Bruxelles – Termina il prossimo 3 aprile la possibilità di individuare volontariamente online materiale pedopornografico. Sono andati a vuoto i colloqui tra Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione Europea sulla proroga temporanea dell’attuale deroga alla normativa e-Privacy che consente l’individuazione volontaria online di materiale pedopornografico in deroga ad alcune norme sulla tutela della privacy. “La scansione volontaria da parte dei fornitori per contrastare la diffusione di materiale pedopornografico online non sarà più possibile“, ha tuonato Birgit Sippel, eurodeputata del gruppo dei socialisti e democratici (S&D). Ed “è un peccato che ieri sera il Parlamento e il Consiglio non siano riusciti a raggiungere un accordo sulla proroga del regolamento provvisorio, nonostante la nostra disponibilità a negoziare in modo costruttivo” ha evidenziato puntando il dito contro “la mancanza di flessibilità” degli Stati membri.
Più nello specifico, per gli eurodeputati “era fondamentale che il materiale pedopornografico già identificato o segnalato rimanesse reperibile e utilizzabile dalle forze dell’ordine“. Tuttavia, “per quanto riguarda il materiale precedentemente sconosciuto e il fenomeno del grooming”, cioè l’adescamento online, “le relazioni della Commissione sull’attuazione delle misure non forniscono prove chiare dell’efficacia delle stesse; il Parlamento ha pertanto richiesto un approccio più mirato”, ha osservato ancora.
La normativa in questione, il Regolamento 1307 del 2024, riguarda la lotta contro gli abusi sessuali online sui minori e modifica il regolamento precedente, del 2021, relativo a una deroga temporanea ad alcune disposizioni sull’uso di tecnologie da parte dei prestatori di servizi di comunicazione. Di fatto, permetteva ai fornitori di servizi di comunicazione di utilizzare determinate tecnologie per individuare e segnalare abusi sui minori, derogando alla direttiva (la 2002/58/CE) sulla riservatezza dei dati. Questo rinvio era stato definito dal Regolamento del 2024 una proroga di “natura eccezionale” proprio per non costituire un precedente, fissando la scadenza al 3 aprile 2026. Tuttavia, il “quadro giuridico a lungo termine” proposto dalla Commissione nel 2022 non è ancora stato approvato, creando una corsa contro il tempo. Il Parlamento era pronto a negoziare il quadro normativo permanente sin dal novembre 2023 e, da quando il Consiglio ha adottato la propria posizione nel novembre 2025, sono in corso i negoziati sulla normativa permanente.
La plenaria del Parlamento europeo ha approvato l’11 marzo la proposta della commissione per le Libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE) sull’estensione della deroga fino al 3 agosto 2027 – così da poter avere tempo in più per raggiungere un accordo sul quadro giuridico a lungo termine per prevenire e combattere gli abusi sessuali sui minori online – e ha ribadito la sua preferenza per un approccio mirato e proporzionato delle misure.
I triloghi – ovvero le riunioni tra istituzioni UE per la definizione finale del testo – sono in corso. Per il Parlamento europeo, come sostenuto nella sua posizione concordata nel novembre 2023, la tecnologia utilizzata per l’individuazione volontaria di materiale pedopornografico (CSAM) dovrebbe applicarsi solo al materiale già identificato come tale o segnalato come potenziale CSAM da un utente, da un segnalatore affidabile o da un’organizzazione. Inoltre, le misure dovrebbero essere mirate a utenti o gruppi specifici di utenti identificati da un’autorità giudiziaria come ragionevolmente sospettati di essere collegati a CSAM. Tutto ciò perché la premura dell’Eurocamera è garantire la riservatezza generale di tutti gli utenti ed evitare una sorveglianza di massa. Il Consiglio, nella sua posizione trovata nel novembre 2025, propone di rendere permanente la scansione volontaria dei messaggi da parte delle aziende con l’obbligo di prevenire tali reati attraverso categorie di rischio (alto, medio, basso) applicate ai servizi. “Le autorità nazionali competenti – si legge nel comunicatp – avranno il potere di obbligare le aziende a rimuovere i contenuti e a bloccarne l’accesso o, nel caso dei motori di ricerca, a rimuovere i risultati di ricerca dall’elenco”, prevedendo sanzioni per le imprese inadempienti. Entrambe le istituzioni concordano, poi, sulla creazione di un Centro UE per la protezione dell’infanzia con il compito di supportare i fornitori di servizi e le autorità nazionali nell’individuazione e nella segnalazione di contenuti pedopornografici online e nell’applicazione di sanzioni.
Il lavoro su norme permanenti e più complete per combattere l’abuso sessuale di minori online è, dunque in corso. E i colegislatori sperano di trovare la quadra entro la fine di giugno, termine dell’attuale presidenza cipriota del Consiglio dell’UE. Nonostante lo stop al sistema di individuazione volontaria dopo il 3 aprile, Sippel guarda avanti, sottolineando che adesso la lotta alla pedopornografia deve spostarsi su altri fronti: “Con la scadenza del regolamento provvisorio, la priorità ora è sensibilizzare i cittadini, rafforzare le forze dell’ordine e le loro capacità di combattere in modo proporzionato la diffusione di materiale pedopornografico online e ricordare ai fornitori le loro responsabilità e la necessità di cooperare con la società civile e le forze dell’ordine“.








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