Bruxelles – Volodymyr Zelenskyy ha ufficialmente acconsentito alla riparazione dell’oleodotto Druzhba, l’infrastruttura strategica utilizzata da Mosca per l’invio di petrolio verso Ungheria e Slovacchia, offerta dall’Unione Europea. “Accolgo con favore e accetto la vostra offerta del necessario supporto tecnico e dei finanziamenti per poter completare i lavori di riparazione e per esplorare soluzioni sostenibili a lungo termine”, ha scritto lo stesso Zelensky in una lettera indirizzata ai vertici europei. Secondo il presidente, i lavori di ripristino dovrebbero concludersi “entro un mese e mezzo” e l’intervento “permetterà la piena ripresa dei flussi” di greggio, a patto che si operi “ovviamente in assenza di ulteriori attacchi da parte della Russia”. Inoltre, ha ricordato Zelensky, “nonostante i ripetuti e massicci attacchi contro le infrastrutture degli oleodotti, l’Ucraina rimane in grado di offrire rotte alternative per il transito di petrolio greggio non russo verso i Paesi dell’Europa centrale e orientale”.
Nel dettaglio, Zelensky ha ricordato, nella sua lettera, che “durante il periodo invernale, gli attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine hanno temporaneamente compromesso il funzionamento di diverse stazioni di pompaggio lungo il percorso”. Ma “i danni attuali sono più gravi perché l’oleodotto principale opera come un unico sistema continuo e la completa interruzione della stazione di pompaggio chiave ne compromette il funzionamento”. Nel dettaglio, “senza il funzionamento della stazione di pompaggio di Brody, è tecnicamente impossibile mantenere la pressione operativa richiesta nel sistema di oleodotti e garantire il transito sicuro del petrolio“. Per queste ragioni, “al fine di ripristinare tecnicamente la capacità di pompaggio del petrolio il più rapidamente possibile, stiamo lavorando a una soluzione tecnica alternativa fin dai primi giorni successivi all’attacco” e “i lavori di riparazione della soluzione di bypass sono quasi completati”. In base ai calcoli di Kiev, “entro circa un mese e mezzo la stazione di pompaggio di Brody riacquisterà la piena funzionalità tecnica” e “ciò garantirà il pieno ripristino dei flussi, ovviamente in assenza di ulteriori attacchi da parte della Russia”. Inoltre, dato che “le valutazioni tecniche preliminari indicano che il serbatoio di petrolio danneggiato non può essere riparato”, l’Ucraina “sta valutando la costruzione di infrastrutture di stoccaggio sotterranee come soluzione a lungo termine e più sostenibile”.
Dunque, nella lettera Zelensky ha affrontato direttamente la diatriba sorta con Budapest e Bratislava sui danni subiti dall’oleodotto dell’Amicizia. E a fare eco alle parole del presidente ucraino è arrivata oggi (17 marzo) una nota congiunta firmata dal presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, e dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ricorda che l’UE ha offerto “assistenza tecnica e finanziamenti” a Kiev che, a sua volta, “ha accolto con favore e accettato”. Le tempistiche dell’operazione appaiono serrate. La portavoce della Commissione europea, Paula Pinho, ha chiarito durante il briefing quotidiano con la stampa che i lavori potranno iniziare al più presto, dato che “gli esperti europei sono immediatamente disponibili”. L’obiettivo prioritario per Costa e von der Leyen resta quello di “garantire la sicurezza energetica a tutti i cittadini europei“. In quest’ottica, i due leader UE hanno confermato che “continueranno a collaborare con le parti interessate per individuare percorsi alternativi per il transito del greggio non russo verso i paesi dell’Europa centrale e orientale”. E, a quanto si apprende a Bruxelles a fine giornata, la missione europea in Ucraina all’oleodotto Druzhba si terrà domani, con una piccola delegazione di ingegneri che è già a Kiev e la delegazione europea che si occuperà della logistica.
La crisi era scoppiata in seguito agli attacchi russi del 27 gennaio scorso contro il Druzhba, che avevano causato l’interruzione delle forniture verso l’Ungheria e la Slovacchia. Il blocco aveva innescato una pesante ritorsione diplomatica: durante il Consiglio Affari esteri del 22 febbraio, Budapest e Bratislava avevano bloccato l’approvazione delle nuove sanzioni contro la Russia e del maxi-prestito da 90 miliardi destinato all’Ucraina, esercitando una forte pressione su Kiev. I due Paesi avevano accusato l’Ucraina di ostacolare intenzionalmente le riparazioni, ma Zelensky ha respinto con forza le accuse nella sua missiva, definendole “infondate”. L’interruzione, ha ribadito il presidente, “è il risultato degli attacchi terroristici russi”, rivendicando al contempo come l’Ucraina sia un “partner energetico affidabile per l’UE e onora gli impegni presi con i Paesi membri”.
Con l’avvio del ripristino dell’oleodotto, sembra dunque soddisfatta la condizione posta da Ungheria e Slovacchia per la rimozione del veto sul pacchetto di aiuti finanziari. A tal proposito, la capo portavoce dell’esecutivo europeo ha inviato un messaggio chiaro ai due Stati membri, ricordando che “esiste un impegno a livello di Consiglio europeo da parte di tutti i leader, senza eccezioni, che hanno concordato il prestito”. La Commissione UE, quindi, si aspetta ora “il rispetto dell’impegno, senza legarlo a ulteriori condizioni”. In particolare “le discussioni proseguono” sul prestito di 90 miliardi all’Ucraina: “Speriamo, e siamo fiduciosi, di poter assistere presto a dei progressi. Vedremo. Idealmente, la questione dovrebbe essere discussa in seno al Consiglio europeo”, ha osservato ancora Pinho.
Ma da Budapest tuona il ministro degli Affari esteri, Peter Szijjarto. “Buongiorno, Ursula von der Leyen! Dopo quasi 50 giorni, la Commissione europea ha notato che due Stati membri sono sotto blocco petrolifero da parte dell’Ucraina, che ora promette di risolvere la situazione. Non fatevi ingannare. Questo è un gioco politico”, ha scritto su X. “Ogni mossa è stata coordinata tra Kiev e Bruxelles. Non fingiamo che von der Leyen stia risolvendo un problema di cui prima non era a conoscenza. Chiediamo a Zelensky e von der Leyen di porre fine a questa farsa politica. Il blocco petrolifero contro l’Ungheria deve essere revocato immediatamente!”, ha concluso il ministro.








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