il contributo dell’immigrazione – intra ed extra-UE – ai numeri della natalità europea. Secondo il report, nel 2024 il 24 per cento dei nuovi nati era di “madre straniera”, ovvero nata in un altro Paese UE o extra-UE. La percentuale è in crescita costante dal 2013 e il dato più alto si è registrato in Lussemburgo, con ben il 68 per cento di nuovi bambini la cui madre ha origini straniere. Al contrario, i Paesi dell’est fanno ancora segnare percentuali più basse: nel 2024, in Bulgaria, Romania e Slovacchia, il 97 per cento dei nuovi nati aveva una madre nata nel loro stesso paese.

    Tags: crisi demograficademografiadonneeurostatfertilitàfiglimadrinatalitàneonatiue

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