Bruxelles – La missione Aspides per la difesa del mar Rosso non sarà estesa al mare arabico per ripristinare il normale traffico marittimo nello stretto di Hormuz, perché “non c’è appetito, per ora“. L’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, Kaja Kallas, non recita un vero de profundis all’opzione che lei personalmente guarda con grande interesse per risolvere la crisi derivante dalla guerra con l’Iran perché c’è ancora la speranza che il via libera possa arrivare in un secondo momento, superate le resistenze e le paure gli Stati membri dell’UE preoccupati di essere trascinati in un conflitto che non si voleva e che ancor meno si vuole.
“Questa non è la guerra dell’Unione europea“, scandisce Kallas al termine della riunione del Consiglio Affari esteri. Certo, si riconosce la crudeltà del regime iraniano e lo si fa adottando nuove sanzioni nei confronti di altre 16 personalità e tre entità considerate responsabili della macchina repressiva iraniana, ma ciò non impedisce la cautela. “Gli interessi dell’UE sono colpiti” da quanto sta accadendo in Iran e nell’intera regione del Medio Oriente, ma “l’Europa non ha interesse in una guerra senza fine“, ribadisce l’Alta rappresentante.
Anche per questo i governi seduti attorno al tavolo preferiscono che la missione Aspides resti com’è e ancor di più resti dov’è. “Nessuno vuole impegnarsi in una guerra” aperta, ammette l’Alta rappresentante dell’UE, tanto più perché, spiega, “è facile iniziare le guerre, ma è sempre difficile fermarle“. Ecco perché adesso per gli Stati membri “la priorità è l’allentamento della tensione“, quella de-escalation che implica una riduzione dell’intensità del conflitto se non addirittura una cessazione delle ostilità. “L’attenzione” che l’UE rivolge è tutta qui, alla diminuzione delle incertezze necessarie alla libertà di navigazione, e si teme che portare la missione Aspides – che è una missione UE e non internazionale – nel mar Arabico possa produrre risultati opposti a quelli sperati.
Ecco dunque il perché a quella sottolineatura voluta, quel voler spiegare che “non c’è molto appetito per estendere il mandato della missione Aspides, per ora”. In realtà alla fine potrebbe anche non rendersi necessaria questa modifica di mandato, poiché nella ricerca di quella opzione diplomatica preferibile e preferita l’UE prova a giocare la carta indiana. Colloqui con il governo dell’India sono in corso sperando che Nuova Delhi possa rappresentare quel cambio di logiche utili a scongiurare crisi economiche su vasta scala.
L’Iran minaccia di chiudere lo stretto di Hormuz alle navi dei suoi nemici, ed è qui che entra in scena l’India, Paese con cui la repubblica islamica ha buone relazioni. Trattati di cooperazione politico-economica e di amicizia risalgono già al 1950, e anche dopo la caduta dello scià e l’instaurazione del regime teocratico queste relazioni sono continuate con altri due protocollo d’intesa (2001 e 2003). È a partire dagli anni Novanta che India e Iran rafforzano le loro relazioni, quando insieme sostengono l’Alleanza del nord, la coalizione anti-talebani del generale Massoud, che nel 2002 venne candidato al premio Sakharov per la libertà di pensiero del Parlamento europeo dal gruppo Unione per l’Europa delle Nazioni (UEN) cui aderiva Alleanza Nazionale.
Fin qui il governo indiano ha scelto di stare a guardare e non intervenire. Di fatto non aiuta coloro che Teheran considera nemici, e l’India potrebbe dunque fare da tramite col resto del mondo. Anche per questo si tratta con Nuova Delhi, motivo che spinge Kallas ad una conferenza stampa di breve durata, per tornare a dialogare proprio con il governo indiano. L’India può provare a giocare su entrambi i tavoli. Non ha interesse in una guerra in Iran prolungata, le mosse degli Stati Uniti indeboliscono economicamente il Paese e le buone relazioni con l’UE permettono di poter mediare.
!['Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'UE, Kaja Kallas [Bruxelles, 16 marzo 2026]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/kallas-260316-750x375.png)

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