Bruxelles – Piano piano, un poco per volta, la guerra in Iran incide sempre di più sulla crescita dell’eurozona, la cui contrazione aumenta. La Banca centrale europea inizialmente stimava una contrazione del Prodotto interno lordo di eurolandia dello 0,3 per cento, adesso però i tecnici di Francoforte aggiornano le previsioni di un decimo di punto, arrivando a confermare i timori nutriti in Commissione europea: la guerra nella regione è molto probabile che “riduca la crescita del PIL reale dell’area dell’euro di circa 0,4 punti percentuali nel primo anno“, vale a dire nel 2026.
Il dato è contenuto nel bollettino tematico sulle conseguenze dell’aumento dei prezzi del petrolio per i Paesi dell’UE con la moneta unica. Oggi (24 giugno) le quotazione del Brent sono scese sotto i 71 dollari al barile, al a livello più basso da marzo, ma i listini hanno sfondato la quota 100 dollari al barile nel picco della guerra tra Iran e Stati Uniti. Il -0,4 per cento di PIL per l’eurozona, sottolineano i tecnici della BCE, è l’attesa che deriva dall’attuale curva dei contratti di pagamento con scadenza non immediata (futures) sul petrolio e supponendo che gli shock geopolitici dell’offerta petrolifera rappresentino la maggior parte delle variazioni implicite del prezzo del petrolio nel 2026.
Per gli esperti della Banca centrale europea “è probabile che l’impatto si accumuli gradualmente nel corso dell’anno”, e dunque solo nei prossimi mesi potrà essere ufficializzata una crescita ridotta dello 0,4 per cento a causa del conflitto in corso. “Ciò riflette l‘ulteriore sostanziale aumento dei prezzi del petrolio previsto nel secondo trimestre del 2026 e il percorso più persistente implicato dalla curva dei futures”.
Tutto però è rimesso alla prova dei fatti, poiché i dati ‘ballano’. “Nel complesso, l’entità dell’impatto dello shock attuale è ancora molto incerta e dipenderà dalle dimensioni e dalla persistenza dell’aumento del prezzo del petrolio”, avvertono i tecnici della BCE. Anche in caso di riduzione dei listini comunque appare certo che per l’eurozona e la sua economia ci saranno ricadute negative: “Gli effetti sull’attività tendono a persistere oltre l’inversione del prezzo del petrolio stesso, quindi anche un rapido calo dei prezzi del petrolio implicherebbe ancora perdite di produzione non trascurabili nell’area dell’euro”.


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