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    Home » Politica Estera » Gli USA indeboliscono Russia, Cina e India. Ma l’UE non ha nulla da festeggiare

    Gli USA indeboliscono Russia, Cina e India. Ma l’UE non ha nulla da festeggiare

    Le operazioni militari in Venezuela e Iran ridisegnano gli equilibri mondiali, con l'UE sempre più sotto il peso di USA e Cina. Colpita anche l'economia dell'India, poco dopo la firma dell'accordo di libero scambio con Bruxelles

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    2 Marzo 2026
    in Politica Estera
    [credits: US government/Wikimedia Commons, https://commons.wikimedia.org/wiki/File:World_Map_(political).svg]

    [credits: US government/Wikimedia Commons, https://commons.wikimedia.org/wiki/File:World_Map_(political).svg]

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    Bruxelles – Donald Trump ridisegna il mondo, i suoi equilibri e le sue logiche. Il presidente degli Stati Uniti avanza, con un disegno che casuale non è. Può non piacere, ma fa geopolitica. Prima il Venezuela, poi l’Iran. La macchina militare americana ha colpito due alleati chiave della Russia di Putin, impantanata in una guerra in Ucraina che ha finito col fare il gioco di Washington. E’ probabilmente per questo che l’UE esulta per la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro e per la caduta dell’ayatollah Khamenei. L’alleanza Iran-Venezuela in chiave pro-Russia era un elemento di preoccupazione seria per l’Unione europea, e aver tolto appoggi a Putin vuol dire isolarlo ancor di più in vista di un tavolo che decida le sorti del conflitto.

    In questo blocco occidentale, l’Europa che ruolo avrà? L’UE avrebbe preferito che sia in Venezuela sia in Iran i governi impopolari fossero implosi dall’interno, con una strategia di sostegno delle opposizioni. L’intervento deciso degli Stati Uniti ha vanificato tutto questo, mettendo anche gli europei nella difficile situazione di dover reagire: condannare gli USA vorrebbe dire inimicarsi l’alleato tradizionale, avallare l’atteggiamento di Washington implica negare sé stessi. Questa seconda strada è quella che si sta prediligendo, nell’auspicio di ritagliarsi se non un ruolo quanto meno un trattamento di favore.

    L’Unione europea si ritrova schiacciata, e in prospettiva ancora di più. Da una parte gli Stati Uniti che impongono la propria legge e dall’altra parte una Cina che silenziosamente si riposiziona e aumenta la propria influenza nell’est del mondo. Senza più Iran e Venezuela a sostegno della Russia, Pechino rimane il principale alleato di Mosca. E’ la Repubblica popolare che sta penetrando sempre di più in Russia, economicamente, e il nuovo blocco sino-russo sarà l’altro attore con cui gli europei dovranno fare i conti.

    Zelensky: “Non è l’interesse della Cina che la Russia perda la guerra”. Come Pechino ridisegna gli equilibri

    L’impennata dei prezzi del petrolio che derivano dalla guerra senza confine in Medio Oriente rischia di penalizzare certamente gli europei, poveri di materie prime e nella condizione di dover comprare quel poco di combustibile fossile che ancora utilizzano, e penalizza l’economia cinese ancora greggio-dipendente. La Cina può ancora comprare petrolio e gas russi, ma può anche chiudere ancora di più i rubinetti alle materie prime di cui l’Europa ha bisogno per la propria agenda sostenibile, e motivo di uno scontro aperto sino-europeo dagli esiti tutti da dimostrare. Il club dei 27 è quello che sembra rimetterci di più dall’operato USA, che approfitta delle difficoltà della Russia bloccata nella sua guerra dove il sostegno incondizionato europeo consegna lo scacchiere internazionale nelle mani di Trump, che muove le sue pedine.

    Da questo confitto in Medio Oriente ci rimette, e non poco, anche l’India. L’India importa oltre l’85 per cento del suo fabbisogno interno di petrolio e circa la metà delle sue importazioni di petrolio greggio transita attualmente attraverso lo Stretto di Hormuz, chiuso sulla scia dei bombardamenti. Per il governo di Nuova Delhi questo implica fermare le propria corsa economica, a meno di rivolgersi ancora di più al Cremlino, nel momento in cui l’UE proprio con l’India firma un accordo di libero scambio che viene immediatamente rimesso in discussione da Trump.

    Gli Stati Uniti, dopo aver imposto i dazi commerciali a tutto il mondo, ora impoveriscono ulteriormente le economie mondiali, ed in particolare quelle considerate come principali concorrenti, con l’aumento delle quotazioni del greggio, rendendole meno competitive e meno capaci di tenere il passo con gli Stati Uniti.

    In questo nuovo corso, che è una corsa al controllo delle risorse e dei territori, l’Unione europea resta indietro. I 27 inseguono le azioni di un alleato che tale non si dimostra nel modo in cui si relaziona, o non relaziona, al vecchio continente. Nel nuovo ‘risiko’ imposto con la forza dagli Stati Uniti di Trump, l’UE gioca solo ad un riarmo generalizzato in un contesto di guerra mondiale regionalizzata. In attesa dei riposizionamenti di una Cina fin qui silente ma attenta a quello che accade.

    Tags: cinaenergiaGeopoliticaindiapetroliorussiaue

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