Bruxelles – Due voli di rimpatrio, organizzati e finanziati dalla Commissione Europea tramite il Centro di Coordinamento della risposta alle emergenze (ERCC), hanno riportato oggi (9 marzo) in Romania 356 cittadini dell’UE bloccati in Medio Oriente a causa della crisi nella regione. Gli aerei sono decollati dall’Oman, il Paese del Golfo dal quale sta partendo la maggior parte dei charter del Vecchio Continente. “Quando una crisi colpisce, l’Europa si fa trovare pronta per i propri cittadini. Quando le capacità dei singoli Paesi raggiungono i loro limiti, l’UE interviene con un sostegno forte”, ha dichiarato la commissaria per la Parità, la Preparazione e la Gestione delle Crisi, Hadja Lahbib.
L’operazione odierna è avvenuta nell’ambito del Meccanismo di Protezione Civile dell’UE (UPCM), un sistema attivo dal 2001 per coordinare la risposta a catastrofi e emergenze (sia naturali che provocate dall’uomo) quando superano le capacità di risposta dei singoli Stati membri: se un Paese non dispone delle risorse – materiali e organizzative – sufficienti per gestire una determinata situazione di crisi, può chiedere l’attivazione dell’UPCM e ottenere supporto da uno o più degli altri Stati partecipanti. In missioni come quella organizzata oggi, la versione ‘standard’ dell’UPCM prevede che i mezzi di trasporto vengano messi a disposizione dai governi nazionali e che la Commissione possa coprire al massimo il 75 per cento dei costi, peraltro nel solo caso in cui almeno il 30 per cento dei passeggeri provenga da paesi UE (o partecipanti all’UPCM) diversi da quello che ha richiesto l’attivazione del Meccanismo.
I voli di oggi, invece, rappresentano la prima attivazione del sistema rescEU – una sorta di versione potenziata dell’UPCM attiva dal 2019 – per rimpatri consolari. In base a questo meccanismo, è lo stesso esecutivo di Bruxelles a mettere a disposizione gli aerei e a coprire il 100 per cento dei costi di trasporto. Per questi motivi, nel comunicato pubblicato oggi, Palazzo Berlaymont definisce la missione odierna come “una tappa fondamentale nell’espansione degli strumenti di protezione civile dell’UE”.
Dall’inizio della recente escalation in Medio Oriente, l’UE ha contribuito all’organizzazione di 42 voli che hanno permesso il ritorno a casa di più di 4.100 cittadini europei rimasti bloccati nella regione. Ulteriori trasferimenti dovrebbero avvenire nei prossimi giorni, con 23 Paesi che hanno chiesto l’aiuto di Bruxelles: Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Irlanda, Francia, Italia, Cipro, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Slovacchia, Finlandia, Svezia, Bosnia-Erzegovina e Montenegro.











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