Bruxelles – Cade il governo rumeno del primo ministro liberale ed europeista, Ilie Bolojan. Oggi (5 maggio), il Parlamento ha approvato la mozione di sfiducia con 281 voti a favore sui 431 deputati presenti (il totale è di 464 scranni), superando la soglia dei 233 consensi necessari.
Membro del Partito Nazionale Liberale (Partidul Național Liberal, PNL), Bolojan si era insediato a giugno 2025 con una coalizione composta dal suo partito, i conservatori di destra di Unione Salvate la Romania (Uniunea Salvați România, USR), il partito di destra della minoranza ungherese Unione Democratica Magiara di Romania (Uniunea Democrată Maghiară din România, UDMR) e il Partito Socialdemocratico (Partidul Social Democrat, PSD). A causa di fratture tra le forze politiche per via delle misure di austerità promosse da Bolojan per ridurre il deficit (il più alto dell’UE al 7,9% nell’ultimo trimestre del 2025), lo scorso aprile, i socialdemocratici hanno abbandonato la coalizione per allearsi con il partito di estrema destra Alleanza per l’unità dei rumeni (Alianța pentru Unitatea Românilor, AUR). E, a presentare la mozione di sfiducia che oggi ha fatto cadere l’esecutivo, sono stati proprio i socialdemocratici del PSD, secondo i sondaggi al 21 per cento, e l’estrema destra di AUR, data al 35 per cento.
Prima del voto in Parlamento, Bolojan aveva difeso le sue mosse politiche, spiegando di aver “scelto di fare ciò che era urgente e necessario per il Paese” e ha definito la mozione “ingannevole, cinica e pretestuosa”. Ora, le prossime elezioni parlamentari in Romania non sono previste prima del 2028. Sebbene non sembrino probabili elezioni anticipate, i mercati finanziari temono che queste turbolenze possano ostacolare l’impegno di Bucarest nel ridurre il suo deficit di bilancio. Il presidente della Romania, Nicusor Dan, incaricato della nomina del primo ministro, dovrà invitare i partiti a negoziare e tentare di ricostruire una coalizione sotto la guida di un altro membro del partito di Bolojan, oppure nominando un governo tecnico. Ma, intanto, ha cercato di lanciare rassicurazioni, spiegando che il Paese di 19 milioni di persone, manterrà il suo orientamento filo-occidentale: “Le discussioni politiche saranno difficili, ma è mia responsabilità come presidente, e quella dei partiti politici, guidare la Romania nella giusta direzione”, ha affermato ai giornalisti.
Stessa posizione tenuta, da Bruxelles, dal Partito socialista europeo (PES), che ha dichiarato di sostenere “la rapida formazione di un governo europeista con una leadership rinnovata“. Il segretario generale del Partito, Giacomo Filibeck, ha evidenziato che “la Romania ha bisogno di un governo che garantisca stabilità e miglioramenti concreti nella vita dei cittadini” e che “non si tratta solo di accordi politici, ma di proteggere i cittadini dall’incertezza economica, rafforzare l’equità sociale e ripristinare la fiducia nelle istituzioni democratiche. I socialdemocratici – ha commentato – sono pronti a sostenere un percorso che metta al primo posto le persone”. Intanto, il leader dell’AUR, George Simion, ha scritto su X che “oggi è stata ascoltata la voce del popolo”, chiedendo “riconciliazione nazionale”.


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