Bruxelles – Dall’inizio delle operazioni militari di USA e Israele contro l’Iran, il 28 febbraio scorso, l’Unione europea ha speso 24 miliardi di euro in più – oltre 500 milioni di euro al giorno – per le importazioni di energia a causa dell’aumento dei prezzi. A distanza di meno di un lustro dalla crisi energetica scatenata dall’aggressione su larga scala della Russia ai danni dell’Ucraina, dunque, il Vecchio Continente si trova a vivere un’altra situazione di fragilità sullo stesso fronte provocato dalle sue dipendenze.
“Gli europei stanno pagando il prezzo della dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili importati”, commenta la Commissione europea che, per affrontare la situazione, ha presentato oggi (22 aprile) AccelerateEU, un pacchetto di strumenti “per fornire un sollievo immediato alle famiglie e alle industrie europee, soprattutto a quelle più vulnerabili, e per avviare l’Europa su un percorso stabile verso l’indipendenza energetica”.
I costi lievitati “si fanno sentire qui e ora nelle case e nelle imprese di tutta Europa. Ma il vero impatto di questa crisi è a lungo termine, in evoluzione, imprevedibile”, ha commentato il commissario europeo all’Energia, Dan Jørgensen, in conferenza stampa. Secondo il politico danese, è necessario “essere chiari con i nostri cittadini” in quanto “i prossimi mesi saranno pieni di incertezze” e “la crisi colpirà i diversi Stati membri in modi differenti”. Ma dal momento che “non possiamo prevedere tutto, dobbiamo essere preparati a qualsiasi evenienza”, ha aggiunto. Per il titolare dell’Energia, “non si tratta di un lieve aumento dei prezzi a breve termine”, ma di “una crisi probabilmente grave quanto quelle del 1973 e del 2022 messe insieme” e “ciò significa che ci attendono mesi, o forse addirittura anni, molto difficili, a seconda, ovviamente degli sviluppi in Medio Oriente”. Anche negli scenari più positivi. “Se ipotizziamo che domani arrivi la pace, ci vorranno ad esempio due anni, forse anche di più, perché il Qatar ricostruisca le proprie infrastrutture di produzione e trasporto del gas” e “questo significa che i prezzi del GNL sul mercato mondiale non si stabilizzeranno, né diminuiranno, nei prossimi due anni”, ha dettagliato specificando, nello scenario peggiore, “si parlerebbe di conseguenze di vasta portata e diffuse per la nostra economia nel suo complesso”.
In questa fotografia nebulosa, la vicepresidente della Commissione europea con delega alla Transizione pulita, giusta e competitiva, Teresa Ribera, ha chairito che l’esecutivo UE è “pronto ad adottare ulteriori misure qualora la situazione dovesse peggiorare”. Perché, ha voluto mettere in chiaro, “non sappiamo quanto potrebbe durare. Sappiamo però di voler reagire fin dal primo momento, con cinque serie di azioni da intraprendere sia a livello europeo sia a livello degli Stati membri”, ha spiegato Ribera.
Il punto di partenza di AcceleratorEU è la presa d’atto “in modo inequivocabile che accelerare la transizione verso un’energia pulita, sicura e accessibile è un imperativo economico e di sicurezza“, ritiene Bruxelles.
Coordinamento, istituzione di un nuovo Osservatorio sui combustibili, misure tempestive, mirate e temporanee, accelerazione del passaggio all’energia pulita autoctona, rafforzamento del sistema delle reti, promozione degli investimenti: sono le cinque misure chiave.
Per la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, “la strategia AccelerateEU porterà misure di sostegno immediate e più strutturali ai cittadini e alle imprese europee”. “Dobbiamo accelerare – ha aggiunto – la transizione verso energie pulite prodotte in patria” perché “questo ci garantirà indipendenza e sicurezza energetica e ci permetterà di affrontare meglio le tempeste geopolitiche”.
Per Bruxelles, il coordinamento è “fondamentale”. E questo muoversi all’unisono dei Ventisette include il riempimento dei depositi sotterranei di gas, l’utilizzo di flessibilità nelle norme di riempimento o qualsiasi rilascio eccezionale di scorte di petrolio. I gruppi di coordinamento per il petrolio e il gas si riuniscono frequentemente per garantire una piena consapevolezza della situazione tra gli Stati membri, mentre “le misure nazionali di emergenza e le misure volte a garantire la disponibilità di carburante per aerei e gasolio, compresa la disponibilità di capacità produttive delle raffinerie di petrolio, devono essere strettamente coordinate”, precisa l’esecutivo UE.

Nascerà un nuovo Osservatorio sui carburanti per monitorare la produzione, le importazioni, le esportazioni e i livelli delle scorte di carburanti per i trasporti nell’UE. Ciò consentirà di individuare rapidamente potenziali carenze e, in caso di rilascio di scorte di emergenza, di adottare misure mirate per mantenere una distribuzione equilibrata dei carburanti.
Per mitigare l’impatto degli alti prezzi dei carburanti e delle possibili carenze sul settore dell’aviazione dell’UE, la Commissione fornirà anche chiarimenti sulle flessibilità esistenti nell’ambito del quadro normativo UE in materia di aviazione. “Istituiremo un osservatorio in cui raccoglieremo tutti i dati necessari: dove si trova la capacità, chi la possiede, quanto importiamo o esportiamo e dove sarà possibile rifornirci se ci trovassimo in una situazione come questa”, ha descritto Jørgensen precisando che si tratta del “settore attualmente sotto maggiore pressione”. Nonostante negli ultimi giorni Bruxelles abbia più volte puntualizzato che non esiste una emergenza al momento di carenza di carburanti, secondo il commissario UE la stima dell’Agenzia internazionale per l’energia, che ha conteggiato una autonomia di sole sei settimane per l’UE, va presa “sul serio”. E “anche se non ci siamo ancora, potremmo effettivamente trovarci in una situazione che ci causerebbe un problema reale” e “siamo ben consapevoli che le nostre economie dipendono, ovviamente, dalla possibilità di volare: molte persone andranno in vacanza quest’estate. Molte città, regioni e Stati membri dipendono dal turismo e, naturalmente, sono molto preoccupati”, ha evidenziato.
Ci saranno misure tempestive, mirate e temporanee per la protezione dei consumatori, compresa l’industria, dai picchi di prezzo. In questo perimetro, rientrano regimi di sostegno al reddito mirati, buoni energetici e programmi di leasing sociale, nonché la riduzione delle accise sull’elettricità per le famiglie vulnerabili. “La Commissione adotterà anche un quadro temporaneo per gli aiuti di Stato, che fornirà ulteriore flessibilità ai governi nazionali, comprese misure di emergenza a sostegno dei settori economici più esposti”, dettaglia Palazzo Berlaymont.
Oltre alle misure di protezione, Bruxelles intende accelerare la transizione verso energie pulite prodotte internamente per sostituire petrolio, gas e carburanti fossili per i trasporti ed, entro l’estate, la Commissione presenterà un piano d’azione per l’elettrificazione “per rimuovere gli ostacoli all’elettrificazione dei settori industriale, dei trasporti e dell’edilizia”. Mentre “l’attuazione rapida del Piano di investimenti per i trasporti sostenibili è fondamentale per accelerare la diffusione dei carburanti sostenibili per l’aviazione”. Inoltre, si impone il lavoro per il potenziamento del sistema di rete, dove l’obiettivo sarà sia garantire la piena attuazione della legislazione vigente e la rapida conclusione dei negoziati sul pacchetto Reti europee, ma anche massimizzare le infrastrutture esistenti per le energie rinnovabili. “Il rapido ammodernamento dei grandi parchi eolici e degli impianti a energia rinnovabile, compresi i parchi eolici offshore e le centrali idroelettriche, può fornire rapidamente il necessario sollievo aggiuntivo” e “la Commissione presenterà inoltre una proposta legislativa in materia di tariffe di rete e tassazione, garantendo, tra l’altro, che l’elettricità sia tassata meno dei combustibili fossili”, descrive l’esecutivo UE.
Infine, gli investimenti. Qui, la Commissione aiuterà gli Stati membri a utilizzare al meglio i finanziamenti UE disponibili. Ma i soli fondi pubblici non basteranno a coprire le ingenti esigenze di investimento – 660 miliardi di euro all’anno fino al 2030 – necessarie per la transizione energetica. E, per mobilitare gli investimenti privati, la Commissione si rifarà alla strategia di investimento nell’energia pulita adottata a marzo e organizzerà un vertice sugli investimenti nell’energia pulita che riunirà il settore dei servizi finanziari, compresi i principali investitori istituzionali, i leader industriali, gli sviluppatori di progetti e gli enti finanziatori pubblici, al fine di accelerare i finanziamenti privati.
Alcuni no
Oltre alle cinque misure proposte, però, da Bruxelles arriva anche una serie di ‘No’. Come il no alla ripresa delle importazioni di fonti russe, ai sussidi ai combustibili fossili o alla messa in discussione del sistema di scambio di emissioni, l’ETS. “Sarebbe un enorme errore ricominciare a importare energia russa. E la decisione della Commissione è molto, molto chiara: no, in futuro non importeremo più nemmeno una singola molecola di energia russa”, ha scandito Jørgensen ricordando che il presidente russo, Vladimir “Putin ha usato l’energia come arma contro gli Stati membri”, per “ricattarli”, e che “quando compriamo – se compriamo – la sua energia, contribuiamo anche indirettamente a sostenere la guerra contro i nostri amici in Ucraina”.
Ferrea anche la posizione rispetto alle fonti più inquinanti. “Non dovremmo semplicemente bruciare il denaro dei contribuenti in sussidi ai combustibili fossili“, ma “utilizzare questi fondi per sviluppare e investire in tecnologie moderne che creino valore aggiunto per i consumatori e i produttori europei”, ha osservato Jørgensen. In questo modo, “anno dopo anno, aiuteremo gli Stati membri a moltiplicare soluzioni di questo tipo, nonché a migliorare l’efficienza energetica e a sostituire il petrolio e il gas con alternative come l’energia geotermica, solare termica e i biocarburanti sostenibili di nuova generazione”.
Mentre l’ETS “è il principale motore della decarbonizzazione dell’Europa, ed è stato un successo” permettendo di “ridurre significativamente le nostre emissioni” facendo “allo stesso tempo crescere i settori coperti dall’ETS”. Quindi, “non si è trattato di uno svantaggio competitivo: al contrario, ha innescato una transizione e una trasformazione che hanno rafforzato la competitività di molte industrie”, ha affermato Jorgensen. Un dato di fatto evidenziato anche dalla vicepresidente Ribera: “I segnali di lungo termine messi in campo insieme alle politiche climatiche, incluso il sistema di scambio delle emissioni, e il costo dell’emissione di Co2 sono stati tra i fattori di maggior successo nel guidare la trasformazione dei sistemi energetici e la modernizzazione, per quanto possibile, di molti dei nostri siti industriali. Non dovremmo quindi compromettere questi segnali di lungo periodo”.

![Il commissario per i Trasporti, Apostolos Tzitzikostas [Bruxelles, 5 novembre 2025]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/11/tzitzikostas-251105-350x250.png)









