Bruxelles – Scegliere una voce unica per dialogare con la Russia, valutare la possibilità di sanzionare i ministri israeliani e le merci dalla Cisgiordania, assicurare il passaggio delle navi italiane nello stretto di Hormuz. Sono questi gli indirizzi presentati oggi (18 giugno) dal vice presidente del Consiglio italiano e ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, a margine del pre-Vertice del Partito Popolare Europeo (PPE), cioè la riunione dei capi di Stato e principali leader politici della famiglia popolare prima del Consiglio europeo. “Credo che una cosa debba essere decisa: serve un inviato speciale che parli con la Russia con una voce unica europea“, ha ribadito il ministro, per il quale bisogna ridurre “le riunioni ed esprimere la posizione di tutti i Ventisette nei rapporti con la Federazione russa”. Secondo Tajani “il nome dovrà essere scelto da tutti gli Stati membri” per evitare quei “formati che comprendono soltanto tre o cinque Paesi”. Sarà necessario allora “accelerare i tempi per individuare un portavoce che faccia la differenza”. Alla domanda se il presidente del Consiglio europeo possa ricoprire questo ruolo, il ministro ha risposto che si tratta di “un ruolo istituzionale al di fuori dei confini dell’UE”. Cioè: “All’interno dell’Unione la massima autorità è il presidente del Parlamento europeo, mentre al di fuori il presidente del Consiglio” ha spiegato. Dunque, potrebbe “essere lui, ma anche altre persone”. Ciò che è importante – ha sottolineato – “è che ci sia una voce che esprima la posizione dell’Unione in un momento in cui sembra che la Russia non voglia venire a più miti consigli”. A tal proposito, il vice presidente del PPE si è ritenuto soddisfatto per l’esito del G7 conclusosi ieri a Evian – un momento definito “positivo”, in quanto “si sono ricucite le relazioni tra tutti i Paesi”. Dall’incontro francese, “il G7 esce più forte, più coeso con un’identità individuata anche dalla Russia”, ha sottolineato perché “gli Stati Uniti hanno compreso che è essenziale fare ancora pressioni nei confronti di Putin, che continua a voler la guerra e non la pace”.
Capitolo Medio Oriente. Per quanto riguarda la possibilità di sanzionare le merci provenienti dalle colonie israeliane in Cisgiordania, “l’Italia non è contraria in linea di principio a sanzionare le merci“, ha dichiarato Tajani, ma “aspettiamo la proposta della Commissione europea”. Il titolare della Farnesina ha precisato però che “in questo momento Roma non è favorevole a interrompere il trattato commerciale con Israele”, in quanto “sarebbe un errore isolare il Paese”. Per il ministro, “si farebbe un regalo agli estremisti, e non credo sia giusto” perchè “c’è la campagna elettorale anche per Israele e mi auguro che le cose si possano appianare”. Sulle ipotetiche sanzioni al ministro degli Interni israeliano, Itamar Ben Gvir, invece “l’Italia è la principale promotrice di tale richiesta”, per ciò che è accaduto “in occasione dell’arresto illegittimo di alcuni cittadini italiani che facevano parte della Flotilla e per le dichiarazione nei confronti dell’Italia stessa”. In questo contesto, “cerchiamo di convincere i Paesi dell’Unione a sanzionare questo ministro”, ha annunciato.
Infine, per Tajani, il G7 si è rilevato positivo anche per le questioni sorte dalla guerra di Israele contro l’Iran. Per il ministro, ora è essenziale “considerare delle rotte alternative”, per evitare le tensioni economiche causate dalla chiusura dello stretto di Hormuz. Parlando di rotte commerciali, il vice premier ha sfruttato l’occasione per citare che la “nave mercantile italiana Grande Torino del gruppo Grimaldi” che “è stata una delle prime navi a passare dopo la riapertura dello stretto di Hormuz”. Ora, “l’obiettivo è far passare anche due navi MSC”, ha concluso.

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