Bruxelles – Le cose iniziano a mettersi male. Complice una guerra in Iran che non cessa e le ripercussioni che il conflitto ha su commercio, economia e inflazione, “si sta delineando uno shock geo-economico negativo“, e in questo contesto “le vulnerabilità della stabilità finanziaria dell’area euro rimangono elevate a causa dello shock geo-economico in atto”. È il vicepresidente della Banca centrale europea, Luis de Guindos, a fare il punto della situazione, nel presentare i contenuti del documento di revisione della stabilità finanziaria della BCE (Financial Stability Review).
A Francoforte sanno che tutto dipenderà dalla durata del conflitto, e da quanto tempo resterà chiuso lo stretto di Hormuz. Due questioni per cui continua a non esserci risposta, e quindi, continua de Guindos, “permangono rischi di ulteriori perturbazioni nel commercio e nella cooperazione internazionale, con minacce informatiche sempre presenti”. È qui che si annidano le difficoltà per l’eurozona, con la combinazione tra debolezze globali e fragilità europee: “Le prolungate tensioni geopolitiche e le persistenti difficoltà di bilancio potrebbero mettere alla prova la fiducia dei mercati finanziari ed esporre le vulnerabilità sovrane“, l’avvertimento del vicepresidente della BCE, che è un implicito invito per i governi a fare le riforme, soprattutto laddove persistono elevati livelli di debito, come nel caso dell’Italia.
A proposito di Paesi con bilanci nazionali in difficoltà, de Guindos vuole mettere in guardia dalle relazioni pericolose con un contesto incerto, instabile e preda a shock: “Il funzionamento del mercato obbligazionario sovrano rimane ordinato, ma un cambiamento nella base degli investitori e gli squilibri di bilancio esterni potrebbero ancora causare tensioni”. Tradotto: i titoli di Stato sono esposti alle turbolenze, e questo rischia di poter alimentare lo spread, il differenziale di rendimento con i titoli più affidabili come il bund tedesco.
Ma c’è anche un’altra incognita, rilevante, per le prospettive dell’UE e della sua area dell’euro, e cioè i legami sempre più rischiosi con l’economia statunitense. Pur ammettendo che veri pericoli imminenti non ve ne sono, è un punto su cui de Guindos insiste per mettere in risalto le criticità derivanti dall’interconnessione con il sistema USA che inizia a preoccupare la BCE. “Sebbene l’esposizione diretta ai fondi di credito privati statunitensi sia limitata, qualora i cambiamenti di sentimento economico dovessero influenzare le obbligazioni ad alto rendimento, i prestiti a leva e i mercati azionari, i rischi di ricaduta per i fondi pensione e le compagnie assicurative dell’area euro potrebbero essere significativi“.

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