Bruxelles – Ottimismo, però cauto. L’Europa alle prese con la crisi da guerra in Iran, fatta di caro-energia e ripercussioni sull’economia, è un’Europa preoccupata e l’Eurogruppo organizzato a Cipro diventa l’occasione per mettere in mostra questo clima combattuto dove Unione europea ed eurozona sono divise tra numeri poco incoraggianti, ma comunque non catastrofici, e lo spettro di quello che può accadere. I lavori partono dalle previsioni economiche della Commissione europea, che vedono una crescita ridotta, ma comunque presente. Eppure, ammette Kristupas Vaitiekunas, ministro delle Finanze della Lituania, “sono preoccupato” per la situazione.
Da una parte c’è l’aspetto nazionale: “Ad aprile in Lituania abbiamo raggiunto il al 5,1 per cento di inflazione”, spiega il ministro lituano. Dall’altra parte, più in generale “bassa crescita e alta inflazione è la peggiore situazione economica che si può avere“. Di fronte a questa situazione “dobbiamo scegliere tra l’aiutare l’economia a crescere o il contribuire a mantenere i prezzi stabili”.
L’Eurogruppo di Cipro è l’occasione per i ministri economici dei Paesi UE con la moneta unica di discutere anche con la presidenza della Banca centrale europea, Christine Lagarde, che condivide le preoccupazioni: anche se al momento “le previsioni per l’inflazione di lungo periodo sono bene ancorate” attorno alle aspettative della stabilità attorno al 2 per cento, non si può negare che “lo shock energetico è serio, perché ha effetti diretti e indiretti sulla nostra economia”, spiega nel corso della conferenza stampa di fine seduta. E poi, “anche se la guerra [in Iran] dovesse finire oggi, comunque gli effetti continuerebbero perché occorre ricreare le condizioni antecedenti la guerra”, vale a dire ricostruire ciò che è stato distrutto in termini di infrastrutture.
Lagarde ad ogni modo non si sbilancia su quelle che potranno essere le scelte del Consiglio direttivo della BCE l’11 giugno, quando si dovrà decidere se aumentare i tassi di interesse oppure no: “Continuiamo a seguire i dati”, ribadisce.
Neppure i toni del presidente dell’Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis, sono dei più rassicuranti. Certo, riconosce che inizia a delinearsi un orizzonte di stagflazione al quale l’UE e l’eurozona al momento sanno rispondere, ma comunque “la pressione si sta intensificando, sull’energia e sui fertilizzanti, utili per la produzione agricola e l’economia”. In questo clima di diffusa preoccupazione tocca al direttore esecutivo del MES, Pierre Gramegna, provare a rasserenare: “Non possiamo parlare né di stagflazione né di recessione“. È questa la valutazione della situazione che più di ogni altra aiuta a guardare con un po’ di fiducia – o di speranza? – un momento in cui le preoccupazioni non mancano.
![Informal Meeting of the Economic and Financial Affairs Council [credits: European Union]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/05/eurogroup-cyprus-750x375.jpg)

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![Il presidente dell'Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis [foto: Alexandros Michailidis/imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/05/Imagoeconomica_2624854-120x86.jpg)
