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    Home » Energia » Fossili e scarsa interconnessione, in Italia l’elettricità più cara tra i Paesi UE nel 2025

    Fossili e scarsa interconnessione, in Italia l’elettricità più cara tra i Paesi UE nel 2025

    La fotografia scattata dalla Commissione UE nel suo report 'REPowerEU Four Years on: Italy'. Sul fronte dell'indipendenza dalle fonti fossili russe, l'import della Penisola di gas russo è crollato al 3 per cento, ma i combustibili fossili continuano a rappresentare il 52,3 per cento della produzione elettrica del Paese

    Valeria Schröter di Valeria Schröter
    18 Maggio 2026
    in Energia
    [Foto: Unsplash]

    [Foto: Unsplash]

    Bruxelles – Dipendenza dal gas russo sotto il 3 per cento, risparmi nei consumi, miglioramento delle rinnovabili, ma ancora una forza schiacciante dei combustibili fossili nel mix energetico del Paese e, soprattutto, i prezzi dell’elettricità più alti tra i Ventisette Paesi membri dell’Unione europea. La fotografia la scatta la Commissione europea con il suo report ‘REPowerEU Four Years on: Italy’, dove tira le somme dei quattro anni dall’inizio di REPowerEU – il piano strategico di indipendenza dalle fonti fossili russe lanciato a maggio 2022, subito dopo l’invasione dell’Ucraina.

    In generale, l’Unione ha ridotto la quota di importazioni di gas russo dal 45 per cento nel 2022 al 12 per cento nel 2025. Attraverso le sanzioni, il carbone russo è stato eliminato dal mix energetico europeo e le importazioni di petrolio sono diminuite dal 27 per cento all’inizio del 2022 al 2 per cento, con solo 2 Paesi dell’UE – Ungheria e Slovacchia – che importano petrolio russo.

    In Italia, la dipendenza dal gas russo è diminuita significativamente rispetto al 2021. Nel 2025 ne sono stati importati volumi minimi, meno del 3 per cento del fabbisogno, pari a 1,5 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto russo (GNL). La Penisola, spiega la Commissione, ha aumentato le importazioni di gas da altri Paesi, principalmente Algeria e Azerbaigian, e di GNL da Qatar e Stati Uniti mentre la produzione nazionale di gas è rimasta costante, circa 3-4 miliardi di metri cubi all’anno, coprendo una quota minima dell’approvvigionamento totale. Nel frattempo, il Paese ha anche ridotto la propria domanda di gas del 20 per cento tra agosto 2022 e novembre 2025, grazie a misure di efficienza, condizioni climatiche più miti, tagli da parte dell’industria e crescita delle rinnovabili.

    L’energia pulita ha giocato un ruolo chiave nella generazione elettrica del Paese: nel 2025, ha coperto il 47,7 per cento della produzione, sopra la media UE del 47 per cento. Al primo posto l’energia solare, con il 16,6 per cento, seguita da quella idroelettrica (15,8 per cento). Nonostante questo, però, i combustibili fossili continuano a rappresentare il 52,3 per cento della produzione elettrica in Italia, la quinta quota più alta tra i Paesi membri. A causa della dipendenza dal gas naturale, della limitata flessibilità non fossile e della scarsa capacità di interconnessione – spiega la Commissione -, il prezzo medio all’ingrosso dell’elettricità è stato di 116 €/MWh nel 2025, il più alto nell’Unione dove la media si attesta a 85 €/MWh. In particolare, i prezzi medi dell’energia elettrica sul mercato del giorno prima (day-ahead) in Italia sono lievitati del 12 per cento nel 2025, a causa dell’aumento dei costi di approvvigionamento del gas naturale e della limitata produzione da fonti rinnovabili. Nonostante la diminuzione negli ultimi anni dei prezzi diurni grazie all’aumento della diffusione dell’energia solare, l’analisi della Commissione dimostra che l’Italia rimane vulnerabile a forti picchi di prezzo nelle ore di forte domanda e ciò è dovuto al fatto che il calo della produzione solare nelle ore serali e nelle prime ore del mattino, combinato con una limitata flessibilità delle fonti non fossili, spesso comporta la necessità per le centrali termiche di aumentare significativamente la produzione per colmare il divario tra domanda e offerta. 

    Sempre sul fronte dei prezzi, nella prima metà del 2025, l’energia elettrica è stata più cara per le famiglie in Italia rispetto all’anno prima, raggiungendo 0,329 EUR/kWh (il quarto valore più alto nell’UE). Sono aumentati anche i prezzi del gas per le famiglie, attestandosi a 0,124 EUR/kWh, un livello superiore alla media UE. Anche i prezzi al dettaglio dell’elettricità per i consumatori industriali (203 euro/MWh) sono cresciuti, rimanendo sopra la media UE (164 euro/MWh) e al terzo posto tra i più alti dell’Unione, mentre i prezzi del gas industriale sono saliti, pur rimanendo in linea con la media UE.

    In questo scenario, dunque, la Commissione precisa che occorre accelerare nel campo dell’energia solare: il traguardo europeo di 700 GW di capacità installata entro il 2030 richiede ritmi di crescita più sostenuti di quelli attuali. 

    Sul fronte delle infrastrutture, l’Italia mostra ancora significativi margini di miglioramento. Il livello di interconnessione elettrica con gli altri Paesi si ferma al 5,13 per cento, uno dei valori più bassi dell’Unione e lontano dall’obiettivo del 15 per cento fissato per il 2030. Nonostante le 30 linee elettriche transfrontaliere esistenti, l’Italia resta un importatore netto di elettricità: circa il 18 per cento del consumo nazionale viene coperto con energia acquistata all’estero, prevalentemente da Svizzera e Francia, e, secondo la Commissione europea, per raggiungere il traguardo tecnico del 70 per cento di capacità transfrontaliera sarà necessario rendere più trasparente la gestione della rete e rimuovere i vincoli che oggi limitano i flussi. Un dettaglio non da poco se si considera che mentre i costi all’ingrosso rappresentano il 61 per cento del prezzo dell’elettricità industriale, quelli di rete, del carbonio e le tasse rappresentano rispettivamente il 10 per cento, l’11 per cento e il 18 per cento delle bollette dell’elettricità. 

    La Commissione, infine, invia un chiaro sollecito a Roma: quello di presentare il piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, ancora mancante. È considerato urgente, dato che il settore edilizio è responsabile del 37 per cento dei consumi energetici del Paese. In più, manca all’appello anche il Piano sociale per il clima, che lo Stivale non ha ancora formalmente trasmesso a Bruxelles e che servirebbe a tutelare le famiglie più vulnerabili durante la transizione.

    Tags: combustibilicommissioneenergia pulitagasinfrastruttureitaliaRePowerEUue

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