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    Home » Economia » Pierrakakis cambia linea: “Sì alla flessibilità fiscale per rispondere alla crisi energetica”

    Pierrakakis cambia linea: “Sì alla flessibilità fiscale per rispondere alla crisi energetica”

    Adeguandosi alla recente proposta della Commissione di estendere al settore energia la clausola di salvaguardia nazionale per la difesa, il presidente dell'Eurogruppo ha affermato che "ora siamo arrivati in quella fase in cui è necessario concedere ulteriore flessibilità"

    Giorgio Dell'Omodarme di Giorgio Dell'Omodarme
    11 Giugno 2026
    in Economia
    Il presidente dell'Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis, durante l'incontro odierno in Lussemburgo (via EBS)

    Il presidente dell'Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis, durante l'incontro odierno in Lussemburgo (via EBS)

    Bruxelles – “L’energia accessibile e a prezzi sostenibili è la materia prima della competitività europea”. Con queste parole pronunciate prima di partecipare all’incontro odierno (11 giugno) dell’Eurogruppo, il presidente del format, Kyriakos Pierrakakis, ha dato la propria benedizione alla recente proposta della Commissione Europea di estendere al settore energetico la deroga ai vincoli di bilancio previsti dal Patto di Stabilità.

    Più precisamente, il nuovo meccanismo di flessibilità si fonda sulla cosiddetta clausola di salvaguardia nazionale prevista per il settore della difesa. In base alla national escape clause, gli Stati membri sono autorizzati ad indebitarsi oltre i limiti stabiliti dal Patto, per una cifra che può arrivare fino all’1,5 per cento del PIL nazionale all’anno per quattro anni. L’unica condizione è che questi investimenti siano dedicati a programmi di difesa.

    Di fronte all‘aggravarsi della crisi energetica provocata dalla guerra in Iran, lo scorso 3 giugno il commissario europeo per l’Economia, Valdis Dombrovskis, ha annunciato l’estensione di questa clausola al settore energetico. I governi, dunque, potranno dedicare lo 0,3 per cento dell’1,5 per cento stabilito dalla national escape clause a investimenti per rafforzare le loro infrastrutture energetiche, accelerare la transizione verso fonti pulite e ridurre la dipendenza da combustibili fossili. La proposta accoglie – seppur molto limitatamente – una richiesta avanzata dal governo italiano di Giorgia Meloni alla metà di maggio.

    In occasione del precedente incontro dell’Eurogruppo all’inizio di maggio, Pierrakakis si era mostrato scettico di fronte alla possibilità che dall’esecutivo comunitario arrivassero nuove deroghe alle regole di bilancio. “Gli aiuti devono essere mirati, temporanei e conformi alle regole fiscali concordate”, aveva ammonito.

    Eppure, oggi le cose sembrano essere cambiate per il Ministro delle Finanze greco. “La proposta della Commissione dimostra che ora siamo arrivati a quella fase in cui è necessario concedere ulteriore flessibilità”, ha affermato per giustificare la sua inversione a U. Secondo Pierrakakis, il meccanismo previsto dal Berlaymont è “pienamente giustificato” perché consente una flessibilità che semplicemente si aggiunge a quella già prevista per la difesa. Soprattutto – ha concluso il presidente dell’Eurogruppo – si tratta di un’elasticità “molto mirata, che risponde direttamente alle nostre esigenze infrastrutturali”.

    Annunciando la presenza della direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale (FMI), Kristalina Georgieva, alla riunione odierna, Pierrakakis ne ha approfittato per ricordare che “la recente valutazione delle politiche UE da parte dell’FMI afferma che grazie agli investimenti energetici effettuati dal 2022 l’impatto della crisi mediorientale è stato ridotto del 12 per cento”. Secondo il politico greco, “anche questo elemento ha avuto un ruolo nella proposta della Commissione di consentire maggiore flessibilità“.

    Durante l’incontro odierno – oltre a Pierrakakis – anche il ministro delle Finanze tedesco, Lars Klingbeil, si è unito al club dei ‘convertiti’ rispetto alla proposta di deroga da parte del Berlaymont. La Germania è tradizionalmente uno degli Stati membri più inflessibili sul rispetto delle regole di bilancio UE, ma Klingbeil oggi ha definito di “dialogo costruttivo” la posizione tedesca. Pur precisando di non avere ancora “una valutazione conclusiva” delle proposte della Commissione, Klingbeil ha confermato che la Germania è pronta a valutare il piano concreto.

    A non rinunciare al proprio ruolo di ‘falchi’ dell’austerità sono invece i Paesi nordici. Parlando con i giornalisti, la ministra delle Finanze finlandese, Riikka Purra, ha sottolineato che “per quanto la sicurezza energetica possa essere una priorità strategica, la nuova deroga non deve minare la credibilità del quadro fiscale europeo”. Inoltre – secondo l’esponente scandinava – “per combattere davvero il caro-energia, dobbiamo accelerare la transizione verde e tagliare la dipendenza dai combustibili fossili”.

    La sintesi tra queste posizioni non ancora perfettamente sovrapponibili andrà trovata in sede di Consiglio UE. Con ogni probabilità, la proposta del Berlaymont sarà discussa e votata nei prossimi mesi, quando il governo cipriota avrà già ceduto all’Irlanda la presidenza semestrale dell’organo rappresentativo degli Stati membri. Conscio del futuro ruolo di mediatore che lo attende, il ministro delle Finanze di Dublino, Simon Harris, predica prudenza. “Sono riluttante a esprimere una posizione nazionale, poiché l’Irlanda dovrà svolgere un ruolo imparziale, ascoltando tutte le parti e cercando di trovare un terreno comune”, ha affermato a margine dell’incontro odierno.

    Tags: clausola di salvaguardia nazionalecrisi energeticaenergiaeurogruppoflessibilitàKyriakos PierrakakisLars KlingbeilPatto di stabilità

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