Bruxelles – Doveva essere un testa a testa, e così è stato. Alle elezioni parlamentari in Slovenia, il partito Movimento per la Libertà (GS) del premier Robert Golob e il Partito Democratico Sloveno (SDS) dell’ex premier Janez Janša sono separate da meno di un punto percentuale: 28,6 per cento per i liberali di Golob, 28 per cento per gli ultraconservatori di Janša. Si apre ora una fase di complesse trattative per la formazione del nuovo governo.
È una vittoria di Pirro, ma pur sempre una vittoria: se da un lato il sorpasso di misura di Golob è frutto di un’insperata rimonta delle ultime settimane, dall’altro i 29 seggi ottenuti in Parlamento rivelano il crollo rispetto alla tornata elettorale del 2022, quando GS si assicurò ben 41 membri eletti a Lubiana. Difficilmente riuscirà a formare una coalizione di maggioranza (servono 46 seggi): SDS ha ottenuto 28 seggi, la lista di ispirazione cristiano-conservatrice composta da Nuova Slovenia, Popolari e Fokus 9, i Socialdemocratici e i Democratici di Anže Logar 6 ciascuno, la lista comune di Levica/Sinistra e Vesna 5, così come il partito Resnica/Verità.
“Stiamo andando avanti ed è questo che conta di più”, ha dichiarato Golob ai suoi sostenitori dopo lo spoglio dei voti. “Nel prossimo mandato faremo di tutto per garantire un futuro migliore a tutti i cittadini”, ha promesso. L’affluenza ha sfiorato il 70 per cento, poco meno di quella registrata quattro anni fa.

La campagna elettorale si è svolta in un clima carico di tensione e fortemente polarizzato. Jansa, già tre volte premier, sovranista e sostenitore dell’ideologia trumpiana MAGA, ha puntato su un programma fondato sul taglio delle tasse e su maggiori poteri all’esecutivo. Golob ha invece insistito sulla scelta tra valori liberal-democratici e un modello illiberale di stampo ungherese attribuito a Jansa. Lo scontro si è acuito soprattutto nelle ultime settimane, quando la campagna si è concentrata sullo scandalo di presunto spionaggio contro il governo da parte di una società di intelligence israeliana e sulle registrazioni audio e video diffuse sul web all’inizio del mese che mostrerebbero personalità di spicco della politica e dell’economia slovene – tra cui un ex ministro – mentre discutono di corruzione, lobbying illegale e uso improprio di fondi statali.
Secondo le autorità, membri della società privata israeliana Black Cube, fondata da ex militari dell’esercito israeliano, avrebbero visitato la sede di SDS a dicembre. Lo stesso Jansa ha riconosciuto di avere avuto contatti con Giora Eiland, ex capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale di Israele e figura collegata a Black Cube, ma ha negato alcun coinvolgimento nella raccolta di materiale compromettente ai danni del governo. A 72 ore dal voto, in occasione del Consiglio europeo a Bruxelles, Golob ha chiesto alla Commissione europea di indagare sulle presunte interferenze elettorali, definite “una chiara minaccia ibrida contro l’Unione europea”.
A Bruxelles, un’eventuale vittoria di Jansa avrebbe potuto allargare le già spigolose fratture tra il blocco moderato e europeista e il fronte dei governi sovranisti e euroscettici, composto da Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca. A Budapest, le elezioni sono fissate per il 12 aprile e Viktor Orbán rischia di cadere. Ma con l’estrema destra del Rassemblement National in corsa per le cruciali presidenziali del 2027 in Francia e Alternative für Deutschland (AfD) che continua a rafforzare il proprio consenso in Germania, l’ascesa dei partiti che remano contro il progetto di integrazione europea continuerà a essere un tema. A Lubiana, almeno, è stato rinviato di quattro anni.









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