Bruxelles – Nel dibattito europeo sul controllo del tabacco emergono alcuni punti chiave che definiscono chiaramente la direzione — e le criticità — delle politiche attuali. Da un lato, la Commissione europea ha elevato il tema a priorità politica, riconoscendo che la normativa esistente è ormai superata rispetto a un mercato profondamente cambiato. Dall’altro, le negoziazioni tra Stati membri stanno ridimensionando l’ambizione iniziale, soprattutto a causa di interessi economici divergenti. Centrale resta il nodo della tutela dei giovani, sempre più attratti dai nuovi prodotti a base di nicotina, così come il ruolo della comunicazione e del marketing nel renderli appetibili. Infine, si inserisce il dibattito sull’efficacia della tassazione e sul presunto legame con il mercato illecito, spesso utilizzato — secondo alcune voci — per distorcere il confronto politico.
Tra queste voci emerge quella di Erin Roman, direttrice di Smoke Free Partnership, coalizione europea di ONG che lavora sull’analisi delle politiche UE e sull’advocacy per il controllo del tabacco, che in un’intervista a Eunews offre uno sguardo diretto su queste dinamiche complesse, mettendo in luce tensioni, aspettative e rischi.
Sin dall’inizio, Roman sottolinea un elemento positivo: la crescente attenzione istituzionale. “Credo che ciò di cui siamo veramente grati sia il fatto che due Commissari stiano lavorando a stretto contatto su questo tema”, afferma, evidenziando come il riconoscimento della necessità di aggiornare la legislazione rappresenti un passo fondamentale. “Hanno riconosciuto che la legislazione è obsoleta, il mercato è completamente cambiato e c’è una minaccia fondamentalmente nuova.” Questa “nuova minaccia” riguarda in particolare il consumo crescente di prodotti emergenti tra i giovani. Un fenomeno che, secondo Roman, non può più essere ignorato: “C’è un consumo massiccio, soprattutto tra i giovani, dei prodotti più recenti… e credo che questo sia un riconoscimento a livello globale.”
Accanto alla dimensione sanitaria, emerge anche quella economica. Roman suggerisce che l’attenzione alla fiscalità non sia casuale: “Uno dei motivi per cui si è data tanta importanza alla questione fiscale è stata la situazione finanziaria in cui si trova la Commissione.” Tuttavia, insiste sul fatto che la salute pubblica debba restare centrale: “Possiamo lodarli per aver messo la salute pubblica in primo piano nelle loro agende.”
Quando si passa alla proposta sulla tassazione del tabacco (TED), il giudizio diventa più articolato. Roman riconosce che inizialmente vi fosse soddisfazione: “Quando è stata presentata la proposta, sì, ne eravamo davvero soddisfatti.” Ma non manca una critica sostanziale: “C’erano diversi aspetti che, a nostro avviso, avrebbero potuto essere rafforzati”.
Il problema principale, oggi, sembra essere lo scarto tra ambizione e realtà negoziale. “L’ambizione espressa dalla Commissione non si riflette affatto nelle attuali discussioni”, osserva. E aggiunge con chiarezza: “Il livello di ambizione… non è assolutamente quello che vediamo attualmente.” Il nodo dell’unanimità tra Stati membri complica ulteriormente il quadro. Roman non nasconde la frustrazione: “Ci sono diversi paesi che assumono posizioni molto intransigenti… siamo un po’ delusi.” E va oltre, indicando una causa precisa: “Ci sono troppi interessi commerciali in gioco”.
In questo contesto, la presidenza cipriota gioca un ruolo delicato. Secondo la direttrice di Smoke Free Partnership, Cipro aveva il potenziale per fungere da mediatore neutrale: “Si trovava nella posizione migliore, una sorta di parte neutrale.” Tuttavia, emergono dubbi sull’obiettivo finale: “Una cosa è chiudere il fascicolo, ma il dossier, nella sua forma definitiva, è davvero il più ambizioso in termini di salute pubblica?” La risposta, per ora, sembra negativa. “Non credo che Cipro abbia questo obiettivo in mente. L’obiettivo è chiudere il dossier.” Ma Roman insiste su una distinzione cruciale: “La vera domanda dovrebbe essere: l’obiettivo è chiudere il dossier con la massima ambizione e con la salute pubblica al centro?”
Il legame tra salute ed economia rimane comunque il centro per la direttrice della coalizione. Roman respinge l’idea che la tassazione sia solo una questione tecnica: “Le tasse non sono una questione di salute, ma è un problema di salute perché tutto ha un effetto a catena.” E chiarisce: “Se sono malato, non posso lavorare e dunque non posso contribuire all’economia. Quindi come possiamo essere competitivi in questo contesto?“
A sostegno di questa tesi, porta un esempio concreto: la Germania. “Il governo tedesco sta cercando di proteggere i suoi cittadini dall’inflazione aumentando i prezzi dei prodotti del tabacco”. Un esempio che dimostra, secondo Roman, come la leva fiscale venga utilizzata anche per obiettivi più ampi di protezione sociale.
Sul tema del mercato illecito, Roman è netta nel respingere la narrativa dominante dell’industria: “L’industria sostiene sempre che se si aumentano i prezzi, il commercio illecito aumenta.” Ma ridimensiona subito questa affermazione: “Il vero punto cruciale è l’applicazione della legge… non ha nulla a che fare con le tasse.” Anzi, ribalta la prospettiva: “Se si aumenta il prezzo… aumenterà anche il prezzo dei prodotti illeciti. È una strada a doppio senso.” Secondo Roman, si tratta spesso di una strategia comunicativa: “L’industria è molto brava a presentare questo tipo di argomentazioni per offuscare il dibattito.”
La valutazione della Commissione sui prodotti del tabacco riceve invece un giudizio complessivamente positivo. “Nel complesso eravamo piuttosto soddisfatti”, afferma, pur segnalando alcune lacune, come la mancata attenzione ai filtri. Tuttavia, emerge un problema strutturale: i ritardi. “Siamo indietro di un paio d’anni… e questo significa diverse vite che avrebbero potuto essere salvate.”
Il cuore dell’intervista si concentra però sui giovani, identificati come il vero campo di battaglia delle politiche future. Roman descrive un cambiamento profondo nella percezione dei prodotti a base di nicotina: “Se pubblicizzi un prodotto come qualsiasi altro bene di consumo, non fai alcuna distinzione tra i rischi.” Il paragone storico è forte: “Siamo praticamente tornati agli anni ’70.” La responsabilità, secondo lei, è anche dei nuovi canali di comunicazione: “La pubblicità sui social media non indica quali siano i rischi per la salute.” E qui emerge chiaramente uno dei punti centrali: l’attrattività dei prodotti per i giovani.
Roman distingue due categorie di consumatori: “Quelle che fumano da molti anni e che cercano un modo per smettere” e “i giovani che potenzialmente non avrebbero mai utilizzato questi prodotti, ma li adottano e li trovano fighi”. La conclusione è dura e diretta: “Questo è il modello di business del settore, hanno bisogno di dipendenza”. E ancora: “I giovani sono il loro bersaglio”.
Con le sue parole, la direttrice della coalizione di ONG contro il fumo manda un messaggio di fondo chiaro: senza un deciso cambio di passo, il rischio è che le politiche arrivino troppo tardi rispetto a una realtà che corre molto più veloce.











![Sala riunione della BCE [foto: Carlo Carino/imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/12/Imagoeconomica_258360-120x86.jpg)
