Bruxelles – Invertire il paradigma secondo cui sono le persone a doversi adeguare al mondo delle piattaforme online e fare in modo che siano i social ad adattarsi al mondo reale. È l’obiettivo del voto di oggi (14 luglio) in commissione Cultura del Parlamento europeo: cioè, ribaltare di 180 gradi la situazione esistente in quanto “le aziende dovrebbero garantire che l’uso dei social media e dell’ambiente digitale sia sicuro, in particolare per i bambini e i giovani”, si legge nel comunicato diffuso a margine del voto.
Il fenomeno è ormai consolidato e reale. Secondo Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Unione europea, nel 2024 fino al 97 per cento dei giovani europei utilizzava Internet quotidianamente. Oltre l’80 per cento dei giovani nell’Unione europea accede ogni giorno ai social media, mentre bambini e ragazzi tra i 9 e i 16 anni trascorrono online in media tre ore al giorno. Inoltre, secondo il Centro comune di ricerca della Commissione europea (JRC), il tempo passato sui social network è più che raddoppiato dal 2010. Parallelamente, diversi studi hanno evidenziato gli effetti negativi dell’eccessiva esposizione digitale sul benessere psicologico dei più giovani.
Dunque, il testo approvato dalla commissione Cultura del Parlamento europeo con 17 voti favorevoli, tre contrari e quattro astensioni chiede ora un cambio di approccio: non devono essere gli utenti, e in particolare i minori, ad adattarsi alle logiche delle piattaforme, ma devono essere queste ultime a essere progettate in modo più sicuro. Gli eurodeputati chiedono “una migliore applicazione delle norme europee già esistenti” e sottolineano che l’ambiente online “deve essere regolato dai principi di privacy by design, safety by default, progettazione adeguata all’età e trasparenza algoritmica”.
Uno dei principali bersagli del testo è il cosiddetto persuasive design: quelle caratteristiche delle piattaforme pensate per trattenere il più possibile gli utenti online, come lo scorrimento infinito dei contenuti (infinite scroll), la riproduzione automatica dei video, le notifiche continue e i sistemi di raccomandazione altamente personalizzati. Secondo gli eurodeputati, queste funzionalità possono avere un impatto negativo soprattutto sui minori e dovrebbero essere sottoposte a maggiori restrizioni, fino al divieto delle pratiche più dannose. La commissione parlamentare chiede inoltre che le piattaforme introducano sistemi di raccomandazione basati sul rischio e che venga prevista una responsabilità personale in caso di violazioni gravi e persistenti delle norme sulla protezione dei minori.
Il tema del design delle piattaforme è già al centro dell’attenzione della Commissione europea. Nell’ambito del Digital Services Act (DSA), Bruxelles ha avviato un’indagine sulle funzionalità di Facebook e Instagram, ritenendo che alcune scelte di progettazione di Meta possano non aver tenuto sufficientemente conto dei rischi per il benessere fisico e mentale degli utenti, compresi i minori e gli adulti vulnerabili. Nel mirino ci sono proprio elementi come lo scorrimento senza fine, l’autoplay, le notifiche push e i sistemi di raccomandazione personalizzati. Per la Commissione, la tutela della salute mentale dei cittadini europei deve essere una priorità per le piattaforme digitali.
Tra le proposte approvate dalla commissione Cultura c’è anche l’introduzione di una possibile “modalità giovani” (youth mode), con il blocco della pubblicità mirata e la limitazione delle funzioni progettate per favorire un uso compulsivo. Gli eurodeputati chiedono inoltre “maggiore trasparenza sugli algoritmi”, affinché gli utenti possano comprendere perché determinati contenuti vengono raccomandati, rimossi o resi meno visibili. Il testo affronta anche il ruolo degli influencer, chiedendo un codice di condotta europeo e una definizione comune di influencer marketing per proteggere i minori da fenomeni come il kidfluencing, cioè il coinvolgimento dei bambini come creatori di contenuti commerciali, e lo sharenting, la condivisione online della vita dei figli da parte dei genitori.
Un capitolo riguarda infine l’intelligenza artificiale. Gli eurodeputati propongono standard etici obbligatori per gli “AI companions”, sistemi che simulano amicizie virtuali, per evitare la manipolazione della vulnerabilità emotiva dei minori. Chiedono inoltre maggiore trasparenza sui dati utilizzati per addestrare i modelli di IA e il divieto esplicito di sistemi capaci di generare immagini o video sessuali realistici di persone identificabili senza consenso o materiale sintetico di abuso sessuale su minori.
Il relatore del testo approvato dalla commissione Cultura, l’italiano Sandro Ruotolo (PD, S&D), ha spiegato che il voto è “solo l’inizio dei lavori”, sottolineando che l’Europa ha costruito “uno dei sistemi di regole più avanzati al mondo”, ma ora deve dimostrare di saperlo applicare in un settore che evolve rapidamente. Per Ruotolo, “la responsabilità della sicurezza dei bambini e degli adolescenti deve ricadere innanzitutto su chi progetta e gestisce le piattaforme digitali”.
La questione è destinata a restare centrale nei prossimi mesi. La Commissione europea presenterà “dopo l’estate” un piano dedicato ai social media e alla protezione dei minori online, che dovrebbe affrontare anche il tema dei limiti d’età e dell’accesso graduale alle piattaforme in base alla maturità degli utenti. L’obiettivo è arrivare a un ambiente digitale in cui la protezione dei bambini non sia affidata solo alla capacità delle famiglie di controllare l’uso della tecnologia, ma diventi un principio strutturale del modo in cui i servizi online vengono progettati.


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