Bruxelles – L’Unione Europea deve vietare la vendita delle cosiddette ‘nudifier app‘, i sistemi di intelligenza artificiale che riescono a modificare immagini di persone reali per crearne – senza il loro consenso – versioni nude o sessualmente esplicite. È questo il contenuto di un condiviso emendamento all’Artificial Intelligence Act (AIA) che le commissioni del Parlamento Europeo per il Mercato Interno e la Protezione dei Consumatori e quella per le Libertà Civili e la Giustizia hanno approvato oggi (18 marzo) con 101 voti a favore, 9 contrari e 8 astensioni. L’AIA, in vigore dal 2024, è il regolamento UE sull’uso dell’intelligenza artificiale e la Commissione Europea ne ha avviato l’iter di modifica nel novembre del 2025.
Il Parlamento UE aveva annunciato l’intenzione di promuovere una messa al bando delle nudifier app già alla metà di gennaio, quando GROK – l’assistenza IA del social network X – era finita al centro di una controversia relativa alla generazione massiva di contenuti che ‘spogliavano’ – virtualmente e a loro insaputa – persone reali. Secondo i dati diffusi dall’ONG Center for Countering Digital Hate, GROK avrebbe prodotto 3 milioni di immagini sessualmente esplicite e 20.000 riproduzioni artificiali di abusi sessuali su minori nel giro di undici giorni tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, prima che la piattaforma controllata da Elon Musk annunciasse provvedimenti per contrastarne la diffusione. Ma non si tratta solo di Grok, come ha affermato Michael McNamara, co-relatore per la commissione Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni, “la proposta era attesa dai nostri cittadini”.
Oltre al divieto sui sistemi IA di ‘nudificazione’, le due commissioni hanno approvato anche altri emendamenti all’AIA. In particolare, gli eurodeputati hanno deciso di posticipare l’entrata in vigore di alcune norme sui sistemi IA cosiddetti ‘ad alto rischio’, come quelli che utilizzano la biometria o vengono impiegati in settori critici come le infrastrutture e la sanità. L’attuale normativa prevede che le aziende debbano adeguarsi alle nuove regole entro il 2 agosto di quest’anno, ma secondo i legislatori UE “la definizione degli standard chiave rischia di non essere pronta entro questa data”. Per questo, vengono proposte due nuove deadline: il 2 dicembre 2027 per i sistemi IA ad alto rischio elencati direttamente nella legge e il 2 agosto 2028 per quelli già soggetti ad altre normative UE sulla sicurezza e la sorveglianza di mercato. Le commissioni si sono espresse positivamente anche per quanto riguarda la proroga della finestra temporale che le aziende hanno per conformarsi alle norme sul cosiddetto watermarking, ovvero i segnali che indicano quando un contenuto è stato generato tramite intelligenza artificiale. In questo caso, però, gli eurodeputati suggeriscono una proroga più breve fino al 20 novembre 2026, a differenza della scadenza proposta dalla Commissione Europea per il 2 febbraio 2027.
L’ultimo blocco di emendamenti approvati oggi propone una serie di misure volte a rendere le regole sull’IA “più semplici e flessibili” per le aziende, evitando che diventino un ostacolo all’innovazione. Tra queste, figurano l’estensione delle misure di supporto nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale già previsti per le piccole e medie imprese (PMI) alle cosiddette Small Mid-Cap Enterprises, aziende di dimensioni intermedie tra le PMI e i grandi gruppi, e l’allentamento degli obblighi dell’AI Act per i prodotti già regolamentati da leggi europee settoriali (come i dispositivi medici, le apparecchiature radio e i giocattoli). Un altro punto riguarda i cosiddetti bias, cioè i possibili pregiudizi nei sistemi di intelligenza artificiale. Le aziende potranno, in casi limitati e con adeguate garanzie, utilizzare dati personali per individuare e correggere queste distorsioni. L’obiettivo è rendere i sistemi più equi: ad esempio, evitare che un algoritmo utilizzato per selezionare candidati ad un posto di lavoro favorisca gli uomini rispetto alle donne semplicemente perché è stato addestrato su dati sbilanciati.
La plenaria di Strasburgo voterà le modifiche approvate oggi il 26 marzo, data a partire dalla quale potranno iniziare i negoziati con gli Stati membri in seno al Consiglio UE.











