Bruxelles – Un nuovo maxi-sostegno europeo per supportare l’economia egiziana, ma anche un ulteriore tassello nella controversa strategia di avvicinamento dell’Unione europea al Cairo. La Commissione UE ha erogato oggi (24 luglio) 1,5 miliardi di euro di assistenza macro-finanziaria (MFA) all’Egitto, la seconda tranche del programma da 4 miliardi complessivi avviato per sostenere il Paese nordafricano. Lo rende noto l’esecutivo europeo in un comunicato stampa. L’obiettivo dichiarato da Bruxelles è quello di aiutare il governo egiziano a fronteggiare le pressioni finanziarie, rafforzare la stabilità macroeconomica e accompagnare il programma di riforme concordato con il Fondo monetario internazionale (FMI).
Il nuovo sostegno prende la forma di prestiti agevolati e si inserisce nella più ampia partnership strategica e globale UE-Egitto, firmata nel marzo 2024 e dal valore complessivo di 5 miliardi di euro in assistenza finanziaria europea. La prima tranche da 1 miliardo era stata versata nel gennaio 2026, mentre l’ultima parte del programma dovrebbe completare il pacchetto nei prossimi mesi.
Secondo la Commissione UE, l’Egitto avrebbe rispettato tutte le condizioni necessarie per ricevere i fondi: dall’attuazione delle riforme economiche al mantenimento del programma con il FMI, fino ad alcuni “passi concreti e credibili” verso il rafforzamento dei meccanismi democratici, del sistema parlamentare multipartitico, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani.
Proprio quest’ultimo punto, tuttavia, resta il più controverso. Mentre Bruxelles rivendica i progressi compiuti dall’Egitto, organizzazioni internazionali e attivisti continuano a denunciare un quadro politico caratterizzato da repressione del dissenso, limitazioni delle libertà civili e un ruolo dominante delle forze di sicurezza nella vita pubblica. Dal 2014, anno dell’ascesa al potere del presidente Abdel Fattah al-Sisi dopo il colpo di Stato militare che portò alla destituzione del presidente Mohamed Morsi, il Paese è stato più volte accusato di aver progressivamente ridotto gli spazi democratici. Le autorità egiziane respingono le accuse e sostengono che le misure adottate siano necessarie per garantire stabilità e sicurezza nazionale. In questo contesto, la scelta europea di rafforzare i rapporti economici con l’Egitto è stata criticata da più voci della società civile secondo cui l’UE corre il rischio di mettere in secondo piano la questione dei diritti umani in nome degli interessi strategici e di indebolire la propria credibilità come promotrice della democrazia e dello Stato di diritto.
Ma per Bruxelles, l’Egitto rappresenta un partner chiave sul fronte della sicurezza energetica, della gestione dei flussi migratori, della stabilità regionale e degli equilibri in Medio Oriente, soprattutto dopo l’esplosione della guerra a Gaza e delle crisi nel resto della regione. E la partnership firmata nel 2024 ha marcato un cambio di passo nelle relazioni bilaterali: Bruxelles ha scelto di considerare il Cairo un alleato strategico, nonostante le persistenti critiche sulla situazione interna.
Infine, sul fronte economico, la Commissione UE sottolinea i risultati ottenuti dal governo egiziano: tra questi il rafforzamento della gestione delle finanze pubbliche, il miglioramento del mercato valutario, la riforma delle imprese statali, la digitalizzazione dei servizi pubblici e alcuni passi avanti nella transizione verde, in particolare nei settori dell’acqua e dell’energia.
Tutto ciò nonostante in uno dei Paesi fondatori dell’UE, l’Italia, a oltre dieci anni di distanza dal rapimento, dalla tortura e dall’uccisione al Cairo del ricercatore friulano Giulio Regeni, continui il processo per ottenere verità e giustizia. Un processo che, come ha affermato nella sua requisitoria lo scorso 23 giugno il procuratore aggiunto, Sergio Colaiocco, “non è stato, sin dal suo nascere, un processo come gli altri” perché “è stato un processo contro di chi non voleva parlare, di chi non voleva collaborare, di chi confidava che il tempo cancellasse le tracce. È stato un processo contro la menzogna. Contro le ricostruzioni artificiose, contro i depistaggi”. Per i quattro 007 egiziani a processo, il magistrato ha chiesto un ergastolo e tre condanne a 17 anni e mezzo. La sentenza è fissata per il 28 settembre prossimo. Ma il sequestro, la tortura e l’uccisione di Regeni non sono mai entrati di peso a Palazzo Berlaymont. Solo il Parlamento europeo è riuscito ad adottare, nel 2016 e nel 2020, due risoluzioni per condannare l’omicidio del ricercatore italiano e le violazioni dei diritti umani del Cairo e per esortare le autorità egiziane a collaborare con la giustizia italiana.











