Bruxelles – Nella seconda metà del 2025, le bollette del gas pagate dalle famiglie europee hanno registrato un prezzo medio di 12,28 euro per 100 kilowattora (kWh), facendo segnare una crescita del 7,4 per cento rispetto agli 11,43 euro del primo semestre dello scorso anno. Il prezzo dell’elettricità, invece, ha avuto un andamento più stabile e il valore medio negli ultimi sei mesi del 2025 è stato di 28,96 euro, con un lieve aumento dello 0,5 per cento rispetto ai 28,79 euro pagati dalle famiglie nel corso della prima metà dell’anno. A rivelare questi dati è Eurostat – l’Ufficio di statistica dell’Unione Europea – all’interno del consueto report semestrale sui prezzi del gas e dell’elettricità nel Vecchio Continente.
Il prezzo del gas: rincari per le famiglie e diminuzioni per le aziende
I 12,28 euro pagati nella seconda metà del 2025 rappresentano il secondo livello di prezzi del gas più alto registrato negli ultimi dieci anni, preceduto soltanto dai 12,44 euro per 100 kWh rilevati nell’ultimo semestre del 2024. Rispetto a due anni fa, però, nel 2025 è sensibilmente diminuito l’aumento delle bollette tra primo e secondo semestre (un fenomeno che comunque Eurostat definisce “consueto” a causa del maggior utilizzo degli impianti di riscaldamento nel corso dei mesi invernali): nel 2024, la crescita dei prezzi era stata del 12,6 per cento semestre su semestre, un dato inferiore di circa 5 punti percentuali rispetto a quello dello scorso anno.
Il report odierno rileva anche “ampie disparità” nei dati relativi ai singoli Stati membri. In termini assoluti, la bolletta più salata è stata pagata dai cittadini della Svezia con una tariffa media di 20,92 euro per 100 kWh, seguiti da quelli dei Paesi Bassi (17,19 euro) e dell’Italia (14,81 euro). I prezzi più bassi, invece, si sono registrati sul ‘fianco Est’ e nei Balcani: la ‘top3’ è composta da Ungheria (3,40 euro), Croazia (5,43 euro) e Romania (5,66 euro). La classifica, però, cambia se si tiene in considerazione il reddito medio di ciascuno Stato e l’impatto che un determinato livello dei prezzi ha su patrimoni diversi. Applicando il principio della parità di potere d’acquisto (PPS), la Svezia resta in cima alla classifica dei Paesi in cui il gas è più caro (17,16 euro), ma a seguirla in questo caso è il Portogallo (17,04 euro) con ancora dietro l’Italia (15,48 euro). Di contro, a pagare di meno sono stati gli ungheresi (4,67 euro), i lussemburghesi (6,75 euro) e gli slovacchi (7,58 euro).
Quanto alle variazioni rispetto al secondo semestre del 2024, le bollette sono lievitate in 11 Paesi dell’UE, diminuite in 10 e rimaste stabili in 2. I maggiori aumenti hanno coinvolto il Lussemburgo (+21,7 per cento), la Croazia (+19,1 per cento) e la Lituania (+14,8 per cento), mentre gli alleggerimenti più significativi sono stati rilevati in Repubblica Ceca (-9,8 per cento), in Italia (-6,6 per cento) e in Lettonia (-6,1 per cento). Si tratta di differenze che non dipendono solo dal costo del gas in sé, ma anche dal peso delle tasse e degli altri oneri applicati in bolletta in base ai regimi fiscali di ciascun Paese. Non a caso, due degli Stati con le tariffe più alte registrano anche le percentuali più elevate di tasse sul prezzo finale: i Paesi Bassi (51,8 per cento rispetto a una media UE del 31 per cento) e la Svezia (35,9 per cento), con la Danimarca a separarli (48,9 per cento). Tassazioni più ‘clementi’ si rilevano invece in Croazia (4,8 per cento), Grecia (8,1 per cento) e Belgio (16,5 per cento).
Infine, il monitoraggio di Eurostat analizza il peso delle bollette pagate dalle cosiddette ‘utenze non domestiche‘, ovvero le imprese e gli altri grandi consumatori il cui utilizzo annuale di gas è tra i 10mila e i 100mila gigajoule. In questa fascia di mercato, il costo del gas nel corso del 2025 ha seguito un andamento di segno opposto: nel secondo semestre il prezzo medio è stato di 6,05 euro per 100 kWh, con una diminuzione dell’8,3 per cento rispetto alla prima metà dell’anno (6,60 euro).
Guardando ai dati dei singoli Paesi, le bollette pagate dalle aziende sono aumentate solo in 4 Paesi (con i rincari maggiori registrati in Lituania, Paesi Bassi e Romania), mentre sono diminuite nei restanti 16 di cui sono disponibili i dati (con Repubblica Ceca e Ungheria in pole position).
Il prezzo dell’elettricità: una maggiore stabilità
Per il mercato dell’elettricità, il 2025 è stato un anno caratterizzato da una maggiore stabilità. Il prezzo medio delle bollette pagate dalle famiglie nella seconda metà dell’anno (28,96 euro per kWh) è in linea sia con quello registrato nel primo semestre (28,79 euro) che con quello rilevato negli ultimi sei mesi del 2024 (28,97 euro). Allargando maggiormente lo sguardo, però, Eurostat sottolinea come il costo dell’elettricità continui a registrare cifre “nettamente superiori” rispetto al periodo precedente alla crisi energetica del 2022: un dato che dimostra quanto le conseguenze del conflitto russo-ucraino continuino a pesare sulle bollette delle famiglie UE.
Ancora una volta, queste conclusioni generali non si applicano in maniera uniforme a tutti gli Stati membri. Guardando ai valori assoluti, l’elettricità più cara è stata quella consumata in Irlanda (40,42 euro per 100 mWh), in Germania (38,69 euro) e in Belgio (34,99 euro); mentre le tariffe più economiche sono state rilevate di Ungheria (10,82 euro), Malta (12,82 euro) e Bulgaria (13,55 euro). Tenendo in considerazione l’SPP, invece, Malta (14,09 euro), Ungheria (15,10 euro) e Finlandia (18,77 euro) hanno registrato i prezzi più bassi; mentre le bollette più salate sono state pagate in Romania (49,52 euro), Repubblica Ceca (38,65 euro) e Polonia (37,15 euro). La Romania è anche il primo Paese in termini di variazione percentuale del prezzo su base annua con un aumento del 58,6 per cento, seguita da Austria (+34,3 per cento) e Irlanda (+32,7 per cento). Le maggiori diminuzioni hanno invece coinvolto Cipro (-14,7 per cento), la Francia (-12,5 per cento) e la Danimarca (-11,9 per cento).
Altrettanto variabile è stato il peso delle tasse sul prezzo finale dell’elettricità. In testa alla classifica dei Paesi con i regimi fiscali più ‘severi’ figurano la Danimarca (49 per cento), la Polonia (poco più del 40) e la Svezia (intorno al 30), mentre in Lussemburgo e i Paesi Bassi il livello delle imposte è addirittura inferiore a quello dei sussidi dando luogo a percentuali di segno negativo (rispettivamente -6,3 e -5,2 per cento).
Infine, i numeri delle utenze non domestiche (consumo annuale di elettricità tra i 500 e i 2000 mWh). Il prezzo medio nel secondo semestre 2025 è stato di 18,37 euro per 100 mWh, in calo rispetto ai 19,03 euro dei primi sei mesi (-3,7 per cento) e ai 19,41 euro della seconda metà del 2024 (-5,4 per cento). Le maggiori diminuzioni di prezzo sono state rilevate in Slovenia (-16,6 per cento), Lussemburgo (-15,8 per cento) e Francia (-14,1 per cento). A subire un rincaro delle bollette, invece, sono state le aziende attive in Romania (+15,4 per cento), in Svezia (+9,4 per cento) e in Bulgaria (+6,8 per cento).











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