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    Home » Net & Tech » Il monito dell’UE sull’IA: il digitale non è sempre ecologico

    Il monito dell’UE sull’IA: il digitale non è sempre ecologico

    Secondo i dati, l'Europa rappresenta il 15 per cento del consumo globale di elettricità dei data center, gli Stati Uniti il ​​45 per cento e la Cina il 25 per cento. Mentre lo sfruttamento delle risorse idriche per il raffreddamento delle macchine e la produzione di energia potrebbe arrivare a circa 1.068 miliardi di litri entro il 2028

    Valeria Schröter di Valeria Schröter
    5 Maggio 2026
    in Net & Tech, Green Economy
    [foto: imagoeconomica]

    [foto: imagoeconomica]

    Bruxelles – In Irlanda i data center consumano già oltre il 20 per cento di tutta l’elettricità del Paese. È uno degli effetti più visibili di una trasformazione che sta ridisegnando i consumi energetici europei e che mette in tensione le ambizioni ecologiche dell’Unione Europea con la corsa globale all’intelligenza artificiale. A livello più generale, l’Europa rappresenta il 15 per cento del consumo globale di elettricità dei data center, gli Stati Uniti il ​​45 per cento e la Cina il 25 per cento. Sono i dati che ha diramato oggi (5 maggio) l’Agenzia europea dell’Ambiente (AEA), precisando che, in un momento di crescente competizione geopolitica e incertezza economica, le tecnologie digitali sono considerate fondamentali per la competitività e l’autonomia dei 27 Paesi. 

    L’AEA sottolinea che affrontare la duplice transizione, quella verde e quella digitale, non rappresenta solo una sfida ambientale, ma anche strategica. Come si legge nel documento “Orientarsi nella duplice transizione europea: opportunità e sfide della digitalizzazione nella transizione verde“, la digitalizzazione non è intrinsecamente ecologica. La rapida espansione dell’intelligenza artificiale, infatti, rappresenta una sfida crescente per il raggiungimento della neutralità climatica in Europa. L’addestramento dei modelli di IA sta determinando una crescita esponenziale delle risorse computazionali. Secondo il rapporto “Intelligenza artificiale e consumo sostenibile in Europa“, la potenza di calcolo necessaria per l’addestramento è aumentata di un milione di volte tra il 1960 e il 2010 e di circa un trilione di volte tra il 2010 e il 2025.

    Nel 2024 i data center rappresentavano circa l’1,5 per cento del consumo globale di elettricità e circa il 3 per cento di quello europeo. La loro domanda energetica, però, è in rapida crescita e spesso concentrata a livello locale. “Spinta in gran parte dall’intelligenza artificiale, il forte aumento dei data center in Europa dovrebbe portare a un quasi raddoppio del fabbisogno energetico del settore entro il 2030”, dettagliano i documenti pubblicati dall’AEA. La Germania è il Paese che ospita il maggior numero di strutture. Molti data center sono concentrati attorno ai principali hub urbani, in particolare a Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Dublino. Intanto, nuovi mercati stanno emergendo in Paesi come Spagna, Italia e Polonia. 

    Un impatto talvolta trascurato è quello sulle risorse idriche. L’intelligenza artificiale genera una domanda di acqua in diverse fasi del suo ciclo di vita: il raffreddamento dei data center in loco, la produzione di energia elettrica e la produzione di semiconduttori. Le proiezioni attuali indicano che i data center potrebbero aumentare il consumo annuo di acqua per il raffreddamento e la produzione di elettricità fino a circa 1.068 miliardi di litri entro il 2028, con un incremento di undici volte rispetto alle stime del 2024. 

    I sistemi di intelligenza artificiale, poi, dipendono da minerali strategicamente cruciali, come gallio, germanio, indio, palladio e tantalio. L’elevata dipendenza dell’Europa dalle importazioni e la concentrazione globale della capacità di estrazione e raffinazione di molti di questi materiali espongono le infrastrutture dell’IA a rischi geopolitici e legati alla catena di approvvigionamento. 

    Un altro fattore chiave per valutare l’impatto dell’intelligenza artificiale è il suo ruolo nell’influenzare i comportamenti online. Si prevede che l’impronta di consumo dei cittadini dell’UE aumenterà entro il 2030 e che il consumo online peserà sempre di più. Dunque, per l’AEA, “comprendere il potenziale dell’IA nel promuovere il consumo sostenibile diventa fondamentale, perché indirizza il comportamento dei consumatori e il modo in cui le famiglie si rapportano alla sostenibilità”.

    Nonostante queste criticità, secondo l’Agenzia la digitalizzazione potrebbe favorire la sostenibilità migliorando la raccolta e l’analisi dei dati ambientali, supportando processi industriali più efficienti e consentendo sistemi energetici e di trasporto più intelligenti. La sfida principale, quindi, è “garantire che la digitalizzazione sia guidata da obiettivi di sostenibilità espliciti, senza dare per scontato che i benefici ambientali emergano indirettamente dai soli miglioramenti in termini di efficienza”.

    Tags: artificial intelligencecrisi climaticaiaimpattointelligenza artificialeIrlandatransizione digitaleue

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