Bruxelles – Tanto presente nella cronaca e poco affrontato come si dovrebbe: il femminicidio nell’Unione europea è un problema tutto da risolvere. È quanto emerge da un documento di lavoro del Parlamento europeo, realizzato dal centro ricerche per conto degli europarlamentari. I dati raccolti indicano che ogni anno nell’UE vengono uccise oltre mille donne “in circostanze che spesso indicano una motivazione legata al genere, e gli autori del reato sono nella maggior parte dei casi partner intimi o familiari”. Gli stessi dati raccolti negli Stati membri dicono inoltre che gli omicidi di donne non mostrano una tendenza costante al ribasso, nonostante una serie di misure volte a contrastare la violenza di genere.
Ecco allora il vero problema del fenomeno, in Parlamento europeo portato da Serena Dandini oltre dieci anni fa: la risposta politica al femminicidio è sbagliata nell’attenzione posta da chi predispone le leggi. A livello di Stati membri ci sono tante iniziative prese per cercare di contrastare i casi di violenza letale contro le donne. Il documento cita i casi di Belgio, Cipro, Malta, Romania, Spagna, e anche Italia come esempi di Paesi che non sono rimasti a guardare, ma le intenzioni non sembrano rispondere alle esigenze.
In tal senso il caso italiano appare emblematico. “Nel luglio 2025, il Senato italiano ha approvato all’unanimità una legge che introduce il femminicidio come reato distinto nel Codice penale italiano, soggetto a pene più severe”, rileva il documento di lavoro del Parlamento europeo. Dove però si legge: “Gli esperti raccomandano di evitare di concentrarsi esclusivamente su pene più severe e di adottare invece un approccio globale che affronti le cause profonde del femminicidio, rafforzando le attività di prevenzione, migliorando la protezione delle vittime, potenziando la raccolta dati e sensibilizzando l’opinione pubblica”.
L’Italia, in sostanza, offre un esempio di ciò che non serve o che serve poco. Per ridurre i numeri dei femminicidi occorre prevedere percorso di prevenzione e tutela della donna, intesa come protezione, che invece sembrano non esserci. Serve, in Italia come altrove, un quadro per valutazione del rischio e protezione delle vittime, il che vuol dire innanzitutto “garantire risposte immediate alle denunce delle vittime da parte di team multidisciplinari, comprese valutazioni individuali del rischio”, rileva il documento. Inoltre, occorrono percorsi di formazione per i professionisti al fine di identificare i rischi di violenza e rispondere alle esigenze di supporto delle vittime con tanto di ordini di protezione vincolanti. Un altro suggerimento è istituire linee telefoniche di emergenza e rifugi per le vittime di violenza di genere. Governi e Parlamenti sono avvisati.
![Presidio di Non Una di Meno [Roma, 10 luglio 2021. Foto: Andrea Panegrossi/imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/05/Imagoeconomica_1634092-750x375.jpg)







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![Teheran, Iran [Foto: Unsplash]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/05/hosein-charbaghi-ZDevjvTHOe0-unsplash-120x86.jpg)