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    Home » Politica Estera » Veto dell’Ungheria sul 20esimo pacchetto di sanzioni alla Russia. Ira di Kallas: “Nessun motivo, ma non cambieranno idea”

    Veto dell’Ungheria sul 20esimo pacchetto di sanzioni alla Russia. Ira di Kallas: “Nessun motivo, ma non cambieranno idea”

    Interrotto il transito di petrolio russo attraverso l'oleodotto Druzha, che attraversa l'Ucraina. Aut-aut di Budapest: ripristinare i flussi o niente sostegno a Kiev. L'Alta rappresentante UE: "Cose non collegate tra loro"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    23 Febbraio 2026
    in Politica Estera

    Bruxelles – Niente energia, niente nuove sanzioni e neppure alcun appoggio. Ucraina e Ungheria ai ferri corti, per il disappunto dell’Unione europea che cerca un via libera al 20esimo pacchetto di misure restrittive contro la Russia di Vladimir Putin. Oggetto delle frizioni tra Budapest e Kiev è lo stop al transito del petrolio russo ancora permesso a livello UE. L’oleodotto Druzha, che trasporta il greggio russo in Ungheria e Slovacchia attraverso l’Ucraina, è stato danneggiato dai recenti e violenti attacchi russi, e non riprenderà le consegne di greggio ai due Paesi dell’Europa centrale perché, accusa Budapest, l’Ucraina non ha intenzione di ripararlo. Da qui la decisione porre il veto alle sanzioni.

    At tomorrow’s Foreign Affairs Council, the EU aims to adopt the 20th sanctions package. Hungary will block it. Until Ukraine resumes oil transit to Hungary and Slovakia via the Druzhba pipeline, we will not allow decisions important to Kyiv to move forward.

    — Péter Szijjártó (@FM_Szijjarto) February 22, 2026

    Il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, è perentorio: “Finché non riprenderanno le forniture attraverso l’oleodotto, l’Ungheria bloccherà” il via libera. Non solo: la delegazione ungherese intende mettersi di traverso su qualunque file relativo al sostegno all’Ucraina. “Non permetteremo che decisioni importanti per Kiev vadano avanti”, chiarisce.

    La posizione ungherese indispettisce i partner, decisi a mandare un segnale a Mosca in occasione dell’anniversario dello scoppio della guerra di aggressione, che ricorre domani (24 febbraio). È l’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza, Kaja Kallas, a esternare pubblicamente questo disappunto: “Stiamo facendo del nostro meglio per avere questo pacchetto di sanzioni e farlo approvare, ma avendo sentito dichiarazioni molto forti dall’Ungheria non credo che cambieranno la loro posizione, purtroppo“.

    Da parte di Kallas c’è rassegnazione, mista però a malumore per problematiche, quelle sollevate dal governo ungherese, che a suo giudizio “non hanno nulla a che fare con il ventesimo pacchetto di sanzioni”. Per questo motivo, continua l’Alta rappresentante, “non dovremmo collegare cose che non sono affatto collegate tra loro”, aggiunge al suo arrivo per partecipare ai lavori del consiglio Affari esteri, dove è costretta a sposare la linea attendista. “Ascoltiamoli mentre spiegano le ragioni per cui bloccano e poi vediamo se ci sono possibilità di superarle”, precisa.

    Ancora una volta, l’energia finisce con l’incidere negativamente nei rapporti tra Unione europea e Ucraina, e a produrre tensioni all’interno del club dei 27. Un anno fa fu la Slovacchia a minacciare veti per l’interruzione delle forniture di gas russo da parte dell’Ucraina.

    Tags: energiaguerra russia in ucrainakaja kallassanzioniucrainaueungheria

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