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    Home » Economia » Gli Stati non vogliono più Europa nei mercati finanziari: ‘No’ dell’Ecofin a pieni poteri all’ESMA

    Gli Stati non vogliono più Europa nei mercati finanziari: ‘No’ dell’Ecofin a pieni poteri all’ESMA

    Il consiglio Ecofin vede un ampio fronte contrario alla proposta della Commissione di una vigilanza dell'Autorità per i mercati finanziari. Almeno 13 governi per poteri più limitati, tra cui l'Italia

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    5 Maggio 2026
    in Economia
    La riunione dell'Ecofin [Bruxelles, 5 maggio 2026. Foto: European Council]

    La riunione dell'Ecofin [Bruxelles, 5 maggio 2026. Foto: European Council]

    Bruxelles – Gli Stati membri dicono ‘no’ alla vigilanza diretta e tutta a livello europeo dei mercati finanziari. Il consiglio Ecofin frena su un elemento centrale della proposta della Commissione europea per la competitività a dodici stelle: la centralizzazione dei mercati finanziari europei non piace praticamente a nessuno. L’Idea che l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) possa sostituirsi in tutto e per tutto alle autorità nazionali non piace, e la discussione sul tema vede una levata di scudi, a cominciare dall’Italia.

    “Riteniamo un approccio pragmatico, graduale e proporzionato“, sostiene il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, nel corso della sessione pubblica di lavori. A suo giudizio “un perimetro più mirato di vigilanza europea sarebbe più appropriato di un trasferimento generalizzato”, il che implica meno Europa di quella che chiede l’esecutivo comunitario. Serve, sostiene, “una vigilanza europea più dove il valore aggiunto è evidente”, ma in prospettiva “serve un modello chiaro” di funzionamento tra vigilanza nazionale ed europea. Per l’Italia, insiste il titolare del Tesoro, restano ferme le necessità di “evitare duplicazioni e costi aggiuntivi”.

    Attorno al tavolo dei ministri dell’Economia e delle Finanze la posizione della Repubblica ceca ricalca quella dell’Italia, con la ministra delle Finanze, Alena Schillerova, che chiede esplicitamente compiti “limitati” dell’ESMA per la supervisione, perché l’intero trasferimento di competenze per Praga non è pensabile. Dello stesso parere anche Austria, Belgio, Danimarca, Malta, Lussemburgo, Lettonia, Lituania, Polonia e Svezia. La linea che sembra imporsi in seno al Consiglio dell’UE il ruolo dell’Autorità europea deve quindi essere limitata, come chiede Giorgetti, alle entità più grandi e transfrontaliere, lasciando agli operatori più piccoli alle autorità nazionali. Anche la Finlandia invita a “riflettere attentamente” alla possibilità di vigilanza diretta anche sui piccolo operatori finanziari. Cauta anche la Francia: “Siamo d’accordo alla vigilanza dell’ESMA, purché sia limitata”, mette in chiaro Bertrand Dumont, direttore generale del Tesoro di Parigi, che chiede una fase transitoria “limitata” che porti dall’attuale sistema alla vigilanza europea. La Spagna dichiara di essere disponibile a “più vigilanza centralizzata”, ma la segretaria generale del Tesoro, Paula Conthe Calvo, non precisa di volere un sistema interamente controllato da Bruxelles.

    C’è poi il gruppo di ministri che chiede attenzione ai costi, perché non si vuole spendere denaro inutilmente per duplicazioni. E’ la linea espressa dai ministri economici di Belgio, Danimarca, Paesi Bassi, Romania, Irlanda, Lettonia, Polonia chiedono di fare in modo che non ci siano sprechi di denaro in questa necessità di riforma dell’impalcatura europea dei mercati finanziari.

    Tags: ecofinEsmaGiancarlo Giorgettimercati finanziariuevigilanza

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