Bruxelles – Un nuovo meccanismo di debito comune da 850 miliardi di euro l’anno, per sostenere investimenti e rilanciare in grande stile l’economia UE. La Spagna ridisegna il dibattito politico europeo con un piano inteso al rafforzamento del mercato unico, “contribuendo all’agenda di Enrico Letta in quanto a riduzione di barriere” alla crescita e alla competitività. Carlos Cuerpo, ministro delle Finanze spagnolo, arriva a Bruxelles per la riunione dell’Eurogruppo con un piano che vede chiamati direttamente in causa Italia, Francia, Germania e Paesi Bassi, visto che, spiega, “per avere un volume sufficiente” per la riuscita del piano risulta necessario che “partecipino i grandi emettitori” di Eurolandia.
Nel programma spagnolo la stima è di raggiungere fino a 25 miliardi di euro l’anno di risparmi finanziando integrazione e crescita UE, attraverso titoli emessi dalla Commissione che garantirebbe con il bilancio UE come ultima risorsa, per una centralizzazione di debito comune che i governi nazionali saranno chiamati a onorare in prima istanza. “Non è mutualizzazione del debito, è più efficienza in emissione di debito”, insiste Cuerpo. Alla base di questo piano da 850 miliardi di euro l’anno resta la “partecipazione volontaria“, per una coalizione dei volenterosi che però non c’è.
La Germania è da sempre contraria all’idea di eurobond, e il ‘nein’ di Berlino è arrivato già persino per la difesa, tema centrale della nuova agenda politica a dodici stelle. Il ministro delle Finanze olandese, Eelco Heinen, spegne sul nascere ogni tipo di dialogo sull’argomento: “Ogni giorno c’è una discussione su eurobond. Probabilmente non sarà l’ultima, ma la risposta è sempre la stessa: no!”
Anche la Finlandia respinge con forza l’idea della Spagna: “No a nuovo debito comune”, tuona la ministra delle Finanze di Helsinki, Riikka Purra. Debito comune, insiste, “non è la soluzione, e non è un’opzione per la Finlandia“. Mentre Simon Harris, ministro delle Finanze dell’Irlanda, ricorda che la presidenza di turno che ricopre il suo Paese, “ha come obiettivo l’accordo sul bilancio pluriennale” (MFF 2028-2034), che richiederà una mole importante di lavoro. Un modo velato per dire che l’Irlanda non intende spingere sul dossier. Anche perché, ammette il presidente dell’Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis, “al momento non c’è consenso su questo“.
Nell’attesa e nella ricerca di un’intesa tutta in salita per nuovi programmi di debito comune l’agenda per tutti non cambia: “Riforme, riforme, riforme”, scandisce il presidente dell’Eurogruppo. Dato un contesto internazionale incerto e imprevedibile, spiega, “non possiamo fare previsione in questo momento, e quindi dobbiamo tenere la casa in ordine”.

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