Bruxelles – Il futuro dell’Unione europea sarà segnato da una popolazione più ridotta e più anziana. È quanto emerge dal terzo rapporto sulla trasformazione della demografia pubblicato dalla Commissione europea e realizzato dal Joint Research Centre, che analizza le conseguenze del cambiamento demografico sui settori della competitività, dell’innovazione, della coesione sociale e dello sviluppo sostenibile. Secondo il rapporto, l’invecchiamento della popolazione e la riduzione della forza lavoro rappresentano – e, soprattutto, rappresenteranno – sfide importanti per il mercato del lavoro, i sistemi sanitari, l’assistenza e le finanze pubbliche. Per affrontare il problema, almeno in parte, la commissaria europea per il Mediterraneo, Dubravka Šuica, suggerisce di puntare su “una migrazione ben gestita”, che “può essere una parte importante della soluzione, portando i lavoratori dove sono più necessari”.
I dati del rapporto delineano una trasformazione profonda della società europea. La popolazione dell’UE si trova attualmente al suo massimo storico, con 450,6 milioni di persone, ma è destinata a diminuire nei prossimi decenni: le proiezioni indicano circa 445 milioni di abitanti nel 2050 e 398,8 milioni nel 2100, con una riduzione complessiva dell’11,7 per cento, riportando il numero degli europei ai livelli degli anni Settanta. Parallelamente, gli europei vivono più a lungo che mai: l’aspettativa di vita alla nascita ha raggiunto 81,5 anni nel 2024, grazie ai progressi nella sanità, nelle condizioni di vita e nei sistemi sociali.
L’Italia è tra i Paesi europei in cui la trasformazione demografica è più evidente. Secondo il rapporto, nel 2025 il Bel Paese registra l’età media della popolazione più alta dell’Unione europea, pari a 49,1 anni, ben al di sopra della media UE di 44,9 anni e dei 39,6 anni dell’Irlanda, il Paese più giovane. Sul fronte della natalità, l’Italia continua a collocarsi tra gli ultimi posti, con un tasso di fertilità di poco superiore a 1,1 figli per donna, dopo Lettonia, Estonia, Spagna, Polonia, Lituania e Malta. Al tempo stesso, gli italiani sono tra i più longevi del continente: secondo i dati Eurostat riportati nel rapporto, l’aspettativa di vita è la terza più alta dell’UE, dopo Spagna e Svezia, con circa 85 anni per le donne e 81 per gli uomini. Entro il 2100 questi valori sono destinati a crescere ulteriormente, fino a circa 92 anni per le donne e 89 per gli uomini.
L’invecchiamento della popolazione cambierà profondamente anche la struttura della società europea. Entro il 2050, quasi un cittadino europeo su tre avrà più di 65 anni, rispetto al circa uno su cinque di oggi. Nel lungo periodo, la speranza di vita potrebbe superare i 90 anni per le donne e gli 86 anni per gli uomini entro il 2100. Allo stesso tempo, una persona nata nell’Unione europea nel 2023 potrebbe aspettarsi di vivere mediamente fino a 75,3 anni senza malattie gravi, un dato che evidenzia il miglioramento della qualità della vita, ma anche la necessità di ripensare i sistemi di assistenza.
Tra le principali conseguenze della transizione demografica c’è la riduzione della popolazione in età lavorativa. Il rapporto evidenzia come circa il 20 per cento delle persone in età lavorativa sia oggi fuori dal mercato del lavoro, mentre permane un divario occupazionale di genere del 10 per cento. Inoltre, circa 8 milioni di giovani europei non sono inseriti né nell’istruzione, né nella formazione, né nel lavoro. Per la Commissione UE sarà quindi fondamentale aumentare la partecipazione al mercato del lavoro, valorizzare i talenti ancora inutilizzati e migliorare la produttività attraverso investimenti in innovazione e intelligenza artificiale.
Un ruolo centrale sarà svolto anche dalla formazione. Con una forza lavoro destinata a ridursi, l’Unione europea punta sul miglioramento delle competenze attraverso politiche di riqualificazione e aggiornamento professionale. La strategia europea Union of Skills mira proprio a “rafforzare l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita”, sostenendo la formazione professionale e la creazione di posti di lavoro qualificati.
La Commissione UE sottolinea inoltre il contributo che può arrivare dalla migrazione qualificata. L’arrivo di lavoratori provenienti da Paesi extra UE può aiutare a “colmare alcune carenze di personale” nei settori più colpiti dalla mancanza di manodopera, sostenendo l’innovazione e la crescita economica. Tuttavia, Bruxelles evidenzia che la priorità resta quella di “sviluppare le competenze delle persone già presenti nell’Unione, attraverso percorsi di istruzione e formazione”.
La trasformazione demografica avrà effetti rilevanti anche sui sistemi sanitari e di assistenza. Con l’aumento della longevità crescerà la domanda di cure e servizi di lungo periodo: il numero di persone che necessitano di assistenza potrebbe passare dagli attuali 36 milioni a 48 milioni entro il 2070, mentre la quota degli ultraottantenni è destinata a raddoppiare. Una pressione che comporterà nuove sfide per i bilanci pubblici, ma che secondo la Commissione UE può anche favorire lo sviluppo della cosiddetta longevity economy, cioè il valore economico generato dai consumi, dal reddito e dal patrimonio delle persone over 50, nello specifico per le opportunità per settori come sanità, tecnologia, servizi finanziari e innovazione.
L’Unione punta a trasformare il cambiamento demografico in un’opportunità e, per farlo, ha messo in campo alcuni strumenti. Tra questi il Demography Toolbox, adottato nel 2023 e sostenuto dagli Stati membri, che offre alle autorità nazionali, regionali e locali strumenti per integrare le dinamiche demografiche nelle politiche pubbliche. Tra le iniziative indicate dalla Commissione rientrano il Piano europeo per gli alloggi accessibili, destinato a rendere più disponibili abitazioni sostenibili soprattutto per giovani e famiglie vulnerabili; la futura Strategia per l’equità intergenerazionale, pensata per rafforzare la solidarietà tra generazioni; la Strategia europea per l’assistenza, che punta a migliorare l’accesso a servizi di cura di qualità; e la visione di lungo periodo per le aree rurali, chiamate ad affrontare spopolamento, invecchiamento e perdita di giovani residenti.
Nel prossimo quadro finanziario pluriennale dell’UE per il periodo 2028-2034, la Commissione propone inoltre di inserire il contrasto agli effetti del cambiamento demografico tra gli obiettivi dei Piani nazionali e regionali di partenariato. La sfida per l’Europa sarà quindi riuscire a trasformare una società più anziana e meno numerosa in una società capace di innovare, mantenere la propria competitività e garantire coesione tra le generazioni.












![La commissaria per l'Allargamento, Marta Kos, Marta Kos, a destra, durante le celebrazioni della Giornata dell'Europa [Lubiana, 9 maggio 2026. Foto: Borut Zivulovic. Copyright: EC - Audiovisual Service ]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/07/enlargement-120x86.jpg)