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    Home » Politica Estera » Vertice UE-Africa in Angola: 150 miliardi per lo sviluppo del Continente

    Vertice UE-Africa in Angola: 150 miliardi per lo sviluppo del Continente

    L'Unione prova a sfidare la Cina e il suo passato coloniale. In gioco ci sono una transizione sostenibile e la costruzione di infrastrutture: la più importante il restyling della "ferrovia dei minerali" nel corridoio di Lobito

    Enrico Pascarella di Enrico Pascarella
    24 Novembre 2025
    in Politica Estera
    Africa

    Tutti i leader al vertice Unione Europea e Unione Africana (Fonte Commissione Europe)

    Bruxelles – Al tavolo più di settanta leader, di solito divisi dalla striscia di mar Mediterraneo. Nella capitale dell’Angola, Luanda, si sono riuniti i capi di stato e di governo dell’Unione Europea e della Unione Africana (entità che raccoglie i 55 paesi del continente africano). L’evento celebra i 25 anni di partenariato tra le due entità e ha avuto come focus i finanziamenti comunitari allo sviluppo africano. “In un mondo di conflitti commerciali, una partnership più stretta tra noi inizia dal commercio” ha affermato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.

    Il summit non è di quelli semplici, tra i due continenti ci sono secoli di colonizzazione, difficili da dimenticare. Per questo l’Europa si presenta al tavolo cercando in tutti i modi di mostrarsi come un amico e non come un usurpatore. “Vogliamo che Africa ed Europa siano partner per scelta” ricorda von der Leyen, risponde sul tema, Mahmoud Ali Youssouf, presidente della Commissione dell’Unione Africana: “Non è più tempo di essere solo dei fornitori di materie prime”.

    Il Global Gateway per l’Africa

    La proposta europea gravita intorno ai 150 miliardi del pacchetto d’investimenti Global Gateway. Von der Leyen ne celebra già i primi successi: “Quando lo abbiamo lanciato, puntavamo a investire 150 miliardi di euro in Africa entro il 2027. Finora, abbiamo già mobilitato oltre 120 miliardi di euro”. Gli obiettivi sarebbe quelli di accelerare la transizione verde e digitale oltre a promuovere una crescita sostenibile della sanità e dell’istruzione. Investimenti concreti che hanno l’intenzione di far crescere un continente con enormi problemi strutturali.

    La ferrovia dei minerali

    Il progetto strategico che più fa discutere è poi l’ammodernamento della ferrovia da 1.300 chilometri che si snoda attraverso Zambia, Repubblica Democratica del Congo e Angola fino al porto di Lobito. L’infrastruttura sarebbe essenziale per l’approvvigionamento europeo di materie prime strategiche: uno dei principali obiettivi dei leader europei. Sulla questione si era già portato avanti il commissario europeo per lo sviluppo Jozef Síkela, che due settimane fa aveva annunciato l’impiego per oltre 200 milioni di euro a sostegno della crescita industriale dello Zambia.

    Il focus principale del pacchetto era il restyling (ad oggi i treni viaggiano massimo a 45 chilometri orari) della ferrovia che porta a Lobito. L’idea è nobile. Rimodellare questa infrastruttura porterebbe a uno sviluppo delle aree circostanti. Il rischio è però la costruzione di una cattedrale nel deserto, utile solo agli interessi europei.

    L’aspetto storico e simbolico non è però da sottolineare. La costruzione risale alla fine del XIX secolo e ai primi decenni del XX secolo. All’epoca i governi coloniali di Belgio e Portogallo realizzarono la Benguela Railway, capace di collegare le aree minerarie del Katanga (oggi Repubblica Democratica del Congo) al porto di Lobito, in Angola.

    Von der Leyen ne è consapevole e quando parla dell’argomento usa tatto: “Conoscete tutti questo ambizioso progetto per portare minerali essenziali dallo Zambia e dalla Repubblica Democratica del Congo ai mercati globali. Ma c’è molto di più. Con il lancio del corridoio, abbiamo anche iniziato a collaborare con gli agricoltori proprio qui in Angola”, ricordando come alla fine sia sempre un processo win-win, “le aziende europee hanno fornito formazione – continua la presidente – hanno aiutato le aziende locali ad allinearsi agli standard europei e ad espandere la loro capacità di esportazione”.

    La ferrovia del Benguela ad oggi esistente capace di collegare Angola e Repubblica Democratica del Congo. L’infrastruttura è stata costruita durante l’epoca coloniale (Fonte Wikipedia)

    La Cina è la potenza da sfidare

    Nei discorsi di distensione tra Africa ed Europa non viene citato però l’elefante nella stanza: la Cina. L’Angola, sede del summit, ad esempio è il principale debitore di Pechino in Africa. L’ex colonia portoghese deve risarcire circa 46 miliardi di dollari. Gli investimenti cinesi non toccano solo la parte occidentale del Continente. In questi anni i soldi di Pechino hanno coinvolto da nord a sud il continente concentrandosi sul finanziamento di risorse strategiche orientate all’accesso a minerali critici, progetti infrastrutturali, oltre che prestiti diretti agli stati. La Cina, con un passato senza macchia nella regione, è diventata negli anni il principale player nella zona.

    While the United States has been busy burning bridges, China has been building them.

    52 out of 54 countries in Africa now trade more with China than the United States. pic.twitter.com/p4GLnAVJs5

    — Jostein Hauge (@haugejostein) April 3, 2025

    Le chance dell’Unione

    All’Unione non resta che giocare la carta della prossimità territoriale, visto che come ricordato da von der Leyen: “L’Europa è già di gran lunga il vostro primo partner commerciale. Un terzo del commercio totale dell’Africa avviene con l’Europa, e l’Africa esporta verso l’Europa più del doppio rispetto alla Cina”. La sfida insomma è iniziata. Il divario da colmare però è ancora molto. Si inizierà a capire qualcosa in più quando il summit tra i leader dei due continenti sarà concluso.

    Tags: AfricaUnione africanaVertice UE-UAVon der Leyen

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