Dall’inviato a Strasburgo – Piuttosto che parlare di un utopico esercito europeo, per iniziare a costruire un’Unione della difesa, è meglio concentrare i propri sforzi sulle lacune tecnologiche rese evidenti dai conflitti in corso. Con due risoluzioni non vincolanti adottate oggi (11 marzo), il Parlamento europeo ha indicato la strada per un mercato unico della difesa più integrato e per ‘progetti faro’ per sviluppare capacità di difesa comuni.
La prima risoluzione, approvata con 393 voti a favore, 169 contrari e 67 astensioni, delinea la visione per un mercato unico della difesa più forte e integrato, volto a rafforzare la deterrenza e la base industriale e tecnologica della difesa europea (EDTIB). Redatta dal socialista Tobias Cremer, si basa su cinque elementi chiave: stabilire il principio ‘Buy European’ come standard negli appalti della difesa, rivedere la direttiva sugli appalti per adeguarla alle realtà odierne della difesa e ai rapidi cicli di innovazione, introdurre il riconoscimento reciproco delle certificazioni e dei nulla osta di sicurezza ed eliminare gli ostacoli inutili al trasferimento intra-UE di beni per la difesa, stabilire finanziamenti congiunti dedicati alle tecnologie innovative, e rafforzare la cooperazione UE-NATO attraverso un accordo globale su norme e standard.
“In un nuovo ordine mondiale dominato dalle grandi potenze, un mercato unico europeo della difesa non è un ideale ambizioso, ma una necessità urgente”, ha affermato Cremer, insistendo perché “solo sfruttando appieno il potenziale del mercato unico possiamo creare un sistema di difesa in cui ogni euro investito generi il massimo in termini di innovazione, sicurezza ed efficienza dei costi”.
Anche la seconda risoluzione, approvata con 448 voti a favore, 122 contrari e 38 astensioni, è targata S&D. La sua relatrice, Lucia Annunziata, ha spiegato che la commissione Difesa e sicurezza (SEDE) del Parlamento europeo è partita dall’input, inoltrato dalla Commissione, di “chiudere i gap tra la vecchia e la nuova guerra”. Perché la guerra in Ucraina e ancor di più il nuovo conflitto in Medio Oriente – che ha già lambito Cipro – rendono evidente che “l’Europa è sotto tiro” e che lo sviluppo tecnologico sta portando il mondo “verso un tipo di guerra per cui l’Europa non è attrezzata“.
La relazione identifica gravi e persistenti lacune nella difesa aerea e missilistica, nell’artiglieria, nei missili e nelle munizioni, nei droni e nei sistemi anti-drone, negli abilitanti strategici (anche per lo spazio e le infrastrutture critiche), nella mobilità militare, nel cyberspazio, nell’intelligenza artificiale, nella guerra elettronica e nei sistemi di combattimento terrestri e marittimi. È altrettanto evidente che “nessuno Stato si può permettere da solo questo sviluppo”, ha insistito Annunziata.
E dunque tali carenze andrebbero affrontate, ad esempio, attraverso una maggiore cooperazione europea su questioni strategiche e industriali, una pianificazione coordinata e investimenti mirati per garantire la prontezza della difesa. Bisogna avviare i progetti faro per la prontezza nell’ambito della tabella di marcia Readiness2030 stilata dalla Commissione europea un anno fa. Per quanto riguarda le iniziative faro proposte da Bruxelles – l’iniziativa europea di difesa antidrone, la sorveglianza del fianco orientale, lo scudo di difesa aerea e lo scudo spaziale per la difesa -, i deputati esortano la Commissione a chiarire obiettivi, governance, tempistiche e finanziamenti. “Ciò che l’Europa può fare rapidamente, e in modo condiviso da tutti gli Stati membri, è rafforzare lo sviluppo delle tecnologie per creare un’architettura comune – un sistema integrato di comando, controllo, comunicazione, intelligence, sorveglianza e ricognizione – capace di consentire alle forze europee di agire insieme in modo efficiente e coerente, realizzando operazioni congiunte tra tutti gli Stati e con la NATO”, ha spiegato ancora l’eurodeputata socialista.









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