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    Home » Politica » Studio CER: “L’allargamento può mettere sotto pressione i contributi di coesione”. M5S: “Serve cautela”

    Studio CER: “L’allargamento può mettere sotto pressione i contributi di coesione”. M5S: “Serve cautela”

    Il Centro Europa Ricerche avverte: dall'allargamento le regioni oggi svantaggiate, incluse quelle del Mezzogiorno, rischiano di perdere diritti di accesso a fondi. Della Valle e Palmisano: "Servono misure adeguate di compensazione"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    14 Luglio 2026
    in Politica
    La commissaria per l'Allargamento, Marta Kos, Marta Kos, a destra, durante le celebrazioni della Giornata dell'Europa [Lubiana, 9 maggio 2026. Foto: Borut Zivulovic. Copyright: EC - Audiovisual Service ]

    La commissaria per l'Allargamento, Marta Kos, Marta Kos, a destra, durante le celebrazioni della Giornata dell'Europa [Lubiana, 9 maggio 2026. Foto: Borut Zivulovic. Copyright: EC - Audiovisual Service ]

    Bruxelles – Allargamento dell’UE, il momento storico sembra essere quello giusto, ma il modo di realizzarlo potrebbe esserlo meno. La guerra della Russia in Ucraina ha rilanciato la necessità di un’espansione dell’Unione europea ancora più a est, per un imperativo geopolitico che se non sembra essere in discussione porta con sé però sfide a cui non c’è ancora una risposta chiara. Il gruppo de la Sinistra in Parlamento europeo, su iniziativa dell’europarlamentare Danilo Della Valle (M5S), ha chiesto al Centro Europa Ricerche (CER) di realizzare uno studio sull’impatto dell’ingresso nell’UE di dieci Paesi (Albania, Bosnia-Erzegovina, Georgia, Kosovo, Macedonia del Nord, Moldova, Montenegro, Serbia, Turchia, Ucraina), e il risultato dello studio è all’insegna della cautela.

    Il documento di 64 pagine, in estrema sintesi, avverte sul rischio di una possibile diminuzione dei fondi strutturali per le regioni europee, e nello specifico quelle del Mezzogiorno d’Italia. Una possiblità legata al fatto che l’ingresso di Stati con Prodotto interno lordo inferiore alle media UE determinerebbe un ricalcolo automatico di tutti i parametri. “Il prospettato ingresso di altri Stati membri con un PIL pro capite compreso tra il 30 e il 50 per cento della media UE abbassa ulteriormente il valore di ammissibilità ai programmi comunitari di coesione“, rileva il CER. Vuol dire che chi oggi risulta come ‘meno sviluppato’ si troverebbe catapultato automaticamente in una condizione di maggior sviluppo, quindi senza più diritto a ricevere meno soldi.

    “Con diretto riferimento all’Italia, nella configurazione attuale (MFF 2021-2027) sono presenti 7 regioni ‘meno sviluppate’ con PIL pro capite inferiore al 75 per cento della media europea (Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna) e 3 regioni ‘in transizione’, con un Pil pro-capite compreso tra il 75 per cento e il 100 per cento della media europea (Abruzzo, Umbria, Marche). Con l’ingresso degli Stati dell’Est Europa e dei Balcani occidentali, dunque, le Marche transiterebbero nella classe delle regioni ‘più sviluppate’, mentre Basilicata, Molise e Sardegna salirebbero nel gruppo delle regioni ‘in transizione’. “A ciò corrisponde una consistente perdita di risorse nel confronto con la situazione attuale”.

    Allargamento, l’Ue lo vuole ma i cittadini decisamente meno

    Le stime suggeriscono che sarebbero 10 le regioni italiane a subire un ridimensionamento dei fondi comunitari, con perdite superiori al 58 per cento delle dotazioni odierne in Molise, Basilicata e Sardegna, nell’ordine del 48 per cento in Umbria e Marche e ricomprese nell’intervallo 29-32 per cento in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania.

    Il nodo del bilancio e i limiti del paragone

    Lo studio del CER contiene però elementi da prendere in considerazione. Intanto si parte da proiezioni basate su risorse complessive per politiche di coesione non aggiornate: la proposta di prossimo bilancio pluriennale (MFF 2028-2034) è tutta da negoziare e le cifre proposte restano indicative, ma per la coesione sia il Parlamento sia una parte degli Stati membri in Consiglio chiedono più risorse. Quindi il discorso sulle cifre appare indicativo, e rischia di essere anche fuorviante. Anche perché il processo di adesione appare avanzato per Albania e Montenegro ma, per quanto velocizzato per gli altri candidati, sembra difficile immaginare un ingresso simultaneo. Comunque, qualora ciò avvenisse a bilancio pluriennale in corso, modifiche di bilancio si renderanno necessarie, con le correzioni del caso.

    L’invito alla cautela e alle contromisure

    “Noi non siamo pregiudizievolmente contro l’allargamento, ma chiediamo cautela“, chiariscono gli europarlamentari del Movimento 5 Stelle Danilo Della Valle e Valentina Palmisano. Il senso dello studio sta qui, nella richiesta di valutare per bene modalità di ingresso degli Stati candidati. Una richiesta del resto in linea con le raccomandazioni del gruppo di alto livello per la coesione: gli esperti che offrono consulenza alla Commissione europea hanno chiarito che per un allargamento come si deve servono più soldi per non far sparire i contributi UE alle regioni più svantaggiate. Anche il think-tank Bruegel, in uno studio d’impatto sull’ingresso della sola Ucraina, ha avvertito che 27 Stati membri di oggi potrebbero ricevere 24 miliardi di euro in meno in finanziamenti per la coesione rispetto alla situazione attuale.

    “I fondi di coesione e quelli Pac sono il motore dell’UE e questo motore rischia di incepparsi senza adeguate misure di compensazione”, continuano i due eurodeputati pentastellati, nell’invito a prendere gli accorgimenti del caso. A giudizio di Della Valle e Palmisano, il messaggio che arriva dal rapporto CER è che “le quattro conferenze di adesione per Ucraina, Moldavia, Montenegro e Albania vengono aperte oggi senza una adeguata riflessione sulle conseguenze che questo processo avrà sul Sud Europa”.

    Tags: albaniaallargamentocoesioneitaliaM5s EuropaMezzogiornomontenegroucrainaue

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