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    Home » Cronaca » Omicidio Lumumba, il Belgio fa i conti con la storia: a processo l’ex diplomatico e commissario UE Davignon

    Omicidio Lumumba, il Belgio fa i conti con la storia: a processo l’ex diplomatico e commissario UE Davignon

    Secondo la Procura, Davignon era a conoscenza del fatto che il primo leader del Congo indipendente fosse stato trasferito nella regione secessionista del Katanga dopo il suo rapimento nel settembre del 1960, ma non ha fatto nulla per impedire che venisse ucciso quattro mesi dopo

    Giorgio Dell'Omodarme di Giorgio Dell'Omodarme
    18 Marzo 2026
    in Cronaca
    Photo: EC- Audiovisual Service, Cristophe Licoppe

    Photo: EC- Audiovisual Service, Cristophe Licoppe

    Bruxelles – Il Belgio non ha ancora finito di fare i conti con il proprio passato coloniale – e post-coloniale – nella Repubblica Democratica del Congo. Nella giornata di ieri (17 marzo), il tribunale penale di Bruxelles ha rinviato a giudizio Étienne Davignon, ex diplomatico belga e commissario europeo tra il 1977 e il 1985, per il presunto ruolo svolto nella detenzione illegale del primo leader del Congo indipendente, Patrice Lumumba, e nel suo successivo trasferimento nella regione secessionista del Katanga, dove è stato ucciso all’inizio del 1961. In particolare, il Procuratore federale contesta a Davignon i reati di detenzione e trasferimento illegali di un prigioniero di guerra, oltre che la privazione del suo diritto a un processo equo e l’inflizione di trattamenti umilianti e degradanti: la tesi della pubblica accusa è che l’ex diplomatico belga, pur non essendo stato direttamente coinvolto nell’assassinio di Lumumba, fosse a conoscenza dell’intenzione di trasferirlo nel Katanga (dove la probabilità che venisse eliminato dai suoi principali nemici interni era alta) e non abbia fatto niente per impedirlo.

    Da leader del Movimento Nazionale Congolese (MNC), Lumumba è stato il principale esponente della lotta per l’indipendenza del Congo tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60. Nel giugno del 1960 – una volta che il Paese ottenne l’indipendenza – vinse le prime elezioni libere nella storia del Congo e fu nominato primo ministro. Le posizioni marcatamente anti-coloniali di Lumumba misero in serio pericolo la capacità del Belgio di mantenere la propria influenza politica ed economica sul Paese e le sue vaste risorse naturali. Così, pochi mesi dopo la sua elezione, nel settembre del 1960 un colpo di Stato sostenuto dal governo belga e messo in atto dal generale Jopseph Mobutu portò alla destituzione di Lumumba, al suo rapimento e infine al suo trasferimento nel Katanga. Sotto la guida del leader secessionista e filo-belga Moïse Tshombé, i funzionari governativi della regione erano notoriamente ostili a Lumumba e il 17 gennaio del 1961 lo uccisero per poi scioglierlo nell’acido.

    Nel 2000 – dopo decenni di sostanziale silenzio sull’implicazione del Belgio nella vicenda – una commissione parlamentare d’inchiesta giudicò l’allora governo del Paese “moralmente responsabile” per quanto accaduto a Lumumba. In sostanza, ciò significava che, pur non essendoci prove che dimostrassero un coinvolgimento diretto del governo belga nell’omicidio del leader congolese, alcuni suoi funzionari di stanza in Congo non avevano fatto nulla per impedire che venisse ucciso dopo il suo arresto e consegna ai secessionisti del Katanga. Proprio su impulso di questa indagine parlamentare, nel 2011, i parenti di Lumumba hanno presentato la denuncia per crimini di guerra da cui è partita l’attuale inchiesta della Procura. Degli undici funzionari belgi indagati, l’unico ancora in vita è proprio il novantatreenne Davignon che, all’epoca dei fatti, stava svolgendo un tirocinio da diplomatico proprio in Congo. L’ex commissario europeo – che ha sempre negato il proprio coinvolgimento – diventerà così il primo e unico imputato in un processo penale sul rapimento e l’assassinio dell’eroe nazionale congolese.

    Se gli avvocati di Davignon hanno scelto di non commentare la decisione del rinvio a giudizio, i parenti di Lumumba hanno immediatamente convocato una conferenza stampa per sottolineare l’importanza di una decisione fondamentale “per ottenere risposte e riconoscere le responsabilità del Belgio in una nefasta impresa criminale”. Per Blandine Lumumba, una delle figlie dell’ex primo ministro, “questo processo sarà importante per tutti: qualunque sia la classe sociale, la razza o il genere, ognuno potrà seguirlo e imparare qualcosa”. Le ha fatto eco il nipote Mehdi, secondo cui il processo a Davignon permetterà al Belgio di “guardare finalmente la sua storia in faccia“.

    Dopo l’attività diplomatica iniziata in Congo nel 1961, la carriera di Davignon a livello europeo cominciò nel 1970 quando – da presidente di un comitato incaricato di elaborare proposte per il rilancio della cooperazione comunitaria in materia di politica estera – presentò l’omonimo Rapporto, nel quale auspicava l’attivazione di un sistema di informazione e consultazione regolare tra i ministri degli esteri degli Stati membri e lo svolgimento di incontri periodici tra gli stessi per discutere le principali questioni internazionali. Dopo aver occupato il ruolo di primo presidente dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, nel 1975, l’esponente del partito cristiano-democratico Les Engagés fu scelto come commissario europeo per il Mercato Interno, l’Unione Doganale e gli Affari Industriali all’interno della Commissione presieduta dal britannico Roy Jenkins. Nel 1981, all’insediamento dell’esecutivo guidato dal lussemburghese Gaston Thorn, fu confermato nel ruolo di commissario europeo per il Belgio e passò alla gestione del portafoglio Energia. Per ora, la Commissione europea analizza la notizia del rinvio a giudizio di Davignon, ma non si esprime al riguardo, rimandando a un altro momento la possibilità di farlo.

    Il processo a carico del politico belga dovrebbe iniziare non prima del gennaio 2027.

    Tags: Belgiocolonialismocommissione europeacongoDavignonKatangaLumumbaomicidioprocesso

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