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    Home » Politica Estera » UE contro USA sullo stop alle sanzioni sul petrolio russo: “Mette a rischio la sicurezza europea”

    UE contro USA sullo stop alle sanzioni sul petrolio russo: “Mette a rischio la sicurezza europea”

    Per Zelensky, la misura rafforza Mosca e non aiuta la pace. Critiche da Parigi e Berlino, gioiscono Mosca e Budapest

    Giulia Torbidoni di Giulia Torbidoni
    13 Marzo 2026
    in Politica Estera, Difesa e Sicurezza
    Una petroliera russa (Photo by Rizwan TABASSUM / AFP)

    Una petroliera russa (Photo by Rizwan TABASSUM / AFP)

    Bruxelles – Stop temporaneo alle sanzioni al petrolio russo. È l’ultima mossa – indigesta all’Unione Europea – del presidente USA, Donald Trump. L’annuncio è arrivato, nella notte europea, dal segretario al Tesoro USA, Scott Bessent, via X. “Per ampliare la portata globale dell’offerta esistente, il dipartimento del Tesoro americano sta concedendo un’autorizzazione temporanea per consentire ai Paesi di acquistare petrolio russo attualmente bloccato in mare“, scrive. Una misura che Bessent definisce “mirata e di breve termine” – il documento precisa che sarà in vigore fino all’11 aprile – e che “si applica solo al petrolio già in transito e non fornirà significativi benefici finanziari al governo russo, che ricava la maggior parte delle sue entrate energetiche dalle tasse applicate al momento dell’estrazione”.

    Ma per quanto Bessent tenti di sminuire la misura, a Bruxelles non è sfuggita la portata della decisione di Washington, che apre un’altra frattura nel fronte occidentale nei confronti di Mosca e crea un precedente. “La decisione unilaterale degli Stati Uniti di revocare le sanzioni sulle esportazioni di petrolio russo è motivo di grande preoccupazione, in quanto ha ripercussioni sulla sicurezza europea“, scandisce il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. “L’aumento della pressione economica sulla Russia è decisivo affinché quest’ultima accetti un negoziato serio per una pace giusta e duratura. L’allentamento delle sanzioni aumenta le risorse russe per condurre la guerra di aggressione contro l’Ucraina”, puntella. 

    La decisione dell’amministrazione Trump arriva una manciata d’ore dopo la video riunione tra i leader del G7, mercoledì (11 marzo), da cui Costa e la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, sono usciti chiarendo che “questo non è il momento di allentare le sanzioni contro la Russia”. Un concetto ribadito oggi (13 marzo) dall’esecutivo Ue, nel briefing quotidiano con la stampa. “Non è il momento di allentare le sanzioni contro la Russia“, ha dichiarato la portavoce capo della Commissione europea, Paula Pinho. “La Russia ha guadagnato, secondo le nostre informazioni, 150 milioni di dollari USA al giorno in entrate aggiuntive dalla vendita di petrolio dall’inizio del conflitto in Medio Oriente. Il che rende la Russia probabilmente il maggiore beneficiario di questo conflitto“, ha sottolineato. Bruxelles comprende che “l’eccezione concessa dagli Stati Uniti è limitata nel tempo e nell’ambito di applicazione alle navi già in mare”. Ma “resta convinta che il tetto massimo al prezzo del petrolio e le nostre sanzioni contro la Russia siano ben mirate e che rimangano in vigore anche nell’attuale situazione di volatilità dei mercati petroliferi”, come ricordato dalla portavoce della Commissione al Mercato interno, Siobhan McGarry. “Nell’attuale situazione di volatilità dei mercati petroliferi, il tetto massimo al prezzo del petrolio si è dimostrato efficace nel ridurre le entrate russe dalle esportazioni, mantenendo al contempo la stabilità dei mercati petroliferi. I volumi delle esportazioni russe sono rimasti sostanzialmente stabili e la Russia non dovrebbe assolutamente trarre vantaggio dalla guerra contro l’Iran“, ha specificato ancora.

    Intanto, le parole di condanna del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, sono arrivate da Parigi, dove ha incontrato il suo omologo francese, Emmanuel Macron. Per il leader ucraino, “la revoca delle sanzioni porterà in ogni caso a un rafforzamento della posizione della Russia“. Nella conferenza stampa congiunta all’Eliseo, Zelensky ha spiegato che “solo questo allentamento da parte degli Stati Uniti potrebbe fruttare alla Russia circa 10 miliardi di dollari per la guerra”, sottolineando che la decisione a stelle e strisce “non contribuisce certo alla pace“. Più sicuro della compattezza occidentale è stato Macron. Per il capo dell’Eliseo, “la decisione presa, in modo eccezionale e limitato, dagli Stati Uniti non rimette in discussione in modo duraturo e ampio le sanzioni che loro stessi hanno deciso nel quadro del G7”, ha commentato. “La Russia crede che la guerra in Iran le offrirà una tregua”, ma “si sbaglia” perché “nulla ci distoglierà dall’Ucraina” e “il nostro sostegno non vacillerà”, ha puntualizzato. Inoltre, “il contesto di aumento dei prezzi delle quotazioni del petrolio non deve in nessun caso portarci a rivedere la nostra politica di sanzioni nei confronti della Russia: questa è la posizione che ha tenuto il G7, ed è logicamente la posizione della Francia e dell’Europa”. Critico anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz. “L’alleggerimento delle sanzioni adesso, qualsiasi sia la ragione, è sbagliata”, ha affermato.

    Ma tra i Ventisette l’unità è sbiadita da tempo e chi gioisce è il governo ungherese di Viktor Orban. “L’UE dovrebbe seguire l’esempio americano e sospendere le sanzioni sul petrolio russo“, ha scritto su X, il ministro degli Affari esteri ungherese, Peter Szijjarto. “Riammettere queste forniture sul mercato europeo contribuirebbe a contenere l’aumento dei prezzi, ma purtroppo Bruxelles non ha ancora compiuto questo passo. Di conseguenza, i prezzi del carburante stanno aumentando in tutta Europa, con benzina e diesel che diventano più cari in tutto il continente. Chiediamo a Bruxelles di revocare le sanzioni sul petrolio russo. Le decisioni dell’UE non dovrebbero essere guidate dalle pressioni di Zelensky”, ha scritto.

    Tra Budapest e Kiev si sta consumando lo scontro sull’oleodotto Druzhba, con il governo ungherese che accusa quello ucraino di non riaprire i rubinetti del petrolio per ostacolare il percorso elettorale di Orban, al voto il 12 aprile – aggravando il rischio di crisi energetica scatenata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz – e contrattacca ponendo il veto al prestito da 90 miliardi di euro che l’Unione europea si è impegnata a elargire a Kiev già a partire da aprile e ostacolando ogni altra decisione a sostegno del Paese aggredito da Mosca. Una matassa che Bruxelles cerca di sbrogliare, anche offrendo sostegno economico per il ripristino dell’oleodotto. “Posso aggiornarvi dicendo che abbiamo proposto una missione per ispezionare l’oleodotto” Druzhba “all’Ucraina”, ha spiegato ieri (12 marzo) la portavoce della Commissione europea per l’Energia, Anna-Kaisa Itkonen, ieri. “Siamo in intense discussioni e in contatto con l’Ucraina su questa questione, come accade già da un paio di settimane, così come con gli Stati membri che sono maggiormente coinvolti”, ha precisato.

    Infine, plaude alla Casa Bianca il Cremlino. Il portavoce, Dmitri Peskov, ha precisato che la situazione in Medio Oriente è caratterizzata da “una crescente crisi nel settore energetico” e che “la revoca delle restrizioni statunitensi sulle vendite di petrolio alla Russia contribuirà a stabilizzare il mercato”. Anche perché “attualmente, Russia e Stati Uniti hanno gli stessi interessi nella stabilizzazione dei mercati energetici globali”. E la stabilizzazione del mercato globale dell’energia con la crisi scatenata dalla guerra nel Golfo Persico è “impossibile” senza i volumi produttivi di petrolio della Russia.

    Tags: costaMacronMerzpetroliorussiasanzioniucrainaueusaZelensky

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