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    Home » Politica » L’UE chiarisce: “Nessuno dei fondi per la Siria è erogato attraverso le autorità nazionali”

    L’UE chiarisce: “Nessuno dei fondi per la Siria è erogato attraverso le autorità nazionali”

    A gennaio 2026 la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato un pacchetto finanziario da 620 milioni di euro destinato alla Siria per il biennio 2026-2027. Un gruppo di europarlamentari ha depositato un’interrogazione alla Commissione per fare chiarezza su tracciabilità delle risorse, capacità di raggiungere attori della società civile e ripartizione concreta degli stanziamenti

    Valeria Schröter di Valeria Schröter
    15 Maggio 2026
    in Politica
    Le dichiarazioni alla stampa dei presidenti del Consiglio europeo, Antonio Costa, della Commissione europea, Ursula von der Leyen, di Cipro, Nikos Christodoulidīs, del Libano, Joseph Aoun, della Siria, Ahmed Hussein al-Sharaa. Fonte: Consglio Europeo

    [Fonte: Consiglio Europeo]

    Bruxelles – A gennaio 2026 la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato un pacchetto finanziario da 620 milioni di euro destinato alla Siria per il biennio 2026-2027. L’obiettivo dichiarato è costruire una “nuova Siria pacifica, inclusiva e sicura”, attraverso tre pilastri: un nuovo partenariato politico, un quadro di cooperazione commerciale ed economica e sostegno finanziario per aiuti umanitari, supporto alla ripresa e assistenza bilaterale. Da subito, però, i finanziamenti hanno suscitato alcune polemiche. 

    Il 9 aprile 2026 un gruppo di europarlamentari – Katrin Langensiepen, Thomas Waitz e Leoluca Orlando (Verdi/ALE), Elena Kountoura, Leila Chaibi, Nikolas Farantouris e Sebastian Everding (The Left) e Barry Andrews (Renew) – ha depositato un’interrogazione prioritaria alla Commissione europea sollevando tre questioni: la tracciabilità dei fondi, la capacità di raggiungere attori della società civile e media indipendenti e la ripartizione concreta degli stanziamenti tra i diversi settori e soggetti coinvolti. Farantouris, in particolare, ha chiesto chiarimenti urgenti sulle modalità di spesa dei fondi, segnalando i rischi di un loro utilizzo distorto alla luce delle segnalazioni di escalation di violenze contro le minoranze religiose ed etniche in Siria. 

    Πού πάνε τα λεφτά της ΕΕ για τη #Συρία την ώρα που διώκονται #Χριστιανοί #Αλαουίτες #Δρούζοι #Κούρδοι;

    Αναλυτική ενημέρωση για τη διάθεση των εκατοντάδων εκατομμυρίων ευρώ προς τη Συρία ζητώ σε κοινοβουλευτική ερώτηση που συνυπογράφω μαζί με συναδέλφους ευρωβουλευτές από… pic.twitter.com/RFJsFeaLzg

    — Νικόλας Φαραντούρης / Nikolas Farantouris (@NFarantouris) April 17, 2026

    La risposta, firmata dalla commissaria al Mediterraneo, Dubravka Šuica, è arrivata il 7 maggio. La Commissione, si legge nella replica, sta preparando “un programma da 280 milioni di euro per il 2026-2027, incentrato sul rafforzamento delle istituzioni siriane, sulla ripresa socioeconomica, sulla giustizia transitoria e sulla responsabilità”. L’UE, ha precisato Šuica, “rimane fermamente impegnata a sostenere una transizione genuinamente inclusiva e promuove il coinvolgimento delle comunità e della società civile in tutta la Siria“. Nel 2025, ha ricordato la vicepresidente, “l’UE ha co-organizzato per la prima volta a Damasco il ‘Day of Dialogue’, riunendo più di 350 rappresentanti della società civile siriana provenienti da tutto il Paese”. L’Unione, continua la risposta, “sostiene attivamente anche la libertà di stampa e la democrazia locale”. L’assistenza dell’UE alla Siria “è concepita e attuata nel rispetto dei requisiti del Regolamento finanziario. I fondi sono erogati attraverso organizzazioni internazionali consolidate, agenzie delle Nazioni Unite e partner non governativi verificati, con comprovata capacità operativa, sistemi di conformità e un solido storico di trasparenza e responsabilità”. Inoltre, Šuica ha sottolineato che “nessuno dei fondi dell’UE stanziati per la Siria è stato erogato tramite le autorità siriane“. 

    Il contesto siriano è particolarmente complesso. L’11 maggio, quando l’UE ha ripristinato l’accordo di cooperazione con il Paese, Asaad Hassan al-Shaibani, il ministro degli Affari esteri, ha dichiarato che “in Siria non esistono minoranze, ma un unico popolo”. In realtà, già a marzo 2026 Human rights watch (HRW) aveva espresso preoccupazione per la situazione siriana. Nel corso dell’ultimo anno, infatti, l’organizzazione ha documentato “uccisioni diffuse basate sull’identità, perpetrate dalle forze governative, insieme a esecuzioni sommarie, rapimenti e sfollamenti di massa, arresti arbitrari, blocco degli aiuti e interruzione dei servizi essenziali”. 

    La trasparenza dei fondi non è solo una questione procedurale. Nella sua risposta la Commissione ha indicato le grandi voci di spesa, ma non ha fornito la disaggregazione dei dati che gli eurodeputati hanno chiesto. Al momento, quindi, non è chiaro quanti fondi andranno alla società civile locale, ai media indipendenti e alle organizzazioni femminili rispetto ai grandi settori istituzionali e infrastrutturali. 

    Tags: aiuticommissione europeainterrogazione parlamentaresiriasocietà civileue

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