Bruxelles – Il futuro della competitività europea passa per il controllo delle infrastrutture digitali e della ricchezza prodotta dai dati. Questo il messaggio centrale dell’incontro “Verso la sovranità digitale europea. Digital Networks Act: investimenti, sicurezza e resilienza“, promosso al Parlamento europeo di Bruxelles da Nicola Zingaretti, capodelegazione del Partito Democratico. L’evento ha riunito oltre 200 operatori del settore telecomunicazioni, rappresentanti della Commissione europea – tra cui il vice presidente esecutivo a Riforme e Coesione, Raffaele Fitto – e delle autorità di regolazione per discutere il percorso legislativo del Digital Networks Act (DNA), la proposta con cui l’Unione europea punta a integrare il mercato delle telecomunicazioni e a ridurre le dipendenze tecnologiche da terzi.
Zingaretti ha sottolineato che “l’Europa produce una mole di dati impressionante che genera un’immensa ricchezza”, la stessa ricchezza che però viene persa, perché “trasferita automaticamente in altri angoli del pianeta senza che i cittadini europei ne traggano benefici diretti”. Per voltare pagina, secondo l’eurodeputato, è necessaria un’autonomia strategica che permetta all’Europa non solo di regolare, ma di governare strumenti potenti come l’Intelligenza Artificiale. “Non possiamo continuare a regolare ciò che non possediamo”, ha dichiarato Zingaretti.
Il mondo industriale ha risposto all’appello chiedendo regole certe e stimoli concreti. Pietro Labriola, CEO del Gruppo TIM, ha evidenziato come il DNA sia “l’occasione per rimettere al centro gli investimenti nelle infrastrutture, unico motore possibile per l’innovazione e la sovranità tecnologica”. L’Italia, nello specifico, ne ha più necessità rispetto agli altri Stati membri, ha spiegato Labriola, perché la situazione è “la più drammatica”: il Bel Paese ha infatti “il prezzo di servizi di telecomunicazioni più bassi in Europa”. Questo vuol dire che le aziende italiane di telecomunicazioni “producono meno redditività e non sono in grado di investire il dovuto”.
Secondo Mari-Noëlle Jégo-Laveissière, CEO di Orange Europe, serve una “modernizzazione delle norme esistenti per garantire reti solide e resilienti”. Per le imprese del settore, la credibilità della nuova normativa dipenderà dalla sua capacità di attrarre capitali e costruire un quadro regolatorio semplice e uguale per tutti i player in campo.
Il dibattito ha fatto emergere anche la necessità di bilanciare la crescita dei grandi campioni europei con la tutela della concorrenza. Walter Renna, CEO di Fastweb, ha sottolineato l’importanza di “favorire l’accesso ai servizi passivi in fibra per stimolare gli operatori a realizzare infrastrutture proprie, evitando al contempo rendite di posizione sulle vecchie reti in rame”. Benedetto Levi, amministratore delegato di Iliad Italia, ha ricordato che solo un vero ‘level playing field’ e una competizione equa possono generare benefici reali per i consumatori e le imprese. A chiudere il confronto è stato il presidente dell’AGCOM, Giacomo Lasorella, il quale ha accolto con favore l’ambizione del Digital Networks Act, precisando tuttavia che “i nuovi obiettivi di competitività dovranno essere perseguiti mantenendo intatti i presidi sulla concorrenza infrastrutturale di lungo periodo e la protezione degli utenti finali”.
Del punto di vista istituzionale il vicepresidente esecutivo per la Coesione Raffaele Fitto, ha ricordato che la Commissione europea “affronterà il tema del 28esimo regime, che pone la competitività e i problemi associati ad essa al centro del dibattito”. L’obiettivo fondamentale è “capire come affrontare e superare le diversità” tra gli Stati membri “che rallentano molto gli investimenti, che creano complessità agli investitori e che riducono anche il livello di competitività a livello europeo. Questo è un piano strategico che può rappresentare un’occasione molto rilevante” per “costruire delle dinamiche positive e affrontare la complessità del sistema europeo nella sua divisione su 27 differenti modelli”.








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