Bruxelles – Con la conferma ufficiosa della vittoria del NO al referendum sulla separazione delle carriere (con 58.309 sezioni scrutinate su 61.533, il 53,75 per cento dei votanti si è espresso contro le modifiche costituzionali proposte dal governo di Giorgia Meloni), da Bruxelles arrivano le prime reazioni degli europarlamentari italiani.
Tra i più rapidi a commentare l’esito del referendum è stato Brando Benifei, presidente della delegazione UE-USA del Parlamento Europeo in quota Partito Democratico, secondo cui quella odierna è stata “una vittoria straordinaria, netta e inequivocabile“. L’europarlamentare ligure ha sottolineato come “gli italiani hanno respinto al mittente l’assalto del governo Meloni alla nostra Costituzione, mandando un messaggio che non ammette repliche: la giustizia non si piega ai desideri del potere politico di turno”. Anche Matteo Ricci, compagno di partito di Benifei, ha celebrato quello che ha definito come “una vittoria del PD, della segretaria Schlein e delle opposizioni”. “Gli italiani difendono la Costituzione da una riforma della giustizia pessima”, ha aggiunto l’ex sindaco di Pesaro.
Giorgio Gori, già primo cittadino di Bergamo ed europarlamentare del PD dal 2024, ha analizzato l’insieme di fattori che avrebbero permesso al NO di prevalere. “Dietro il boom dell’affluenza e del NO vedo anche un ‘sentimento’ che c’entra poco con la separazione delle carriere e ha più a che fare con Donald Trump, la preoccupazione per la guerra, la paura di essere nelle mani di un matto prepotente, con le conseguenze su bollette, prezzo della benzina e tutto il resto”, ha scritto su X. “Se Meloni paga anche per la sua vicinanza a Trump“, ha proseguito Gori, “direi che ha un bel problema, e che non finisce qui”.
Anche la delegazione europea della seconda forza di opposizione – il Movimento 5 Stelle – ha festeggiato “una vittoria chiara e inequivocabile del no, che è prima di tutto una grande vittoria della democrazia”. Secondo gli europarlamentari pentastellati, “la vittoria del NO rappresenta anche un monito per le istituzioni europee” poiché “troppe volte in passato abbiamo subito i silenzi e le pacche sulle spalle della Commissione Europea sui continui attacchi alla rule of law nel nostro Paese: il monito che i cittadini italiani hanno ribadito al governo Meloni e a tutta l’UE è che non possono esserci compromessi quando sono in gioco i diritti e la libertà”.
Infine, anche il Partito Verde Europeo (PVE) – di cui fa parte la formazione italiana Europa Verde – ha esultato per la vittoria del NO. “Questo voto era un test per il governo di Giorgia Meloni”, ha spiegato la co-presidente del PVE Vula Tsetsi, “e gli italiani le hanno inflitto una chiara sconfitta politica: si tratta di un segnale importante e incoraggiante che c’è una crescente resistenza in tutta Europa contro i tentativi degli amici di Trump – da Meloni a Orbán – di indebolire le istituzioni democratiche”. Sulla stessa linea l’altro co-presidente, Ciarán Cuffe, secondo cui “Meloni è una dei migliori amici di Trump, ma adesso le politiche del tycoon stanno scatenando una crisi economica di cui gli europei stanno pagando il prezzo”. “Per questo”, ha concluso, “i cittadini dell’UE si stanno opponendo alla cerchia di amici di Trump”.









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